Mobilitazione

Grancasa chiude i battenti a Cairo: 10 famiglie a rischio. Dipendenti in lacrime: “Siamo persone, non numeri”

Questa mattina i lavoratori hanno appeso, in segno di protesta, le maglie con i loro nomi all'ingresso. La causa è l'inagibilità dei locali: "Per noi è una scusa"

Cairo Montenotte. Protesta questa mattina da parte dei lavoratori di Grancasa, dopo la notizia ricevuta giovedì sera: il punto vendita di Cairo Montenotte, in corso Brigate Partigiane, chiuderà definitivamente al pubblico il 31 dicembre 2022. Per questo i dipendenti hanno deciso di appendere le maglie con i loro nomi all’ingresso del capannone, l’obiettivo della mobilitazione – come si legge anche nello striscione appeso nel parcheggio – “far capire che non siamo numeri, ma persone”.

Tra gli aspetti che non sono piaciuti ai lavoratori, che oggi tra lacrime e rabbia hanno preso parte alla mobilitazione, il fatto che a dare loro la brutta notizia non è stata l’azienda, bensì il sindacato informato dal capo personale. E, solo una volta chiesto delucidazioni al direttore Giancarlo Ponteprino, hanno avuto la conferma. Attualmente, infatti, non è stata ancora inviata alcuna comunicazione scritta: “Mi è stato riferito di attendere la conference call che era in programma ieri” spiega Ponteprino. Ma la sensazione che prima o poi ciò sarebbe accaduto era nell’aria. “È evidente che il negozio è stato lasciato alla sbando, ce lo aspettavamo, ma speravamo non succedesse”, dicono i dipendenti.

La crisi di Grancasa infatti dura da tempo: l’azienda negli anni ha acculato milioni di debiti. “Dal 2015 è iniziato il declino” racconta un dipendente che da quasi 30 anni lavora in quel capannone: prima di Az e poi dal 2001 di Grancasa. “Con gli anni sono stati tolti reparti e naturalmente è sceso il fatturato. Tutto questo è sotto gli occhi dei clienti, il negozio infatti da tempo non viene rifornito di merce: su 10 clienti, 8 li mandiamo via perché non abbiamo gli articoli che cercano. E questo ci dispiace molto perché a Cairo questo tipo di punto vendita avrebbe molto potenziale”.

Protesta dipendenti Grancasa Cairo

Il primo reparto a subire la chiusura è stato il mobilificio, sito in un edificio dedicato, che è stato chiuso ad aprile 2021. Lo stesso anno medesima sorte anche per il piano seminterrato della struttura principale: dopo l’alluvione del 4 ottobre, la terza in cinque anni, e l’esondazione del fiume che ha causato dei danni, l’azienda ha deciso di concentrare il negozio al piano superiore. Ma tra pochi giorni, anche questo, dovrà chiudere. “La causa – ci racconta il direttore – non è la mancanza di fatturato, ma l’impossibilità da parte dell’azienda di coprire i costi dei lavori di messa in sicurezza dei locali, che dovevano essere effettuati entro la fine dell’anno”. “A noi sembra una scusa – replicano i dipendenti – ci piacerebbe leggere il verbale redatto dai vigili del fuoco in seguito al sopralluogo di qualche mese fa per fare chiarezza”.

A chiederlo anche il sindacato, che ieri (23 dicembre) ha inviato al Comune di Cairo e a Grancasa la richiesta di un tavolo di confronto urgente: “Non abbiamo ancora ben chiara quale sarà la linea aziendale – afferma Giovanni Tiglio, segretario generale di Filcams Cgil Savona –  Ad oggi abbiamo avuto solo informazioni vaghe, la nostra intenzioni quindi è di chiarire le cause e avere certezza di quello che sta dicendo l’azienda, oltre a capire se ci sono le condizioni per poter intraprendere un percorso e trovare una soluzione. Speriamo che l’incontro avvenga il prima possibile”.

Il sindaco di Cairo Paolo Lambertini si dice disponibile a trovarsi attorno ad un tavolo per aprire la discussione: “Vedremo cosa si può fare, la situazione è compromessa già da tempo. Il lato positivo è che riguarda un numero ridotto di dipendenti e questo ci può aiutare per trovare soluzioni alternative, penso ad esempio ad una ricollocazione in altre aziende del territorio”.

Quale sarà la sorte dei dipendenti del negozio cairese – dopo i vari tagli degli scorsi anni, ora sono una decina –  infatti non è ancora certa. “Lo staff verrà trasferito a Ceva, almeno fino ad inizio febbraio 2023, quando scadrà il contratto di solidarietà, attivo da quest’anno. Dopo non sappiamo cosa succederà” spiega il direttore, anche lui coinvolto in questa situazione. Questo contratto, che era stato utilizzato anche prima dello scoppio della pandemia, prevede la riduzione dell’orario di lavoro: la retribuzione persa per il mancato lavoro viene colmata con un contributo INPS pari all’80% dello stipendio perso per quelle ore. Durante l’emergenza Covid, invece, i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione.

Protesta dipendenti Grancasa Cairo

Sono anni, dunque, che i dipendenti convivono nell’incertezza e sono costretti ad andare avanti con gli ammortizzatori sociali. Una situazione che non riguarda solo il punto vendita di Cairo, ma tutti centri Grancasa in Italia (negli scorsi mesi in Lombardia, dove ci sono la maggior parte dei centri, sono stati organizzati anche degli scioperi): “Dalle notizie che ci arrivano, pare che altri 5 negozi siano a rischio chiusura”, ci rivela un lavoratore.

In totale i punti vendita dell’azienda in Italia sono 16 e di questi solo due sono in Liguria: ce n’è uno anche a Sarzana. Ma il più vicino per i savonesi, tolto il negozio di Cairo, è quello di Ceva. Ed è qui che finiranno momentaneamente i lavoratori impiegati attualmente nella città valbomidese. Una scelta che non tutti condividono, considerando che lo stipendio sarà sempre ridotto e si aggiungeranno le spese per raggiungere il Piemonte.

Grande è quindi la preoccupazione per il futuro: “Sono anni che sono in questa azienda – ci dice un dipendente – ora cercare un altro lavoro e ricominciare tutto da capo sarà veramente dura“. “Qui lasciamo un pezzo del nostro cuore“, aggiunge una collega, mentre un’altra è in lacrime dopo aver dato la notizia ad una cliente: “Mi ha detto che le dispiace molto, che si è sempre rifornita da noi. Non sono riuscita a trattenermi”.

Preoccupazione condivisa anche dal direttore del negozio cairese Ponteprino: “Sono dispiaciuto per quello che è successo – afferma – io sono qui da sette anni. Tutti abbiamo sempre lavorato come se il negozio fosse il nostro, per noi questa chiusura è una grande sconfitta che mette a rischio le nostre famiglie e il nostro futuro“.

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