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Sub disabile morì per un malore durante immersione: rinviati a giudizio 3 responsabili di un diving center torinese

Savona. Tre rinvii a giudizio per la morte, avvenuta il 14 ottobre del 2006, nello specchio acqueo tra Bergeggi e Vado, di un sub disabile, Salvatore Merenda, 33enne torinese. A deciderlo è stato il gup Donatella Aschero che ha emesso il decreto nei confronti dei responsabili del diving center che aveva organizzato l’immersione: Gino Lapucci, classe ’68, Giuseppe Martino, del ’61, e Giuseppe Posadino, del ’60, tutti torinesi. Il processo, che inizierà a dicembre prossimo, non è il primo per questa vicenda: a giudizio inizialmente era finito solo il sessantenne, Biagio Curatolo, che scese in acqua con la vittima quel giorno che è stato però assolto da ogni accusa.

Proprio nell’ambito di quel processo il pm aveva chiesto la trasmissione degli atti per valutare la posizione dei responsabili del diving center: Lapucci come responsabile del centro sub Asci di Torino, Martino e Posadino come dirigenti del Torino Diving Center. Secondo quanto accertato dalle indagini, quel giorno, il disabile perse la “zavorra” e fu portato da Curatolo, che nel processo era assistito dall’avvocato Claudia Arduino, ad una profondità di 30 metri per recuperare la cintura di pesi. Poi risalì in superficie troppo velocemente. Una manovra che gli provocò tutti i danni possibili che una risalita troppo veloce poteva causare. Il giovane venne ricoverato in Rianimazione al San Paolo e poi morì, senza più riprendersi, dopo sette mesi di coma, il 10 luglio dell’anno successivo a Crotone, luogo d’origine della famiglia.

Nel processo a Curatolo era emerso che lui non aveva scelto di accompagnare la vittima nell’immersione, ma sarebbe stato indotto, una volta sul gommone, ad immergersi con il disabile. Secondo il pubblico ministero la morte del disabile è stata provocata da una “facinoleria subacquea” causata però dal fatto che l’immersione andava gestita in maniera diversa: la vittima si sarebbe immersa con una zavorra messa male e non adeguata ed è stato accompagnato da un sub che non aveva la preparazione richiesta. Una serie di circostanze delle quali, secondo il pm, però non era responsabile Curatolo bensì coloro i quali hanno organizzato l’immersione. Di qui la richiesta di rinvio a giudizio che è stata accolta questa mattina in udienza preliminare.

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