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Omicidio Ballesio, il killer all’automobilista: “Se ci fermano sparo agli sbirri” fotogallery video

Il giovane ha ripercorso il viaggio con Massari verso il carcere di Sanremo

Savona. “Volevo fermarmi in un’area di sosta per fare benzina, ma non l’ho fatto perché c’era una pattuglia e Massari mi ha detto ‘se ci fermano sparo agli sbirri’. E io non volevo che succedesse nulla“. Lo ha raccontato questa mattina in tribunale a Savona Antonio Moio, il giovane automobilista che, lo scorso luglio, ha accompagnato da Savona al carcere di Sanremo Domenico “Mimmo” Massari, ossia l’uomo di 54 anni che ha ucciso la ex compagna Deborah Ballesio ai bagni Aquario di via Nizza a Savona.

Il ragazzo è stato chiamato a deporre dalla difesa, che contesta l’accusa di sequestro di persona (secondo il legale del killer, Alessio Di Blasio, non ci sarebbe stata costrizione da parte dell’imputato). Nel rispondere alle domande del pubblico ministero Chiara Venturi e dell’avvocato Di Blasio sono emersi diversi particolari sul viaggio dell’assassino verso il carcere di Sanremo dove poi si è costituito.

L’automobilista ha raccontato di aver incontrato Massari in un posteggio. “Era solo, mi ha chiesto se sapevo chi era. Ha detto il suo nome e citato gli Aquario e ho capito chi avevo di fronte. Aveva una pistola. Mi ha detto che doveva andare al Tamoil, quando ho rifiutato mi ha immobilizzato le mani con un foulard. In seguito, quando siamo entrati in autostrada, gli ho chiesto di liberarmele e lo ha fatto”. Poi lo avrebbe obbligato a spegnere il cellulare, mettersi in auto e a portarlo a Sanremo.

Nel corso del viaggio una sosta per fare benzina: al primo autogrill, però, il testimone ha deciso di rimandare il rifornimento per paura che Massari facesse del male ad alcuni agenti di polizia. E nel secondo ha effettuato rifornimento, pur essendo a mani libere e temporaneamente fuori dal controllo di Massari, per paura: “Ho pensato che se avessi fatto l’eroe avrei rischiato, mentre attenendomi a quanto chiesto, se Massari fosse poi stato di parola, avrei potuto tornare a casa“. Un’esperienza scioccante: “Quando sono tornato a Savona alle 3 del mattino sono crollato a letto, dopo tutta quella tensione volevo solo andare a dormire. Sono andato a fare denuncia il mattino dopo”.

La difesa, nell’interrogare Moio, ha inizialmente concentrato la sua attenzione sul foulard con cui Massari avrebbe immobilizzato le mani del ragazzo, cercando di stabilire da dove provenisse. Quindi ha discusso la dinamica della presunta “costrizione” (ponendo l’accento, ad esempio, sul fatto che il ragazzo possa aver consegnato all’omicida le chiavi dell’auto prima o dopo essere stato immobilizzato) e ripercorso nuovamente il viaggio, la mancata denuncia immediatamente dopo l’episodio e il fatto che il ragazzo conoscesse la nipote di Massari.

Nel corso della mattinata, di fronte ai giudici Marco Canepa e Francesco Giannone e ai giudici popolari, sono previste anche le deposizioni dello stesso Massari e dell’amica che gli ha offerto ospitalità nei mesi precedenti all’omicidio. La conclusione del processo e la sentenza sono previsti per il 24 marzo.

Corte d'Assise savona

LA RICOSTRUZIONE. Massari uccise la donna, che in quel momento stava cantando al karaoke, con sei colpi di pistola, tra cui uno (quello fatale) alla testa. Al killer sono contestati diversi reati: oltre a quello di omicidio volontario aggravato ci sono anche quelli di lesioni personali volontarie (per il ferimento di una bimba di 3 anni e di due donne che erano presenti nel locale dove è avvenuto l’omicidio), ricettazione di arma (la Smith & Wesson 357 Magnum con cui ha ucciso Deborah Ballesio), porto e detenzione abusiva di arma da sparo, sequestro di persona (per aver costretto, minacciandolo, un automobilista ad accompagnarlo nel carcere di Sanremo dove si è costituito) e porto abusivo di coltello. Un quadro accusatorio decisamente grave di cui l’uomo dovrà rispondere davanti alla Corte d’Assise di Savona.

Sul movente del terribile omicidio, già davanti al pubblico ministero Massari (nelle immagini qui sopra il giorno del suo primo interrogatorioaveva voluto precisare che le ragioni del gesto erano esclusivamente economiche e non passionali. “Ho fatto giustizia alla mia persona” aveva detto l’uomo, che aveva investito un’ingente somma per comprare il locale “Follia” di Altare (quello a cui poi aveva dato fuoco nel ad agosto 2015) alla ex compagna. Ma ci sarebbe stata anche un’altra somma che, secondo il racconto del killer, lui aveva nascosto e non aveva più trovato una volta uscito dal carcere.

Denaro che, questa la convinzione dell’ex compagno di Deborah Ballesio, era stato preso proprio dalla donna. Per questo, nel maggio del 2018, una volta uscito dal carcere (dove aveva scontato la pena patteggiata per il rogo del locale, maltrattamenti e stalking) lui l’aveva cercata, ma lei non aveva risposto al telefono. Fino a quando non è scattata la vendetta.

Le immagini all’Aquario subito dopo l’omicidio

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