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Alassio, le strisce pedonali 3D accendono il dibattito: a norma oppure no?

Una nota del Ministero escluderebbe il loro uso, il comandante della municipale invece è sicuro: "Colori e dimensioni rispettano il codice"

Alassio. Rischiano di diventare un “caso” le nuove strisce pedonali 3D di corso Dante Alighieri ad Alassio. L’attraversamento di fronte all’iconico Muretto, infatti, è disegnato con una tecnica che simula un effetto ottico tridimensionale: una particolarità che, secondo alcuni, potrebbe non rispettare il codice della strada.

COSA SONO – Grazie alla particolare tecnica con le quali sono disegnate sull’asfalto, queste strisce pedonali creano una illusione ottica che le fa apparire sollevate da terra, rappresentando così un ostacolo “materiale” in mezzo alla strada e provocando istintivamente l’immediata reazione degli automobilisti che rallentano arrivando a ridosso dell’attraversamento pedonale.

“Si tratta di strisce pedonali che all’automobilista in arrivo danno la sensazione di essere rialzate rispetto alla sede stradale inducendo a moderare la velocità – ha spiegato alcuni giorni fa il comandante della polizia locale alassina Francesco Parrella – Un nuovo sistema di attraversamento pedonale che dovrebbe garantire ulteriormente la sicurezza dei pedoni. In Liguria siamo tra i primi a installarli (in Italia ve ne sono pochi esempi a Trieste), ma stanno funzionando e confidiamo dopo questa prima fase, in cui ne posizioneremo due lungo via Dante, di poterne realizzare altre”.

I DUBBI DEL MINISTERO – L’innovazione non è passata inosservata nella città del Muretto, ma mentre molti hanno accolto positivamente l’iniziativa, qualcuno ha storto il naso. Sotto accusa ci sarebbe il fatto che la normativa sulle strisce pedonali è molto stringente, e tutto ciò che non è espressamente previsto dal Codice della Strada non è fattibile. Lo sanno bene i Comuni che in Italia hanno provato, ad esempio, a realizzare strisce pedonali colorate. E anche per le “zebre in 3D” sono arrivate indicazioni specifiche del Ministero dei Trasporti.

In una nota ricevuta il 15 marzo 2018 dal comune di Selvazzano Dentro (Padova), il Ministero suggeriva di non sperimentare quelle strisce in quanto “la particolare realizzazione non risulta rispondente ai criteri di uniformità sanciti dall’art. 40, c. 6, del Codice della Strada […] talché gli Enti proprietari incorrerebbero nella situazione prevista dall’art. 38, comma 14, del Codice della Strada, oltre che rispondere civilmente e/o penalmente per danni e/o lesioni derivanti da eventuali sinistri indotti dalla segnaletica difforme“.

Più comprensibile una seconda nota indirizzata all’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale della regione Emilia Romagna e pubblicata dal presidente Mauro Sorbi il 5 dicembre 2019: in quella nota il Ministero ritiene che gli attraversamenti pedonali in 3D “possano generare incertezza nella utenza veicolare in quanto si troverebbe a dover interpretare un messaggio segnaletico di cui non è a conoscenza ed inoltre la specifica tipologia proposta si ritiene possa provocare una distorta percezione della realtà, con conseguenti reazioni non prevedibili quali ad esempio brusche frenate e/o sterzate“. Secondo il Ministero, in parole povere, c’è il rischio che qualcuno “inchiodi”.

COSA DICE l’ART. 40 DEL CDS – Gli attraversamenti pedonali sono evidenziati sulla carreggiata mediante “zebrature con strisce bianche parallele alla direzione di marcia dei veicoli, di lunghezza non inferiore a 2,50 m, sulle strade locali e su quelle urbane di quartiere, e a 4 m, sulle altre strade; la larghezza delle strisce e degli intervalli è di 50 cm“. In alcuni casi gli attraversamenti pedonali possono essere preceduti “da una striscia gialla a zig zag“. Nessun cenno, ovviamente, a un effetto tridimensionale.

Per creare qualcosa di “diverso” esistono solo due strade: o aderire a una sperimentazione nazionale “codificata” dal Ministero, oppure interpellarlo direttamente per avere un’autorizzazione ad hoc (che può essere concessa o negata, come accaduto al Comune di Selvazzano Dentro citato in precedenza).

IL PARERE DEL COMANDANTE – “Innanzitutto va spiegato che non abbiamo realizzato nuovi attraversamenti, ma ripristinato quelli già esistenti – spiega il comandante della polizia locale, Fausto Parrella – Per due di questi abbiamo deciso di utilizzare l’effetto ottico giornalisticamente ribattezzato ‘3D’. Al di là della rilevanza “mediatica” della vicenda, a livello tecnico va notato come in realtà queste strisce si discostino poco da quelle tradizionali, proprio per aderire al Codice. L’effetto 3D è ottenuto solo con due colori, il bianco (per le strisce) e il nero (per l’ombra), ossia gli unici due colori consentiti. Bisognerebbe vedere i progetti a cui cui il Ministero ha dato parere negativo per capire le ragioni: altri Comuni ad esempio hanno ottenuto un effetto 3D più pronunciato utilizzando l’azzurro, una eventualità che abbiamo scartato proprio per evitare di uscire da quanto previsto dalle norme”.

“Inoltre ci siamo rivolti per realizzarle ad aziende di importanza nazionale, che ben conoscono lo scenario normativo” aggiunge Parrella. Che ammette, però, l’assenza di una autorizzazione specifica del Ministero: “Conosciamo bene l’iter, lo abbiamo adottato ad esempio per l’installazione delle telecamere della ZTL. In questo caso abbiamo ritenuto che queste strisce rientrassero già in quanto previsto dal Codice della Strada. E comunque l’intento è semplicemente quello di renderle più visibili: combinate con il limite di velocità di 30 km/h, siamo convinti che contribuiranno alla sicurezza dei pedoni”.

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