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Santa Corona, la battaglia per il punto nascite trova una “sponda” anche in Sardegna: lettera di cittadini de La Maddalena a Toti

L'autore della missiva è Antonio Garau del "Comitato in difesa dei diritti dei cittadini Roberto Siro-La Maddalena" 

Pietra Ligure. Ha attraversato il mare ed ha trovato una “sponda” in Sardegna la battaglia portata avanti dal gruppo “Giù le mani dal punto nascite del Santa Corona” in difesa della struttura di ginecologia del nosocomio pietrese.

Questa mattina Antonio Garau del “Comitato in difesa dei diritti dei cittadini Roberto Siro-La Maddalena” ha inviato al presidente della Regione Giovanni Toti una lettera in cui manifesta la propria vicinanza al gruppo savonese e, soprattutto, le proprie perplessità di cittadino in merito alla chiusura temporanea del punto nascite pietrese.

Ecco il testo della lettera.

Egregio Dott. Giovanni Toti, nel salutarla e nel porgerle i vari complimenti per quanto fatto in questi anni per la Liguria, oggi ci accorgiamo che c’è un qualcosa che non va nella sanità.
Avete preso praticamente la stessa strada della Sardegna, con depotenziamenti, chiusure, e privatizzazioni, che hanno solo portato allo sfascio la nostra sanità, non è vero che in Sardegna esiste la “buona sanità” come dicono alcuni politici, ma esiste personale sanitario, che con quel poco che gli viene dato, fa miracoli per salvare la gente.

Noi da poco abbiamo creato un gemellaggio, un pó distante in km, ma molto vicino con anima e cuore, tra il nostro comitato sardo, e chi combatte per non chiudere il punto nascite dell’ospedale di pietra ligure “asl2” . Ora io mi chiedo,anzi le chiedo: in piena pandemia era necessaria questa chiusura? Sa che in varie Regioni ci sono state delle mamme che sono decedute, o hanno perso il loro bimbo perché gli ospedali vicini erano depotenziati, o addirittura con i reparti interessati chiusi? Non c’è bisogno che la risposta gliela diamo noi, è una persona intelligente, parli con i suoi manager della zona citata, e trovi un modo perché quel reparto continui ad esser operativo, e a quanto detto un gioiello per i vari pazienti che li hanno fatto nascere i propri figli.

Come sentivo e leggevo, non è normale che una gestante che ha un ospedale nella sua zona, debba andare invece in altre città per vedere lo stato di gravidanza oppure a pagamento, perché il suo chiuso, parliamo tanto di esser solidali e poi in ogni Regione si sta facendo di tutto, chi in un modo, chi in un altro, di affossare l’economia di ogni famiglia.

A noi poco importano i colori politici, invece ci importa che i politici, pagati e profumatamente dalle nostre tasse siano li per risolvere i problemi, non per aggiungere di nuovi, e ciò che le scrivo oggi a Lei, è quello che da tre anni, e quindi passati due assessori, continuiamo a scrivere ai nostri, lavorate per i cittadini, non aspettiate che siano i cittadini a venire a pregarvi dopo che magari hanno perso un parente, perché al posto di andare in un ospedale che dista 10 minuti, vanno in uno che dista 30 km, la logica porta a ciò che poi potrebbe accadere, perché nessuno sa quando un bimbo decide di nascere una volta arrivati a conclusione dei 9 mesi, nessuno sa cosa può capitare di urgente se la mamma sta male, quindi alzate le maniche, e riaprite e non in parte quel reparto, ma riportatelo a pieno regime com’era qualche tempo fa, perché continuiamo a ripetere che non si muore solo di covid, errore che molti politici nel rappresentare Regioni, province, o comuni stanno facendo, portando l’attenzione e tutti i denari per quel problema, attenzione non meno grave per carità, ma nel 2020 non possiamo assistere a liste lunghissime per pazienti oncologici o con patologie gravi, tutto deve andare di pari passo, nessuno deve rimanere indietro.

Speriamo che questa nostra missiva, le dia una mano a capire il vero problema a cui si sta andando incontro, perché magari o certamente distratto dai vari eventi che nel quotidiano succedono.

La lettera, come detto, sancisce ufficialmente il gemellaggio tra il gruppo savonese e quello sardo: “Questa unione è stata fatta, perché, valutando tutte le situazioni attentamente, ci ritroviamo quasi ad aver subito gli stessi usurpamenti negli anni. Da lì è partito: tutto prima un commento, poi una mail ed ora una vera e propria collaborazione che speriamo non solo vada avanti nel tempo, ma che convinca i politici a tornare sui loro passi e non metter in pericolo le gestanti facendole fare chilometri quando magari hanno l’ospedale dietro l’angolo”.

“Sappiamo che il lavoro che ci aspetta è in salita, una scalata ardua, perché non è mai facile combattere contro politici o manager, ma la coscienza ci dice che dobbiamo provarci, ed è per questo che noi ci siamo subito messi a disposizione, avendo passato tre anni fa ciò che ora i cittadini liguri stanno passando con tutte le paure del caso. Nella speranza di vedere presto gli amici del gruppo, noi non molliamo e cercheremo di arrivare all’obiettivo prima possibile, perché non deve succedere come purtroppo è accaduto da noi, dove delle gestanti per via della chiusura della pediatria e di un ospedale ridotto a brandelli ha perso il bimbo, o altre tragedie che si sono verificate sempre a causa dei depotenziamenti. Facciamo il nostro in bocca al lupo ai ragazzi, con la promessa di starle vicino, perché è vero siamo lontani fisicamente, ma con cervello e cuore siamo più vicini che mai”.

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