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Assembramenti, non solo Darsena o mercato: ora servono soluzioni, non colpevoli fotogallery

In una selva di dita puntate, proviamo invece a capire cosa "causa" gli assembramenti e come evitarli

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Savona. Prima la “movida”, con le immagini di venerdì sera in Darsena. Tutti colpevoli: i ragazzini “che si fanno l’aperitivo fregandosene di tutti”, i locali “che non si sono organizzati”, le forze dell’ordine “che sono rimaste in macchina”, il Comune “che non ha prevenuto”. Noi, ovviamente, “che facciamo terrorismo”. Toti che attacca Caprioglio, lei che bacchetta i giovani e i genitori, i negozianti della Darsena ad accusarsi sottotraccia tra loro. Una selva di dita puntate che ha portato al weekend blindato: anche ieri sera lo scenario era, sebbene in misura minore, simile a quello di sabato, con 6 pattuglie schierate a prevenire assembramenti.

In tanti ci hanno scritto: “Ce l’avete coi giovani, fatevi un giro al mercato”. Come se non lo avessimo già fatto 5 giorni prima. Comunque, ci andiamo e “pronti via” ecco il capro espiatorio numero 2. Non più i giovani che si divertono, ma gli adulti che comprano pomodori o zucchine. Anzi, no, i vigili che non ci sono (e invece ci sono e fanno multe, quando è il caso). O forse il Comune. O il Governo, che riapre tutto. O Toti, che riapre prima.

Forse, però, basta un attimo fermarsi a riflettere a mente fredda per capire che no, non può essere così semplice. Che il problema, forse, è la vita che facevamo prima. Quando scene come quelle di queste fotografie erano normali. E quindi, se si torna a una pseudonormalità, si ripresentano più o meno identiche. Non solo in Darsena o al mercato: venerdì pomeriggio alle 18.30 avevamo documentato in diretta, giusto per fare un esempio, una situazione praticamente identica in piazza Vacciuoli. E solo il cielo sa cosa accadrà sulle spiagge libere. Il punto allora non è criminalizzare “chi si assembra” (come se fosse una scelta volontaria e ribelle di un gruppo di incoscienti), ma cercare contromisure vere per evitare che il fenomeno accada.

Come si possono incolpare i ragazzini che vanno a fare l’aperitivo o chi fa la spesa tra i banchi? Sono attività ormai consentite, e pertanto le persone hanno il diritto di farle. Il dovere di attenersi alle precauzioni, certo, ma il diritto di andare in Darsena o al mercato senza sentirsi dei criminali per questo. Senza contare che, in caso contrario, la “ripartenza” sarebbe una chimera: che senso avrebbe riaprire bar e negozi se poi le persone non ci possono andare?

Allora possiamo incolpare gli esercenti, che dopo mesi difficilissimi tentano di salvarsi la pelle. E gli tocca farlo tra spese aggiuntive e incassi ridotti dalle norme anti-Covid. Oppure le forze dell’ordine, la cui unica vera “colpa” è quella di essere costantemente in numero insufficiente. Oppure i politici, tanto loro sbagliano sempre: se aprono, se chiudono, se militarizzano, se incentivano, se, se.

D’altronde i governanti stupidi o “la gente” manigolda sono la soluzione pronto uso per ogni male, lo sappiamo. Ma se c’è una cosa che il lockdown poteva regalarci era il valore della lentezza, dell’avere tempo per riflettere di più, informarsi di più. Perchè non provare per una volta a cambiare prospettiva? Invece di cercare un colpevole, provare a individuare quali condizioni provocano gli assembramenti e trovare rimedi veri per evitarli.

Esempio concreto, il mercato di oggi. Nella nostra diretta video lo mostriamo in modo chiaro: ci si “assembra” in condizioni precise, ossia dove coesistono merci particolarmente interessanti e spazi ridotti. Accade nella zona “food” più che altrove, accade soprattutto nei pochi punti in cui ci sono banchi da entrambe le parti della strada. Una foto in quel punto restituisce una immagine di assembramento quando 15 metri più in là la situazione è assolutamente sostenibile. E’ evidente che non ha senso chiedersi chi è il colpevole. Piuttosto, chi di dovere può pensare a contromisure. Mischiare il food con le altre categorie, “diluendo” così la concentrazione di clienti? Spostare quei pochi banchi che creano strettoia in punti più adatti? Monitorare gli ingressi all’area più critica, come già avviene in negozi e centri commerciali?

Non sappiamo quali di queste siano fattibili, ma avrebbe senso parlare di questo. Come per la movida: 80 metri affollatissimi (e lo provano le foto che no, non sono ritoccate né vecchie come troppi hanno preferito credere), il resto della Darsena assolutamente nella norma (e lo provano altro foto, scattate a poca distanza e usate per “smentire i giornali”). Evidentemente c’è un motivo per cui i giovani si concentrano lì. E allora le soluzioni sono solo tre: o si elimina il motivo per cui stanno lì, o si fa in modo che si distribuiscano su un’area più ampia, o si limita il numero di persone che può andarci.

Alle istituzioni (con il vertice di oggi pomeriggio in Comune) il compito di trovare le soluzioni migliori. Agli esercenti quello di agevolarle: in Darsena, ad esempio, quelli del tratto di via Baglietto che corre dai lavatoi al ponte mobile si sono offerti di provvedere a loro spese a garantire quattro steward incaricati di vegliare sul distanziamento. A noi il compito, semplicemente, di essere intelligenti. E regalare alla città il nostro piccolissimo contributo, invece delle nostre accuse.

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