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Reati fiscali e peculato, concessi i domiciliari all’imprenditore Giovanni Cetriolo

I suoi difensori li avevano richiesti spiegando che l'uomo ha problemi di salute incompatibili con il regime carcerario

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Savona. All’imprenditore Giovanni Cetriolo sono stati concessi gli arresti domiciliari. Lo ha deciso il gip Alessia Ceccarsi accogliendo l’istanza di attenuazione della misura di custodia in carcere avanzata dai legali dell’uomo, gli avvocati Alain Barbera e Paolo Lavagnino.

Cetriolo era finito in carcere la scorsa settimana in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare con le accuse di concorso in peculato e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e attualmente in carcere.

Dopo la notifica del provvedimento da parte della guardia di finanza, i difensori di Cetriolo, alla luce di alcuni problemi di salute del loro assistito (ritenuti non conciliabili con la detenzione carceraria) avevano presentato un’istanza di domiciliari che, dopo il parere favorevole del pm Massimiliano Bolla, oggi è stata accolta anche dal gip.

Cetriolo era finito in manette insieme alla moglie alla quale erano stati concessi subito gli arresti domiciliari. La coppia (nota per aver gestito prestigiose caffetterie e per essere da tempo impegnata nell’attività di distribuzione di apparecchi di intrattenimento e gestione di sale da giochi) era finita in manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare perché, secondo la Procura, a partire dal 2012 avrebbe attuato una serie di raggiri per evitare di pagare le tasse relative ad una serie di società a loro intestate.

In particolare, le Fiamme Gialle ipotizzano che Cetriolo e la moglie “a fronte di un debito erariale di svariate centinaia di migliaia di euro – derivante perlopiù da evasione fiscale – si erano formalmente spogliati di ogni loro bene e, attraverso una serie di fittizie cessazioni, cessioni e di altri atti fraudolenti e simulati sul proprio patrimonio, pur proseguendo la loro attività di impresa e ricorrendo all’espediente di intestare fittiziamente le loro società a dei prestanome” fossero riusciti a sottrarsi alla riscossione coattiva da parte dell’Erario”.

Da quanto trapelato finora, tra le contestazioni mosse a Giovanni Cetriolo e alla moglie nell’ordinanza di custudia cautelare ci sarebbe anche quella di non aver versato – in qualità di gestore di alcune slot machine – allo Stato il Preu, ovvero il prelievo erariale unico maturato sulle giocate (in questo caso i mancati versamenti sarebbero nell’ordine delle decine di migliaia di euro).

L’operazione, che corona complesse indagini (coordinate dal pm Massimiliano Bolla e delegate all’aliquota della guardia di finanza della Sezione di pg in collaborazione con il locale nucleo di polizia economico-finanziaria), aveva preso appunto le mosse da un esposto per peculato presentato da un concessionario di slot machines per il mancato versamento del PREU (Prelievo Erariale Unico) da parte di una società gestore. I successivi accertamenti avrebbero poi permesso ai finanzieri di ricondurre a Cetriolo e alla moglie la società, le cui quote di proprietà e amministrazione risultavano formalmente in capo ad una prestanome.

Attraverso le indagini gli investigatori sarebbero poi riusciti a far emergere i vari passaggi occulti che i coniugi avrebbero realizzato nel corso degli anni, attraverso i vari soggetti economici costituiti ad hoc ed amministrati da teste di legno, con l’unico scopo di permettere la schermatura del loro patrimonio. Oggetto della sottrazione al Fisco – oltre alle ben avviate attività commerciali, note nel campo delle slot e delle sale giochi – sono, secondo l’accusa, anche i beni strumentali del caffè Duomo di Savona, rientrato recentemente nella disponibilità degli indagati al termine di un lungo contenzioso civile.

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