Comitato Sanitario Valbormida: "Ospedale di Cairo tra tagli e disinteresse degli addetti ai lavori" - IVG.it

Comitato Sanitario Valbormida: “Ospedale di Cairo tra tagli e disinteresse degli addetti ai lavori”

ospedale cairo

Cairo M. “E’ evidente che da parte di tutte le persone che ricoprono cariche pubbliche nel comparto della Sanità, non c’è la benché minima volontà di valutare le obiezioni di chi veramente conosce le possibili ripercussioni delle loro decisioni e gli eventuali suggerimenti per trovare soluzioni alternative all’’uso delle cesoie'”: questa la conclusione cui sono arrivati i componenti del Comitato Sanitario Locale Valbormida che sottolineano, con amarezza, l’assenza di molti “addetti ai lavori” all’incontro pubblico dello scorso 19 gennaio, riunito per fare il punto sui tagli che dovrà subire l’ospedale di Cairo.

“E’ altresì evidente che noi cittadini (costituiti in comitati e non), non siamo neanche ritenuti soggetti verso cui avere le più elementari regole di correttezza e cortesia, visto che, fatta eccezione per il nostro sindaco Fulvio Briano, il dottor Stefano Quaini ed il presidente della P.A. Croce Bianca, nessuna e ripeto nessuna, delle persone invitate, si è scomodata a comunicare la propria indisponibilità ad accogliere l’invito. Era presente inoltre il consigliere regionale Maurizio Torterolo, mentre il consigliere regionale Michele Boffa ci ha fatto sapere che era impossibilitato a partecipare”, precisano dal Comitato.

In compenso erano circa duecento le persone presenti alla riunione, senza contare coloro che, non trovando posto in sala, hanno dovuto desistere. “Durante l’assemblea in questione abbiamo potuto portare, nonostante tutto, a conoscenza della popolazione, la reale situazione in cui ci troviamo ed il baratro verso il quale ci stanno inesorabilmente spingendo coloro che dovrebbero assicurare la buona gestione dei nostri tributi – si legge in una nota degli organizzatori – Abbiamo capito come tante cose che ci vogliono propinare come esaltante futuro per il nostro ospedale, siano incomplete, imprecise, non rispondenti alle necessità. Abbiamo visto come il progetto di eliminazione del reparto di Chirurgia è un progetto che parte da lontano, quando ancora la crisi economica italiana, che oggi viene presa a pretesto, non era ancora neanche all’orizzonte”.

“Su questo reparto di Chirurgia, che è il cuore pulsante di un ospedale, ci viene detto oggi che non risponde più ai crismi o parametri di qualità, quantità ecc …, ma la domanda è sempre la stessa; chi ha lasciato, o peggio ancora, manovrato per lasciarlo impoverire a tal punto? Ed in ogni caso ribadiamo con forza, la necessità di mantenere un Chirurgia di base e di adeguare il numero di posti letto, perché anche nell’ipotesi di una Day Surgery, con 8 posti letto non si va molto lontano”.

“Abbiamo visto come tanti reparti oltre alla Chirurgia (es. Cardiologia, Anestesiologia, Radiologia, Laboratorio Analisi, Pronto Soccorso, praticamente tutti …) siano stati da tempo ed in particolar modo negli ultimi mesi, fortemente depauperati o lasciati andare con le fisiologiche partenze – si legge anocra nella nota – Abbiamo visto l’assessore alla Sanità abbia denigrato il nostro Pronto soccorso per supposta mancanza di professionalità e mancanza di mezzi (che nessun cittadino valbormidese si è portato a casa). Abbiamo capito che per le varie agenzie Nazionali e Regionali (AGENAS e ARS), che costruiscono i loro parametri considerano i pazienti come dei numeri come numeri sono i posti letto”.

“Abbiamo visto come pazienti dopo essersi rivolti al nostro Pronto Soccorso, magari con mezzi personali (cosa che accade e continuerà ad accadere), siano stati “appoggiati” al reparto di Riabilitazione, perché anche il reparto di Medicina oltre ad essere oberato è stato decurtato di 4 posti letto, e ne abbiamo visto i risultati, per i poveri pazienti. Non Abbiamo visto, ancora, se i molti specialisti che verranno ad operare al San Giuseppe, se verranno, quali interventi faranno, se offriranno visite ambulatoriali e se saranno sufficienti in quantità e tempi di attesa, oppure se chiederanno ai pazienti di ricorrere a visite a pagamento, che siano esse in intramoenia o in studi privati. Abbiamo visto come la P.A. Croce Bianca sia già in crisi e come non riceva neanche in tempo i contributi dovuti. Insomma abbiamo visto più che abbastanza”, conclude il Comitato.

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