La situazione

Capannoni Grancasa a Cairo, possibile svolta: c’è un interessamento ma è riserbo sul nome

Il sindaco Lambertini: "Spero in un'azienda che possa portare lavoro e valore al territorio"

Grancasa Cairo

Cairo Montenotte. Interessamento per i capannoni di Grancasa, dopo la chiusura del punto vendita di corso Brigate Partigiane avvenuta lo scorso 31 dicembre tra le proteste dei dipendenti: “Siamo persone, non numeri”, la frase scritta sulla striscione appeso davanti all’ingresso.

Mi è stata comunicato, attraverso terzi, l’interesse per l’acquisto degli immobili – spiega il sindaco Paolo Lambertini – e ho contattato l’azienda per fornire i loro recapiti. La speranza è che possa insediarsi un imprenditore che, al di là del marchio, sia capace di portare del valore sul territorio, sia attraverso un’attività attrattiva, sia offrendo posti di lavoro”.

Tra gli interessati all’area anche i cinesi, che hanno già un punto vendita di abbigliamento e oggetti per la casa, oltre ad un ristorante, poco distanti dall’ormai ex negozio di Grancasa.

Della vendita del capannone se ne era parlato anche il 9 gennaio durante la riunione tenutasi in Comune tra i sindacati, l’azienda e il sindaco Lambertini. In quell’occasione Grancasa, oltre a dare la conferma definitiva della chiusura del negozio di Cairo (a causa della carenza di fondi per eseguire i lavori necessari per la messa in sicurezza della struttura), aveva chiesto al primo cittadino un aiuto per trovare eventuali acquirenti.

Per quanto riguarda invece i 10 dipendenti che lavoravano nel capannone cairese, quattro hanno accettato il trasferimento a Ceva, ed è stato così rinnovato il contratto di solidarietà, scaduto a febbraio. Sei invece hanno preferito non andare in Piemonte: “Troppe le spese considerando lo stipendio ridotto”, avevano spiegato le scorse settimane. Per loro dal 1° marzo è stata attivata la cassa integrazione, così come avvenuto per i lavori di altri punti vendita in giro per l’Italia che hanno avuto la stessa sorte di quello di Cairo. Tra loro ad esempio quello di Mantova, Brescia e Spello (in Umbria).

Il gruppo di dipendenti ha anche deciso di rivolgersi ad un legale per chiarire la situazione ed avere riscontro dall’azienda, per poi valutare come agire.

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