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Campo nomadi Fontanassa, Arci Savona: “Sospendere la decisione di abbattere le casette” fotogallery

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Il richiamo alla politica e in primo luogo all'amministrazione comunale, per trovare una soluzione condivisa e soddisfacente con chi vive in quel campo"

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Savona. “Condividiamo, pur nella diversità dell’approccio e delle soggettività, il nucleo degli appelli fatti sia dal Vescovo di Savona che dall’Assemblea Antifascista di Villapiana, a proposito della vicenda riguardante il campo nomadi alla Fontanassa. Il richiamo del Vescovo e degli antifascisti ad occuparci di una situazione da sempre trascurata ci riguarda tutti e tanto più una Associazione come l’ARCI, i cui pilastri fondativi sono proprio, tra gli altri, la difesa dei diritti individuali e collettivi e la solidarietà verso chiunque sia in difficoltà, aldilà di qualsiasi differenza etnica, di genere o religiosa.
 Riteniamo che la decisione di abbattere alcune casette nel campo, impropriamente chiamato ‘campo nomadi’, visto che è abitato ormai da molti anni essenzialmente da cittadini italiani, di etnia Sinti, nati e cresciuti nella nostra città, prima situato ai piedi del Priamar e ora alla Fontanassa, debba essere assolutamente sospesa. Infatti non si può privare di una abitazione intere famiglie, con la presenza di donne, vecchi e bambini, tanto più in inverno e in pieno periodo di pandemia COVID, senza che contemporaneamente si sia trovata una soluzione abitativa, da subito disponibile e dignitosa”. A parlare, in una nota, è Arci Savona.

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Il richiamo alla politica e in primo luogo all’amministrazione comunale, per trovare una soluzione condivisa e soddisfacente con chi vive in quel campo, che spesso spregiativamente chiamiamo ‘zingari’, e che ora si trova costretto ad abbandonare l’abitazione dove finora ha vissuto, lo condividiamo in pieno e siamo pronti, ci auguriamo assieme ad altri, anzi ne siamo certi, a contribuire a trovarla questa soluzione – spiegano -. Peraltro proprio in questi giorni abbiamo ricordato, col giorno della memoria, la tragedia del nazifascismo, di cui sempre più spesso invece ci stiamo dimenticando, che non solo ha causato lo sterminio di sei milioni di ebrei, ma complessivamente oltre 50 milioni di morti in quella tragica guerra e tra questi circa 500.000 Rom e Sinti, gasati nei campi di sterminio nazifascisti. Anche nella nostra provincia, presso le Colonie Bergamasche di Celle Ligure, furono internati, assieme ad antifascisti e a operai che avevano scioperato contro l’occupazione nazista e il governo fascista di Salò, alcuni cosiddetti ‘zingari’, con destinazione finale i famigerati campi di sterminio in Germania”.

“Come spesso accade, etichettiamo pregiudizialmente chi è diverso da noi, facendo di ogni erba un fascio, dimenticandoci che in ogni comunità, entro le legittime scelte di vita dei singoli, ci sono persone più o meno rispettabili e da giudicare individualmente, tanto più quando, nel corso degli anni, non si sono verificate problematiche particolari con il resto della collettività savonese, di cui anche i cittadini residenti nel cosiddetto “campo nomadi” fanno parte a pieno titolo. Se doveroso è da parte di tutti il rispetto della legalità, non lo è certo di meno quello della dignità umana: ed entrambi passano attraverso l’onestà del giudizio e il rifiuto del pregiudizio.

Se per esigenze di legalità, diventa necessario abbattere delle abitazioni, lo si faccia nel pieno rispetto dei principi costituzionali, trovando in contemporanea una soluzione residenziale alternativa adeguata. Noi come ARCI, per quanto è nelle nostre capacità e attraverso la nostra rete solidale, siamo disponibili a dare una mano, rispondendo positivamente agli appelli fatti” concludono.

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