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Adozioni, bloccato il ddl che consentirebbe di conoscere i genitori biologici: 400 mila persone in bilico

E' il numero degli italiani alla ricerca delle loro madri naturali

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Gli articoli di IVG che hanno raccontato i casi di Simone e Grazia, due persone (oggi adulte) nate ad Albenga nel 1965 e nel 1978 ma adottate alla nascita, (due tra i 400.000 i casi di persone in Italia alla ricerca delle proprie madri naturali e di eventuali fratelli o sorelle), hanno commosso, suscitato interesse e mobilitato migliaia di cittadini, con una grande condivisione sui social. E dopo aver constatato quanto sia difficile questa ricerca, aver visto l’ansia e l’incertezza che si avvertono nei loro messaggi, intrisi della speranza di riuscire a trovare una traccia utile, un indizio cui aggrapparsi per trovare la propria madre naturale, che abbiamo voluto approfondire.

Ne abbiamo parlato con il Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche, nato a Napoli nel 2008 con un obiettivo ben preciso: modificare l’art. 28 della legge 184/83 che vieta, ancora oggi, l’accesso alla conoscenza delle proprie origini biologiche a circa quattrocentomila cittadini italiani non riconosciuti alla nascita. “Nel corso di questi anni – spiegano – siamo riusciti a portare all’attenzione dei media, della sensibilità popolare e, infine, della Magistratura, tale importante diritto negato, che ci priva di un’identità completa, lasciandoci spezzati: metà visibili a noi stessi, e metà nascosti nell’oblio della memoria, non soltanto la nostra, ma anche quella dei documenti (spesso introvabili) che potrebbero raccontarci la nostra storia, e, soprattutto, nell’oblio di quei legislatori che, a seguito delle Sentenze delle varie Corti, avrebbero dovuto attuare la modifica richiesta, ormai, dalla stessa Magistratura (2012, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Corte cost. n. 278/2013, Corte cost. n. 278/2013)”.

Da esse scaturisce la possibilità di ricercare la madre biologica, su richiesta del figlio e di interpellarla, con tutte le cautele del caso, rispettandone la privacy, per conoscerne l’eventuale volontà di rimuovere l’anonimato. Nel caso la madre sia deceduta si procede a fornire le sue generalità, fermo restando il divieto di divulgazione da parte dell’interessato. “Nelle ultime tre legislature – ricordano dal Comitato – sono state presentate nove proposte di legge, con testi alquanto simili, in quanto scaturiti anche dalla nostra ricerca, riflessione e esperienza come Comitato, ma nessuno di essi è stato portato a termine. C’è da notare che i politici firmatari di tali ddl sono di diversa appartenenza politica, trattandosi di tematica squisitamente bioetica. Eppure, proprio qualche giorno fa, la richiesta di calendarizzazione del ddl s.922 fatta in Commissione Giustizia, alla quale era stata già assegnato da due anni, veniva bocciata da quegli stessi partiti che avevano, precedentemente, presentato disegni simili. Evidentemente il diritto dei cittadini non sta a cuore ai politici quanto altre dinamiche che possiamo soltanto immaginare”.

Al momento, dunque, chi voglia conoscere le proprie origini lo può fare, mediante un’istanza da presentare al Tribunale per i minori di residenza: “Ma non essendoci una legge nazionale che indichi le procedure in modo uniforme e certo – avverte il Comitato – esiste il rischio concreto, per il richiedente, di essere soggetto all’interpretazione del Presidente di turno, a volte anche con palesi limitazioni del diritto stesso, o con l’esecuzione di ricerche e interpelli fatti da personale non adeguatamente formato per questi compiti tanto specifici e delicati”.

Dunque un disegno di legge che toccando temi di natura bioetica dovrebbe essere svincolato dalla disciplina di partito, resta fermo e non calendarizzato e ha provocato la netta presa di posizione dei senatori della Lega Francesco Urraro, Simone Pillon, firmatari del ddl e di Emanuele Pellegrini, Erika Stefani e Andrea Ostellari: “Una maggioranza arrogante blocca il ddl su origini biologiche – affermano in una nota – Con un voto vergognoso terminato 9 a 9, la maggioranza ha rifiutato di incardinare il disegno di legge sulla ricerca delle origini biologiche da noi presentato. Così ora migliaia di persone, oltretutto in questo tempo di pandemia in cui molti anziani ci stanno purtroppo lasciando, resteranno deprivate del diritto di conoscere i loro genitori biologici e magari della possibilità di dare loro affetto e vicinanza. Anche la Corte Costituzionale aveva auspicato l’intervento del legislatore su questo tema. Troviamo pertanto questa decisione dei partiti di maggioranza tanto inspiegabile quanto arrogante”, conclude la nota. Un duro colpo alle speranze di Grazia, Simone e tutti coloro che vivono la stessa situazione.

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