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Vecchia scritta fascista a Pietra Ligure, Marabello: “Quei murales vanno difesi, la Storia non si cancella”

"Non bisogna avere paura, dal Ventennio sono trascorsi 75 anni"

Pietra Ligure. “La Storia si può cancellare? La risposta è semplice… no”. Dopo il consigliere comunale Nicola Seppone anche Fabrizio Marabello, presidente del Circolo Culturale “Ventennio Historia Patria”, interviene a proposito della scritta “Partito Fascista Repubblicano” ancora visibile a Pietra Ligure su un edificio che affaccia su piazza Martiri della Libertà, esattamente davanti alla sede del municipio.

Contro quella sede si è scagliato negli ultimi giorni Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio, che ne ha chiesto la rimozione: una proposta che ha incontrato il favore del sindaco Luigi De Vincenzi. Marabello, però, la pensa diversamente: “E’ opportuno rammentare al signor Quaglieni-Boldrino (che proviene dalla città della Mole in perenne cerca di gloria in terra di Liguria) che il passato può essere studiato, capito, criticato, ma non cambiato. Strappare l’etichetta non serve: il contenuto del barattolo resta quello”.

“Durante il Ventennio fascista – ricorda Marabello – i muri delle case posti in posizione strategica, all’ingresso dei centri abitati o lungo le vie di scorrimento, venivano usati come lavagne per diffondere il verbo del Duce. Si trattò di una propaganda capillare e diffusa in ogni borgo abitato. Erano scritte a caratteri cubitali e quindi leggibili anche da lontano, per lo più nere su fondo bianco, per meglio essere notate. Fu un sistema efficace per i tempi e adatto a una popolazione dove la radio non aveva ancora una grande diffusione. Dopo la presa del potere dalla fine degli anni ’20 e per tutti gli anni ’30 il Duce affidò la propaganda del regime dapprima a Costanzo Ciano poi al figlio, e suo genero, Galeazzo sotto la cui guida il ministero della stampa e della propaganda divenne Ministero della Cultura Popolare più noto con la sigla Min.Cul.Pop. Questo ministero estrapolava dai discorsi o da scritti di Benito Mussolini le frasi che dovevano servire allo scopo e le inviava ai Prefetti di ogni città che, in accordo con le autorità comunali, sceglievano le ubicazioni e gli spazi dove dovevano essere allocate”.

Marabello attacca quindi “la solita litanìa che bisogna ripulire tutte le strade d’Italia dal fascismo. Sì perché ciclicamente c’è qualcuno che si sveglia sentenziando che è ora di cancellare i simboli del Ventennio. Ma dal Ventennio sono trascorsi settantacinque anni. Mussolini, che piaccia o no, appartiene alla Storia d’Italia, quella con la «S» maiuscola. Dei monumenti e dei ‘murales’ propagandistici del Ventennio non bisogna avere paura, anzi, vanno difesi, non sfregiati o distrutti, come fanno i talebani e le milizie dell’Isis. Chi non rispetta il passato è perché lo teme. Il passato, e la Storia, non si cancellano e non si coprono con stracci o pittura. Ci appelliamo dunque al buon senso e alla sensibilità culturale del sindaco Luigi De Vincenzi affinché questo pezzo di Storia pietrese non venga cancellato”.

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