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Tre multe da autovelox ad un’infermiera impegnata nell’emergenza Covid foto

La donna viaggiava ogni giorno tra Cengio e il San Paolo, a trarla in inganno un tratto del Cadibona dove il limite scende a 60 km/h

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Cengio. Amara sorpresa per un’infermiera che, al rientro dal lavoro, si è trovata ben tre atti giudiziari per altrettante sanzioni elevate da uno degli autovelox della Sp 29. Il totale delle multe, se pagate entro cinque giorni, si aggira intorno ai 150 euro, e Tiziana, cengese, con le lacrime agli occhi, teme ne arrivino altre, visto che per due mesi la strada del Cadibona l’ha percorsa ogni giorno per andare al San Paolo e contribuire alla gestione dell’emergenza Covid.

“Purtroppo credevo che il limite fosse di 70 chilometri orari per tutto il tratto, invece, nei pressi di quello che mi ha ‘fotografata’ più volte, è dei 60 – spiega Tiziana – Tutte le sanzioni ricevute riportano la mia velocità, sempre tra i 63 e i 68 km/h, quindi non certo pericolosa, e in tutti i casi dopo il turno massacrante del mattino, a cavallo tra marzo e aprile, quando, tornando a casa, la stanchezza era troppa per pensare anche agli autovelox. Visto il periodo di emergenza, in cui in pochi e solo per motivi di necessità percorrevano quella strada, mi sarei aspettata una maggiore comprensione, magari una diversa taratura per distinguere i comportamenti pericolosi dalle piccole disattenzioni”.

A fronte dei miseri 70 euro (circa) di rimborso (erogati al personale sanitario) ad una delle tante persone che nelle scorse settimane è stata considerata un’eroina, ora, per l’infermiera valbormidese, subito una stangata. “Non mi sento migliore di altri per il mio lavoro, ma, in un momento così fragile e delicato per tutti, subire quella che per me è una punizione, perché con la mia velocità non ho certo messo a rischio la sicurezza di nessuno, mi fa davvero male. Ho evitato di prendere l’autostrada ogni giorno per limitare i costi, ed ora dovrei pagare lo stesso per le mie ‘folli trasgressioni’ alla guida”.

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