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Punto nascite Santa Corona, Casella (Alassio Volta Pagina): “Se si vuole, si può riaprire subito”

"A oggi ancora nessuna risposta e ciò comporta far correre dei rischi gravissimi alle donne e ai bambini nascituri"

Alassio. “Già da marzo esiste la proposta avanzata della FNOPO (Federazione Nazionale Ordini della Professione Ostetrica) di assumere ostetriche per liberare infermieri per l’emergenza Covid. Se fosse stata accolta questa proposta non si sarebbe dovuto chiudere il punto nascite del Santa Corona”. Ad affermarlo, in una nota, è il consigliere comunale di “Alassio Volta Pagina” Jan Casella.

“La Regione – spiega Casella – ha ricevuto in data 25 marzo 2020 una lettera, che alleghiamo, firmata dalla presidente nazionale della FNOPO. Nella missiva si propone in maniera molto esaustiva una modalità per disporre, in tempo reale, di 160 unità di personale infermieristico formato, esperto e già in dotazione organica nelle strutture sanitarie regionali. Questa dotazione di personale potrebbe essere dedicata alla gestione dell’emergenza da Covid -19”.

“Contestualmente si potrebbe predisporre l’assunzione di altrettanto personale ostetrico, immediatamente attivabile e disponibile, da inserire nell’area materno-infantile attingendo dalle graduatorie concorsuali in vigore ed anche attraverso le modalità di reclutamento previste dal DL 14/2020. Questa azione permetterebbe la riapertura immediata dei punti nascita del Santa Corona, ma anche di altri punti nascite chiusi in Liguria. La proposta è poi stata ripresa dall’onorevole Foscolo (Lega Nord) e dal sindaco del Comune di Pietra Ligure De Vincenzi (PD). Una proposta bipartisan e di buon senso – prosegue il consigliere -. A oggi ancora nessuna risposta, ma non rispondere e non prendere in considerazione questa possibilità, comporta far correre dei rischi gravissimi alle donne e ai bambini nascituri. In caso di complicazioni il percorso da compiere sarebbe lunghissimo e basterebbe un piccolo inconveniente legato a incidenti, ingorghi o lavori sulle strade per trasformare il viaggio dell’ambulanza in un’odissea”.

“Se per caso l’emergenza partisse da un paese dell’entroterra la mamma e il nascituro dovrebbero percorrere: 20-30 km nella valle, 20-40 km in autostrada, superare tutta la città di Savona o in alternativa arrivare ad Albisola, allungando il percorso autostradale di altri 10 km e poi riaffrontare il traffico cittadino e rientrare a Savona. E’ un rischio troppo alto e non vogliamo che ci siano complicazioni per una mamma o per un bambino, sapendo che tutto ciò si poteva evitare” conclude Casella.

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