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Finale, Rsa Ruffini centrale dello spaccio: coinvolte anche Oss e una ex impiegata della ludoteca

Nove persone arrestate e altre sedici indagate dai militari che hanno smantellato una rete di pusher in Riviera

Finale Ligure. E’ arrivata al capolinea l’operazione “Ape Regina” che ha consentito ai carabinieri della stazione di Finale Ligure di smantellare un pericolosa rete di spacciatori di droga. Tra il novero delle figure coinvolte in un insospettabile “supermarket della droga” sono emerse, dalle risultanze investigative, anche delle operatrici socio-sanitarie e addetti alle pulizie di una residenza per anziani.

Droga carabinieri

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Chiara Venturi, ha consentito di ricostruire le modalità di spaccio che avvenivano non solo a Finale, ma anche a Loano e Albenga. Alla fine sono state effettuate 16 perquisizioni locali e 22 perquisizioni personali. Situazione che ha consentito complessivamente di eseguire 6 arresti per spaccio in flagranza di reato e di eseguire ulteriori 3 arresti su ordine di custodia cautelare disposti dall’autorità giudiziaria savonese, oltre a denunciare 16 persone in stato di libertà per spaccio e segnalare all’Autorità Prefettizia della provincia circa 15 assuntori di sostanze illecite, oltre a sequestrare circa 1 etto di cocaina e 6 etti di hashish.

Un’operazione che ha permesso inoltre di disarticolare un sodalizio che aveva come “deus ex machina” una dipendente di una ditta di pulizie, allora impiegata presso la Rsa “Ex Ospedale Ruffini” di Finale Ligure. Proprio la Residenza Sanitaria Assistenziale era il teatro degli ordini e delle cessioni monitorate dai carabinieri finalesi.

Durante le fasi dell’indagine veniva oltretutto acclarato che coinvolta nello smercio di narcotico (cocaina e hashish), vi era anche una donna finalese di 39 anni, ora deceduta, la quale lavorava, a suo tempo, alla gestione della ludoteca comunale di Finale Ligure: si trattava di un inserimento lavorativo protetto, su indicazione del dipartimento di salute mentale di Albenga.

Le battute finali dell’intera indagine sono state scandite con le perquisizioni domiciliari di stamattina, effettuate con le unità cinofile specializzate, presso il domicilio di Mohamed Maait, pluripregiudicato di origini marocchine e residente a Pietra ligure rintracciato dagli investigatori a Toirano.

In manette stamattina anche la mente del sistema illecito, Monica Bertoli, pluripregiudicata finalese di 33 anni, rintracciata dai carabinieri nel Comune di Finale Ligure e Sandra Pinna, anche lei, all’epoca impiegata presso la struttura per anziani come addetta alle pulizie, già detenuta presso il carcere di Genova Pontedecimo per reati di spaccio di stupefacenti. In particolare l’epilogo dei tre arresti odierni, fanno riferimento ad una serie di cessioni di narcotico, avvenute a Finale Ligure, Albenga e Loano nei mesi di marzo e aprile dell’anno scorso.

Al termine delle formalità espletate presso la Compagnia Carabinieri di Albenga, Monica Bertoli è stata rinchiusa nel carcere di Genova-Pontedecimo, mentre Mohamed Maait è stato accompagnato dai militari della Stazione Carabinieri di Finale nel carcere di Genova-Marassi.

Nota per il lettore. Nella prima stesura dell’articolo era stata usata una differente immagine d’archivio non collegata con la notizia.

Commenti

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  1. Scritto da bomax

    Gentile redazione
    Per quale oscura ragione, se non per una profonda ignoranza e una incomprensibile mancanza di volontà nel volerla colmare, dovete, in episodi di cronaca sanitaria, definire infermiere qualunque operatore coinvolto.
    Dalle mie parole dovrebbe capirsi che non è la prima volta che accade!!!
    Nel caso dell’articolo in questione ancor più evidente è la superficialità con cui si tratta l’informazione,laddove lo “strillo” su Facebook parla di infermiere e nel testo dell’articolo si parla invece di OSS.
    Siate almeno coerenti …
    Massimo Bona
    Presidente
    Collegio Infermieri Savona

    1. Scritto da gina_landi

      Condivido in pieno l’appunto del presidente del collegio infermiere di Savona. Da un giornalista laureato ci si aspetterebbe un minimo di competenza. Non credo vi farebbe piacere se venisse definito “giornalista” qualsiasi scribacchino. Infermiere è una cosa, Oss un’altra. Scusate lo sfogo. Grazie.
      Gina Landi

  2. Scritto da Sergio Sanguineti

    Stiamo ormai rasentando il fondo del barile, anche nella c.d. “Sanità”, in abbinamento a quanto accade in politica e nella gestione c.d. amministrativo-giudiziaria. Complimenti!