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Campo nomadi Fontanassa, lo spettro dello sgombero: “Abbiamo neonati e malati, dove finiremo?” fotogallery

Arriva il rinvio in extremis, martedì in Prefettura si decideranno le modalità. E c'è chi promette battaglia: "Metto la roulotte in mezzo alla strada", "Proveremo a metterci nei container con i bambini così non possono cacciarci"

Savona. “Io metto la mia roulotte in mezzo alla strada così non faccio passare nessuno. Io ho sempre avuto rispetto per tutti, non sono razzista, allo stesso modo non lo devono essere neanche gli altri nei nostri confronti. Mio marito è malato, gli manca un rene, non ce la fa più. E ci vogliono levare la casa mobile. Dove dormiremo? Tutto quello che ho è qui, come facciamo ad andarcene?”. Così Fedora, 70 anni, che abita nel campo nomadi della Fontanassa, esprime la sua disperazione: tra pochi giorni, infatti, è previsto lo “sfratto” di una prima parte dei residenti nell’area.

Una decisione arrivata dopo un periodo di polemiche e discussioni in consiglio comunale: a niente è servita la proposta avanzata dal sindaco Ilaria Caprioglio di mettere in sicurezza il campo, un’idea simile a quella suggerita a inizio 2016 dall’assessore ai lavori pubblici della giunta Berruti, Francesco Lirosi. Caprioglio e l’assessore Pietro Santi avrebbero voluto destinare 140 mila per la sistemazione del campo nomadi con il rifacimento delle piazzole, del sistema di fornitura d’acqua, degli impianti elettrici, delle toilette. Ma il suo progetto è stato smontato in consiglio comunale dai “suoi” consiglieri di maggioranza che hanno approvato, insieme al Movimento 5 Stelle, un emendamento per investire la somma accantonata per la manutenzione delle case popolari e per il ripristino del parcheggio del campo di atletica, proprio in quello che è diventato il campo nomadi.

I primi prefabbricati ad essere abbattuti dalle ruspe saranno quelli situati nella parte più esterna del campo. Doveva avvenire già lunedì, poi in extremis è arrivato un rinvio di qualche giorno: in una riunione tecnica in Comune si è deciso di discutere le modalità martedì in Prefettura, in sede di Comitato di ordine pubblico e sicurezza. Perché nell’area vivono anziani e bambini, e il timore era quello di trovarsi lunedì davanti a una situazione davvero delicata. “Proveremo a metterci nei container con i bambini così non possono cacciarci – ci diceva infatti Giovanni quando ancora non si sapeva del rinvio – Oppure metteremo un camioncino sulla rampa a mo’ di blocco. Non abbiamo molte altre scelte… di certo non possiamo andare contro le forze dell’ordine, se lo facciamo ci portano nel carcere di Marassi”.

L’area è fortemente degradata. Su una porzione di campo “incombe” un’area franata, definire i bagni distrutti è un eufemismo. Eppure chi ci vive è in qualche modo attaccato a questo luogo, o almeno a ciò che pian piano ha costruito qui. E non vuole andarsene. “Abbiamo mandato al sindaco una lettera per manifestare la nostra disponibilità a collaborare con l’amministrazione per limitare il degrado e il disordine – racconta Giovanni – Per questo abbiamo chiesto il permesso di sostituire i container con le case mobili. Sarebbe stata la soluzione più dignitosa per noi e le nostre famiglie, soprattutto per i bambini e gli anziani”. Una soluzione che, però, è stata negata: “Ci hanno detto che non possiamo farlo, possiamo invece utilizzare delle roulotte“.

La ragione è probabilmente da ricercare nella destinazione d’uso dell’area: in un parcheggio può sostare una roulotte (che è un veicolo) ma non essere installata una casa (che per quanto mobile deve comunque sottostare a regole differenti). Ma per i sinti quella delle roulotte è un’opzione difficilmente percorribile: “Nel mio stato di famiglia siamo in 14 – rivela un’altra residente – anche con 3 veicoli come potremmo sistemarci tutti?”. “La roulotte sì e la casa mobile no, è un controsenso – rincara il vicino – Entrambe hanno le ruote e si possono spostare. E avremmo spazi più ampi, saremmo in sicurezza e ne occorrerebbero molto meno. Se ci mettessero le case mobili, li aiuteremmo anche noi ad abbattere i container…“.

Non sappiamo dove andare, non abbiamo un piano B” affermano rassegnati quasi tutti gli intervistati. Qualcuno in questi anni ha provato a cambiare la propria situazione: “Abbiamo provato a fare richiesta per le case popolari ma c’è una lista d’attesa troppo lunga e non riusciamo ad arrivare alla fine dell’iter burocratico”. Qualcun altro invece non demorde, e rivendica con orgoglio la voglia di restare alla Fontanassa: “E’ la nostra cultura vivere così, liberi. E’ l’unica cosa in cui siamo ancora ‘nomadi’. Per il resto, siamo italiani come tutti gli altri. Ma su di noi ci sono ancora tanti pregiudizi… come ad esempio quello che ‘i sinti rubano’. E’ un retaggio del passato, un pregiudizio che non corrisponde al vero”.

“Ci avevano promesso che avrebbero fatto dei lavori, ma questi lavori non sono mai iniziati. Cinque anni fa ci avevano detto che avrebbero sistemato c’è che non è a posto per le utenze in modo che tutto potessimo pagare regolarmente le bollette. Ma è cambiata la giunta e le promesse sono svanite nel nulla“. Uno sfogo amaro, quello di Giovanni: “Ora i politici sono ricomparsi a chiedere voti. Di diversi schieramenti, anche di destra. Vengono solo per i voti, ma poi non fanno niente. Sono solo quaqquaraquà“.

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