La situazione

Cairo, ancora incerto il futuro dei dipendenti di Grancasa: si cerca un acquirente per gli immobili

Tutto dipenderà da come si esprimeranno le banche creditrici sul piano di rifasamento proposto dall'azienda, intanto il personale sarà trasferito a Ceva

Grancasa Cairo

Cairo Montenotte. Il punto vendita di Grancasa a Cairo Montenotte non riaprirà. È questa l’unica certezza emersa dalla riunione tenutasi questa mattina tra l’azienda, i sindacati e il sindaco Paolo Lambertini. Ancora incerto invece il futuro dei 10 dipendenti, tutto dipenderà da come si esprimeranno le banche creditrici sul piano di rifasamento generale proposto dalla Spa.

Il mese di gennaio sarà decisivo: l’azienda, infatti, al momento è sottoposta ad una composizione negoziata della crisi di impresa ed un esperto è stato nominato per mediare tra la proprietà e i vari creditori. Creditori che a breve si pronunceranno in merito al piano di ristrutturazione finanziaria: al vaglio la richiesta di liberare dalle ipoteche alcuni immobili, in modo da consentire al gruppo di venderli e quindi recuperare liquidità. Ma, se ciò non dovesse concretizzarsi, si avvierà una procedura concorsuale e la “palla” passerà al tribunale.

La situazione dunque è ancora incerta. Al momento i dipendenti saranno trasferiti nel punto vendita di Ceva, dove andranno ad aggiungersi ad un organico composto già da 17 lavoratori. Il contratto di solidarietà scadrà a febbraio e, in base all’esito delle banche, potrebbe essere prorogato: “A seconda di come andrà, sarà esteso di altri 18 mesi (12+6) – spiega Giovanni Tiglio, segretario di Filcams Cgil Savona –  A tal proposito l’azienda incontrerà le segretarie nazionali il 16 gennaio”.

Durante l’incontro di oggi, i rappresentanti della proprietà hanno inoltre espresso la volontà di dare vita ad un nuovo format, con la riduzione degli spazi dei punti vendita (in Italia sono 16), a partire da quelli più grandi, e l’offerta solo di alcuni tipi di merci (mobili e accessori). In questo format rientra già il negozio di Ceva, che è già stato ridimensionato e che l’azienda ha dichiarato di non voler chiudere. Al contrario di quanto avvenuto a Cairo, dove ha deciso di cessare l’attività il 31 dicembre 2022. Una volta appresa la notizia, i lavoratori hanno deciso di appendere fuori dal punto vendita le maglie con i loro nomi e un cartello: “Siamo persone, non numeri”.

Tra le cause che hanno portato alla chiusura, l’impossibilità da parte dell’azienda di coprire i costi dei lavori di messa in sicurezza dei locali, che dovevano essere effettuati entro la fine dell’anno, così come da verbale dei vigili del fuoco. Sulla questione, i sindacati hanno chiesto delucidazioni: “Ci è stato riferito – spiega Tiglio – solo che è necessario un importante intervento di ristrutturazione per adeguare la struttura alle condizioni di sicurezza, ma non intendono effettuarlo perché la spesa è troppo alta. Abbiamo chiesto di dettagliare la cifra, ma non ci è stato comunicato alcun dato”.

Durante il tavolo di confronto, si è parlato anche della vendita dell’immobile di corso Brigate Partigiane, ora di proprietà di Grancasa. “L’amministrazione – dichiara il sindaco Lambertini – si è resa disponibile a mediare per trovare un acquirente. Si tratta di un edificio che si trova sulla Sp9, una posizione di grande attrattività, quindi speriamo che delle aziende siano interessate. Sono molto dispiaciuto – commenta poi – che si sia arrivati al confronto solo nel momento in cui l’azienda aveva già fatto le sue scelte, questo non dovrebbe accadere. Mi rammarica inoltre che abbiano deciso di chiudere il punto vendita di Cairo, considerando le sue potenzialità: si tratta dell’unico negozio di questo tipo in Valbormida e si trova pure in una posizione strategica. Questo ci rende fiduciosi per trovare un altro investitore, magari anche nella stesso settore”.

Lambertini, sindacati e azienda si incontreranno nuovamente in Comune il prossimo 23 gennaio per discutere sulle novità che si prospettano.

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