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Forte calo demografico, inutili quattro ospedali in provincia di Savona foto

Le considerazioni di Storti, presidente degli Amici del San Paolo. La necessità di integrare gli immigrati

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Savona. Gli abitanti della provincia di Savona calano in misura e con velocità preoccupanti (in cinque anni hanno fatto registrare 10 mila unità in meno) e questo non può che ripercuotersi sulle politiche della sanità. Arrivando a una prima conclusione, si deve ipotizzare che quattro ospedali in provincia di Savona siano troppi. E per invertire la curva demografica non c’è che un modo: ricorrere all’immigrazione e fare in modo che coloro che arrivano siano ben integrati nel nostro tessuto economico e sociale.

Parole e musica di Giampiero Storti, presidente dell’associazione Amici del San Paolo, uno mai banale, che pesa le parole e che quindi ha certamente messo in conto che il suo ragionamento non mancherà di suscitare reazioni e commenti, anche negativi, di natura politica: il destino di chi, dalle nostre parti, non vuole arrendersi al conformismo.

Ma seguiamolo con attenzione, il ragionamento di Storti, ben documentato dalla statistica. Inizia così: “In una riprogrammazione dei servizi sanitari, dopo il ciclone Covid, il legislatore dovrà tenere ben presente il decremento demografico. Nel 2016 fu presentato il Libro bianco della Regione Liguria che, assieme alle disposizioni della legge Balduzzi, diede corso alle indicazioni regionali sull’assetto degli ospedali. Oggi la situazione è mutata pesantemente, con una flessione in 5 anni di 10 mila abitanti in provincia: una realtà che disegna una prospettiva preoccupante”.

Prosegue Storti: “Ogni depressione demografica è foriera di regressione economica, povertà, involuzione culturale. Anche i servizi sanitari dovranno essere riprogrammati e calibrati tenendo conto di questa tendenza”. E ancora: “Una riflessione in questi giorni è stata fatta sull’accoglienza dei nati in Liguria al di là dell’etnia. Se non si riconoscerà subito da parte della comunità l’appartenenza piena dei nuovi venuti e non ne saranno curate l’educazione e la scolarità, quale futuro ci riserverà una integrazione fallace?”.

I numeri. Al 31/12 2014 i residenti in provincia di Savona erano 282.943, così suddivisi: 119.014 nell’Albenganese e Finalese, 163.929 nel Savonese e in Valle Bormida. Al 31/12 2019 la situazione era invece la seguente: residenti in provincia di Savona 272.977, di cui 112.607 nell’Albenganese e Finalese e 160.370 nel Savonese e in Valle Bormida. Tirando le somme, fa -2,2% nel Savonese e in Valle Bormida, -5,4% nell’Albenganese e Finalese, -3,5% a livello provinciale (9966 unità in valori assoluti).

Storti arriva quindi alle conclusioni: “Difficile ipotizzare in queste condizioni che si possa ancora reggere la coesistenza di quattro ospedali. Inevitabile invece ridurli di numero e mantenere, dove vengano chiusi, piastre dei servizi, in modo da recuperare personale e da impiegarlo nel modo più razionale e redditizio. D’altronde è quello che si sta facendo in provincia di Imperia con l’ospedale unico ad Arma di Taggia. È quindi indispensabile che la Regione Liguria faccia conoscere in tempi brevi le sue scelte per i prossimi dieci anni”. Ce n’è a sufficienza per aprire un dibattito che, quali che siano le idee di chi interviene, può essere molto utile e portare lontano.

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