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Savona: “Nomadi vittime di scontri pre-elettorali e discriminazione”, l’attacco al Comune di un gruppo di cittadini

"Occorre una concreta presa di posizione politica, sociale, umana e solidale per rivendicare il diritto all’abitare"

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Savona. “In questi giorni l’amministrazione comunale di Savona sta dimostrando la sua vera natura politica dedicandosi a scontri interni squisitamente pre-elettorali e atteggiamenti discriminatori. La comunità sinti di Savona, che paga anni di disinteressamento politico ed istituzionale, è presa nel mezzo di questo atteggiamento; su di essa si sta infatti consumando uno squallido balletto attraverso cui la destra savonese si sta affrontando in vista delle prossime elezioni amministrative”.

A prendere posizione in difesa dei residenti nel campo nomadi della Fontanassa è un gruppo di cittadini, legati a diverse associazioni savonesi, che “invitano le forze politiche e sociali che lottano quotidianamente per affermare la libertà e i diritti di ogni individuo ad unirsi a questa lotta”. Infatti, lunedì 25 gennaio sarebbe dovuto iniziare lo sgombero dell’area, poi in extremis è arrivato il rinvio con l’obiettivo di trovare una soluzione che, come ha dichiarato il sindaco Caprioglio, “tuteli i soggetti fragili residenti nel campo e, al contempo, porre in essere le azioni utili ad eliminare sia la situazione di illegittimità sia la situazione di pericolo”.

“Secondo queste forze è venuto il momento, per rincorrere un facile consenso elettorale, di provare in modo muscolare il potere e l’autorità amministrativa abbattendo alcune delle case della comunità. In questi giorni, infatti, alcune di esse dovranno essere demolite senza che si sia pensato a soluzioni alternative per i suoi abitanti, alcuni dei quali anziani o minori”.

“Premesso che è sempre un crimine privare una persona della propria casa, in questo periodo tale provvedimento appare ancora più grave. Non si può infatti non pensare al difficile momento socio-sanitario che tutto il mondo sta attraversando, nel quale ancora una volta sono i soggetti più deboli ed esposti a pagarne il prezzo più alto, ma anche perché – ed è veramente difficile non riportarlo alla memoria – la privazione della casa e l’obbligo ad abbandonare affetti e ricordi riporta ad un passato che, troppo spesso, si crede ormai relegato ad immagini in bianco e nero o alla memoria di chi ha vissuto persecuzioni o allontanamenti coatti dalla propria casa e dalla propria famiglia”.

“L’amministrazione comunale ora è impegnata ad attuare un provvedimento di sgombero di alcune case del campo della Fontanassa senza pensare o proporre una valida alternativa abitativa a coloro i quali si troveranno distrutta, nelle prossime ore, la propria abitazione. Le case popolari, per le quali sono state regolarmente inoltrate le domande, non sono ancora disponibili in quanto necessitano di adeguati lavori e viene quindi spontaneo chiedersi dove potranno alloggiare le persone che si troveranno ad essere allontanate dal campo”.

“Ma questo all’amministrazione comunale non importa e ciò la rende colpevole di aumentare la fragilità di persone già esposte a situazioni di difficoltà, aumentandone in modo esponenziale il disagio e la debolezza. Ciò tuttavia non stupisce considerando le basi ideologiche sulle quali fonda il suo agire politico, ma fa crescere la rabbia e l’indignazione di fronte ad un atto di violenza sostenuto da politiche che hanno un retroterra discorsivo e pratico composto da pregiudizi e stereotipi che deumanizzano e criminalizzano specifici gruppi sociali”.

“Per questi motivi la comunità della Fontanassa – costituita da persone, da esseri umani e non da meri oggetti – non deve essere lasciata sola in questo momento così delicato; occorre una concreta presa di posizione politica, sociale, umana e solidale per rivendicare il diritto all’abitare e per bloccare questo provvedimento che ha, come unico fondamento, quello di una raccolta di consensi attuata sulla base di un atto discriminatorio. È necessario che questo provvedimento venga sospeso, che venga riconosciuto nella sua pienezza
questo fondamentale diritto e che le politiche pubbliche non siano foriere di discriminazioni”.

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