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Autovelox, la lotteria dei limiti sul Cadibona: cambi continui e cartelli nascosti. E quella “zona 30” a Cosseria… fotogallery

Dopo le polemiche degli ultimi giorni abbiamo fatto un viaggio da Savona a Millesimo per documentare quanto è facile sbagliarsi

Savona/Valbormida. Le tre multe che ha dovuto pagare l’infermiera sanzionata da uno dei tanti autovelox sul Cadibona (sul tema è intervenuto anche il 5 Stelle Melis) ha riportato d’attualità la massiccia e per molti versi ingiustificata presenza, almeno per quanto riguarda il numero, di questi infernali aggeggi sulle strade savonesi. Un caso analogo si è poi verificato anche ai danni di esponenti dell’Enpa. Il tutto sempre registrato da IVG.

Le polemiche hanno riguardato due aspetti: la posizione dei dispositivi e il modo in cui sono segnalati. Abbiamo quindi voluto documentare la situazione, con un reportage fotografico, per raccontare se sia semplice oppure no “sbagliarsi” nel comprendere i limiti da rispettare. Il nostro reportage inizia a Lavagnola e finisce a Millesimo (e ritorno) con alcuni casi limite su cui occorre davvero riflettere.

Partiamo da via Nazionale Piemonte e ci troviamo davanti un duplice limite: 80 per le auto (facilissimo da rispettare), 60 per i motoveicoli (già più complesso, spesso nei rettilinei occorre tenere gli occhi fissi sul contachilometri). Poco dopo il limite scende a 60 per tutti, ma ce ne accorgiamo solo quando arriviamo al primo autovelox, quello che ha “inchiodato” per tre volte l’infermiera. Il paradosso è evidente: se pure a noi, che stiamo viaggiando con gli occhi inchiodati a bordo strada proprio alla ricerca dei cartelli, è sfuggito il primo che annunciava l’abbassamento del limite, quanti automobilisti non lo vedranno?

sp29 autovelox cartelli limiti cadibona

Due chilometri dopo arriva il secondo autovelox. Una cosa che salta agli occhi è che ad annunciare i dispositivi sono cartelli molto piccoli; quello che li precedeva, poi, era anche parzialmente ricoperto dalla vegetazione.

sp29 autovelox cartelli limiti cadibona

In seguito inizia il “balletto” dei limiti, che cambiano di continuo. E’ una vera e propria lotteria: 50 all’ora nei pressi di una sequenza di curve, ritornano 80 a 6 km da Altare (ma subito dopo c’è una nuova curva impegnativa a sinistra). Si scende a 50 all’ingresso di Cadibona, poi di nuovo 80. Si arriva allo svincolo per Altare: per 200 metri il limite scende a 50 (prima della svolta), poi sale a 70 sul ponte, dove ci aspetta un nuovo autovelox. Interessante notare come il cartello che indica i 50 km/h si trovi in una curva a destra, per di più seminascosto dalla vegetazione: impossibile vederlo fino all’ultimo.

sp29 autovelox cartelli limiti cadibona

Nella zona del casello di Altare sono di nuovo 50, poi 70, poi di nuovo 50 a Vispa. Cambiamenti continui, ma qui almeno non ci sono occhi elettronici. Ritornando verso Savona ovviamente assistiamo allo stesso “valzer” ribaltato. La confusione su cartelli recenti e più datati, talvolta parzialmente coperti dalla vegetazione, e sull’alternanza dei limiti è totale. La sensazione è che seguire con spasmodica attenzione il susseguirsi dei limiti distragga molto dalla guida, ottenendo l’effetto opposto.

sp28bis autovelox cartelli limiti cosseria

Come “bonus” vi raccontiamo anche di altri tre autovelox, questa volta non provinciali bensì comunali: quelli di Cosseria sulla Sp28bis che collega Carcare a Millesimo. Il primo e l’ultimo hanno un limite di 50 km/h, ma quello centrale è in mezzo a una “zona 30”. Non solo è difficile accorgersene (lo vedete qui sopra: in direzione Millesimo il cartello è piccolo, parzialmente coperto e soprattutto in una curva a destra…), ma è complicatissimo rispettarla: noi ci abbiamo provato e prima ancora di raggiungere il velox il camion dietro di noi ha iniziato a protestare vigorosamente suonando il clacson.

IL COMMENTO di Sandro Chiaramonti
Intanto crediamo sia bene capovolgere il concetto di partenza del dibattito scaturito dalla multa all’infermiera, e cioè se si trattasse o meno di una pur inevitabile ingiustizia. Crediamo sia molto vicina alla realtà la teoria di chi ritiene che molto spesso gli autovelox servano solo o soprattutto per fare soldi, e che quindi l’ingiustizia non riguardi solo l’infermiera ma molti altri.

Percorrendo le strade da Savona a Millesimo, come abbiamo fatto noi, si incontra una serie interminabile di autovelox (più vecchi, quelli di colore arancione, e di ultima generazione, sistemati invece su tralicci) e che sanzionano in un solo flusso di traffico o in entrambi. Non si comprende intanto perché siano così numerosi proprio sul Cadibona (altro territorio gettonato è l’entroterra di Albenga), perché le statistiche dicono che i tratti scelti non sono particolarmente soggetti ad incidenti. E non si capisce perché siano risparmiate per fortuna altre ancor più tortuose strade della nostra provincia, che non citiamo per non mettere la “pulce nell’orecchio” a qualche scienziatino di turno. Poi abbiamo constatato che il limite massimo, quello degli 80, è consentito in tratti che sembrano in realtà assai pericolosi. Come dire: “Andate, andate che poi viene il bello”.

Certamente l’amministrazione provinciale sta in cima alla lista degli ‘indiziati’, ma anche qualche Comune fa la sua parte. A tutto questo si aggiunga la possibilità di imbattersi in autovelox mobili delle varie forze dell’ordine. Opportuno aggiungere che queste considerazioni non vogliono certo essere un invito a correre senza giudizio, ma anche che la necessità di essere prudenti non deve essere un alibi per perseguitare oltre il dovuto automobilisti e motociclisti.

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