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Sanità ligure, Cgil: “Fallimento annunciato. Ora aspettiamo incontri per la sorte degli ospedali di Albenga e Cairo”

"Dal distretto albenganese è giunta la convocazione per giovedì 27 agosto alle ore 18, ma in Valbormida ancora nessun appuntamento"

Cairo/Albenga. “L’epidemia Covid in Liguria ha avuto conseguenze pesanti. Siamo tra le Regioni che peggio hanno reagito. Hanno perso la vita oltre 1500 persone. Il dibattito che si sta sviluppando a livello nazionale (ed europeo) conferma che hanno resistito meglio alla crisi i sistemi sanitari a prevalenza pubblica e quelli con un fortissimo presidio del territorio. Esattamente ciò che, come sindacato, proponiamo da tanto, troppo tempo anche qui in Liguria. Stiamo aspettando una risposta in merito al futuro degli ospedali di Albenga e Cairo Montenotte”.

A dichiararlo è la Cgil savonese, che continua: “Nella nostra regione si è fatta la scelta contraria e profondamente sbagliata: privatizzazione degli ospedali e svuotamento del territorio, con la sola eccezione della programmazione delle Case della Salute in Asl3, peraltro molto tardiva ed ottenuta grazie alla mobilitazione del sindacato e di migliaia di cittadini”.

“Così abbiamo assistito, durante l’emergenza, al ricorso massiccio all’ospedalizzazione e ad ulteriori pesanti ricadute in un territorio già fortemente in difficoltà. Ricadute che hanno colpito in particolare le persone più fragili, costrette in strutture a causa della loro non autosufficienza, che hanno pagato il prezzo più alto insieme ai lavoratori del settore – ci tiene a dire Andrea Pasa, segretario generale Cgil Savona – Le carenze nella fornitura dei dispositivi di sicurezza, che hanno provocato contagi tra le lavoratrici e i lavoratori del settore, e l’incapacità di pianificare le attività di prevenzione, screening e tamponi, hanno avuto un ruolo rilevante. Se si è evitata l’ecatombe è solo ed esclusivamente per la professionalità, la dedizione e l’attaccamento di tutti i lavoratori del settore: medici, infermieri e oss”.

“E non sta andando meglio il ritorno alla ‘normalità’ – proseguono dal sindacato – Centralini dei CUP intasati, difficoltà a prenotare prestazioni di qualsiasi tipo, liste d’attesa ben più critiche di quelle già riscontrate prima della pandemia, lavoratori allo stremo, molteplici carenze organizzative. Dopo anni di denuncia, di richieste e sollecitazioni, abbiamo ottenuto un confronto con l’assessore interessato che si è concluso poche settima fa, con l’obiettivo di sollecitare per l’autunno, in caso il virus tornasse a far paura, soluzioni efficaci, potenziamento dell’assistenza domiciliare, predisposizione di un’efficace campagna vaccinale, revisione del ruolo dei medici di medicina generale”.

“Dal confronto ancora nessuna risposta. Nessun ripensamento, conferma del percorso di privatizzazione degli ospedali di Cairo Montenotte, Albenga e, purtroppo, nessuna idea per il futuro. Nel frattempo le assunzioni procedono a rilento per l’incapacità dei vertici di Alisa di organizzare i concorsi e le selezioni, i lavoratori non ce la fanno più e i cittadini rinunciano alle cure o sono costretti a rivolgersi al privato o in altre Regioni”.

“Tutto questo nella regione più ‘anziana’ del paese e le relative ricadute in termini di persone affette da patologie croniche, non autosufficienti, in un territorio articolato, spesso non semplice e con molte criticità a partire da quella dei collegamenti – aggiungono – In questo senso la Liguria dovrebbe essere una regione pilota in tema medicina ed assistenza territoriale con specifiche sperimentazioni, progetti pilota, capacità di rispondere alle esigenze di una fascia di popolazione con queste caratteristiche in un territorio tanto complesso. Invece poco o nulla!”

“Abbiamo provato dall’inizio alla fine della legislatura a confrontarci per cambiare le cose. Ora l’assessore non può più dire che mancano le risorse, i soldi per investire ci sono, prendiamo atto che, sulla sanità, a questa giunta mancano proprio le idee e le competenze. Nel frattempo anche la Corte dei Conti ha bocciato la strategia regionale in fatto di sanità, con un disavanzo complessivo di 64 milioni di euro: il peggior disavanzo dopo quello del Molise”.

“Dopo l’ennesima bocciatura del Tar del percorso di privatizzazione messo in campo dalla Regione Liguria per gli ospedali di Albenga e Cairo Montenotte, abbiamo sollecitato più volte la Regione, l’Asl2 e Alisa per poter discutere, presentare le nostre proposte, restituire ai territori della Valbormida e dell’albenganese due Ospedali efficienti e funzionanti”.

“Questo non è bastato, visto che l’attuale amministrazione regionale ha deciso comunque di andare avanti con il progetto di smantellamento della sanità pubblica. Abbiamo allora richiesto due incontri (richieste inviate il 7 agosto per la valbormida ed il 12 agosto per quello albenganese) ai presidenti dei distretti socio sanitari interessati, a tutti i sindaci (circa 40 in totale) ed ai consiglieri con l’obbiettivo di trovare soluzioni per il territorio insieme, senza strumentalizzazioni politiche di nessun tipo” continuano dalla Cgil.

“Per ora nessun segnale da parte di molti amministratori del distretto della Valbormida da cui non è ancora giunta alcuna convocazione (pochi sindaci hanno fino ad oggi mostrato interesse), mentre dal distretto albenganese è giunta la convocazione per giovedì 27 agosto alle ore 18. A poche settimane dal voto regionale, pensiamo sarebbe importantissimo capire le idee, le strategie sul tema della sanità – come su tanti altri temi – da tutti i candidati che in questi giorni democraticamente stanno facendo la loro campagna elettorale. Continuiamo ad essere convinto che la “cosa” pubblica possa e debba funzionare meglio di quella privata”.

“Naturalmente, perchè sia così, occorre assicurare alla ‘cosa’ pubblica un governo che, anche dal territorio, garantisca conoscenza, condivisione e comprensione delle necessità del territorio, capacità di gestione e programmazione. Perché altrimenti non crolla solo un sistema sanitario regionale, ma crolla il Paese. Noi, la Cgil, continueremo la battaglia per difendere una sanità pubblica e di qualità” concludono dal sindacato.

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