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Commissione regionale sanità, la Cgil: “Ancora nessuna risposta sul ripristino degli ospedali di Cairo e Albenga”

E neanche "alle tante, tantissime lacune del sistema sanitario ligure e savonese"

Albenga/Cairo Montenotte. “ Ancora nessuna risposta concreta della Regione Liguria, di Alisa e Asl alle tante, tantissime lacune del sistema sanitario ligure e savonese. Non ci sono ancora risposte per il ripristino dei servizi degli ospedali di Cairo Montenotte e Albenga. Registriamo anche l’assenza dell’assessore Sonia Viale”. Così la Cgil di Savona riassume l’esito dell’audizione della seconda commissione regionale su salute e sicurezza sociale tenutasi ieri e a cui hanno partecipato i tre sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil oltre, ovviamente, ai rappresentanti di Regione Liguria, Alisa. Presenti anche i sindaci dei distretti sociosanitari dell’albenganese e della Val Bormida.

Secondo Cgil “il primo grave errore commesso in questa pandemia è stato senza alcun dubbio quello di sottovalutare la situazione, che era obiettivamente prevedibile per chi dovrebbe avere le sorti del paese in mano. In primis, si dovevano proteggere immediatamente gli ospedali e il personale medico e paramedico. Se un ospedale si infetta non è più in grado di curare non solo i pazienti affetti da coronavirus ma anche i malati di tumore, i cardiopatici, i diabetici e chi ha bisogno di cure specifiche. L’Italia ha avuto tantissimi morti per coronavirus, molti in più rispetto a tutti gli altri stati europei, perché i tagli alla sanità sono stati deleteri. Il modello della sanità italiana ha evidenziato inoltre quanto favorire la sanità privata a discapito di quella pubblica sia stato il più grande errore che si potesse commettere, un errore che oggi paghiamo a caro prezzo”.

“Occorre restituire centralità e omogeneità al Sistema Sanitario Nazionale al fine di recuperare una visione di insieme, superando così l’attuale frammentazione in cui versano i servizi sanitari regionali. In tutto il paese sono oltre 20 e diversi tra loro – proseguono da Cgil – La Liguria non è certo un modello da seguire, anzi, in questi anni ha subito tagli incredibili dalla politica regionale e scommesso sul privato. Strategia che si è rivelata profondamente sbagliata. In questa emergenza sanitaria siamo stati secondi solo alla catastrofe Lombardia per numero di contagiati e di morti in percentuale alla popolazione, ma che già prima aveva mostrato una fragilità drammatica”.

Secondo Cgil “è urgente e non più rinviabile stoppare da immediato il percorso di privatizzazione degli ospedali di Cairo Montenotte ed Albenga, così come avevamo chiesto fin dall’inizio di questa vicenda. Avevamo ragione. Ma questo non basta. Servono meno parole e più fatti dalla politica regionale. Tra poco ci saranno le elezioni regionali, penso che i cittadini liguri, soprattutto savonesi debbano sapere adesso quali scelte sono intenzionati a fare sulla sanità i candidati. Sapendo che l’attuale presidente e amministrazione regionale una strategia precisa per il futuro già ce l’hanno; privatizzare parte della sanità pubblica e tre ospedali (Cairo Montenotte, Albenga e Bordighera) smembrando presidi territoriali fondamentali per migliaia di persone”.

“Il nostro territorio ha necessità di risposte concrete dalla politica, indipendentemente dalle appartenenze. Le responsabilità del decadimento economico, sociale ed infrastrutturale della Liguria e soprattutto della nostra provincia sono decennali e riguardano la destra come la sinistra. Lo si deve ai cittadini e lo si deve ai tanti medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori e lavoratrici delle mense e delle pulizie ospedaliere, che in questi mesi hanno lavorato in condizioni drammatiche salvando vite umane e talvolta perdendo anche la vita o ammalandosi, garantendo comunque nella piena disorganizzazione di Alisa e della Regione Liguria le cura e l’assistenza a tante, tantissime persone grazie alla loro professionalità, senso del dovere e rispetto per il proprio lavoro. Occorre personale, più personale: questa è un’ovvietà, ma bisogna soprattutto cambiare la visione della salute. La politica sta pensando ai numeri, a far tornare i conti e invece deve pensare alla cura del cittadino e dell’operatore sanitario”.

Tra i sindaci intervenuti anche il primo cittadino di Villanova d’Albenga Pietro Balestra, che ha sottolineaeto come l’ospedale di Albenga sia un “presidio indispensabile e necessario. Tale presidio ospedaliero è stato realizzato e inaugurato nel 2008 dopo una lunga serie di iniziative e di battaglie intraprese dai sindaci del territorio e dalla popolazione. Battaglie a cui partecipai di persona e di cui posso testimoniare la coesione delle amministrazioni locali dell’epoca, tesa a dotare l’albenganese di un ospedale che tutti ritenevamo utile e indispensabile alla crescita e allo sviluppo del territorio.Le lotte, anche molto vivaci, di quegli anni e sicuramente molto convinte hanno lasciato buoni semi sul terreno, tanto buoni che non molti anni dopo, nel 2008, venne realizzata la nuova struttura ospedaliera di Albenga che molti definirono il raggiungimento di un sogno per Albenga e il suo comprensorio”.

“Il nuovo ospedale rappresentava un’importante presenza della sanità sul territorio e avrebbe garantito un radicamento tale da consentire un ulteriore potenziamento dei servizi a favore dei cittadini. Furono spese belle parole e intenzioni nobili che tutti noi, cittadini, sindaci e amministratori abbiamo ascoltato e condiviso con passione. Non voglio entrare in ipotesi progettuali geograficamente intermedie proposte da autorevoli amministratori dell’epoca, sta di fatto che l’ospedale nuovo si è fatto ad Albenga per evidenti motivi di crescita, sviluppo demografico ed economico del territorio di riferimento ma anche perchè, considerazione non di poco conto, una cospicua parte dell’investimento, circa il 50 per cento, derivava dal patrimonio dell’Azienda sanitaria donato dai cittadini e opportunamente valorizzato dai Comuni. Fu una iniziativa che trovò la convinzione e la spinta unanime della popolazione, di tutte le amministrazioni e delle forze politiche perchè finalmente l’albenganese aveva un vero ospedale di elezione”.

“Inaugurato nel 2008 comprendeva: pronto soccorso h24 comprensivo di 4 letti di osservazione breve intensiva; chirurgia; otorino e oculistica; ortopedia; dermatologia; laboratorio analisi; radiologia; medicina. Nel 2009, vecchia storia di cui sono piene le cronache italiane, un ospedale appena inaugurato viene praticamente svuotato della maggior parte dei servizi alla faccia delle buone intenzioni espresse e realizzate appena un anno prima e del rispetto dell’utenza. Sta di fatto che il pronto soccorso diventa un punto di primo intervento sempre h24, chirurgia diventa un week day surgery per 5 giorni a settimana, otorino e oculistica un day surgery, ortopedia pubblica e dermatologia spariscono ma viene aperto un reparto di ortopedia protesica privata, il laboratorio analisi e la radiologia passano sotto la direzione di S.Corona e medicina viene divisa una parte in cure intermedie e il restante in medicina, il relativo personale trasferito a Santa Corona. Succede poi qualche anno fa che il reparto ortopedico protesico privato viene chiuso e viene sostituito con altra gestione, dalla quale non si sono avute le ricadute che il territorio si aspettava né in termini di servizi né di sostegno a quella parte di ospedale pubblico rimasta in vita. Uno stillicidio inesorabile e un’erosione continua di servizi al cittadino dovuti alla totale mancanza di confronto con il territorio e con le sue sacrosante esigenze e istanze. La disattenzione alle legittime istanze del territorio perdura con il bando di gara regionale che proprio in questi giorni sembra evidenziare, da quanto si evince da notizie di stampa, lacune di genericità, discrezionalità e di tipo strategico”.

Secondo Balestra “il prolungarsi del contenzioso amministrativo sta solo ampliando il grave disagio della popolazione dovuto alla mancanza di quei servizi indispensabili e faticosamente raggiunti con tanti sacrifici. Forse sembrerà un eccesso di sentimentalismo ma dietro questi sacrifici, non dimentichiamolo mai, ci sono volti e fatiche di uomini e di donne che hanno donato le loro sostanze per un nobile scopo che il territorio sta dimenticando e disattendendo. Tantomeno possiamo dirci soddisfatti dell’apertura del punto di primo intervento, misura che riteniamo totalmente insufficiente e inadeguata a sopperire ai bisogni del nostro territorio”.

“L’unica soluzione che abbiamo oggi è il completo ripristino con estrema sollecitudine sull’ospedale di Albenga di tutti i servizi irresponsabilmente cancellati negli anni e credo che i sindaci debbano essere i garanti del territorio rifiutando scelte dannose per lo stesso, calate dall’alto e frutto di mancato confronto e concertazione con il tessuto locale, scelte che stanno creando gravi disservizi e malumore tra una popolazione oramai delusa, amareggiata e pervasa da un grande senso di impotenza. Sappiamo anche, perchè da sindaci lo viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle, che senza risorse è difficile dare seguito alle parole e alle istanze; oggi crediamo ci siano le opportunità per la Regione di reperire i necessari finanziamenti utilizzando il fondo del servizio sanitario nazionale o altri canali finanziari da individuare col Governo centrale, che permettano non solo la riapertura rapida di tutti i servizi dell’ospedale di Albenga ma anche il loro potenziamento aumentando il personale infermieristico e medico di tutta la sanità ligure ed evitando accorpamenti tra unità operative distanti e logisticamente incompatibili”.

Balestra ha quindi invitato la commissione “a prendere coscienza delle considerazioni sopraesposte e a farsi strumento istituzionale di sensibilizzazione sul consiglio regionale, affinché la Regione possa far valere tutto il suo peso politico in modo che la voce del territorio e le aspettative dei cittadini non vengano più disattese”.

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