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Davide Re e Furio Fusi, i 400 metri piani di oggi e di ieri foto

L'incontro si è tenuto questo pomeriggio presso la sala rossa del Comune di Savona

Savona. Due generazioni a confronto. Dalla carbonella alla terra rossa, sino alle moderne piste di tartan in poliuretano. Un incontro a sancire, come in una staffetta, un ipotetico passaggio di consegne, provando a riflettere sul significato dello sport come “anticorpo per la vita”.

A dibatterne, due interpreti della velocità di due diverse epoche, entrambi specialisti nei 400 metri piani.

Furio Fusi, savonese, olimpionico classe 1947, con un personale di 47″3, medaglia d’oro nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo del 1967.

Davide Re, primatista italiano della specialità (record nazionale, 44″77), ottenuto in Svizzera, a La Chaux de Fonds, lo scorso giugno. Protagonista negli ultimi Campionati del mondo, disputati a Doha, Qatar, dove ha mancato la finale per soli 8 centesimi.

Il convegno è avvenuto questo pomeriggio nella sala rossa del Comune di Savona, alla presenza delle istituzioni sportive e dell’amministrazione locale; vale a dire il presidente del Lions Club Savona-Torretta (organizzatore dell’evento) Sandro Borzone, del delegato regionale del Coni Antonio Micillo, del presidente regionale della Fidal Riccardo Artesi e dell’assessore allo sport Maurizio Scaramuzza, a fare gli onori di casa. A moderare il dibattito Marco Mura, presidente del Cus Savona.

Fusi – il quale oggi vive a Roma – ha ringraziato con commozione i presenti, sottolineando con tono scherzoso: “Fortunatamente Savona si è ricordata di me. Meglio ora, che s’una targa commemorativa”. Nei suoi ricordi, i Giochi di Città del Messico del 1968; la consacrazione per ogni atleta, in piena rivoluzione sessantottina.

I sogni di un ragazzo, iniziati nella pista del “Bacigalupo” portando i colori della Fratellanza Ginnastica Savonese, rimasto ben saldo alla realtà. Come quando – ha raccontato – a inizio anni Ottanta, ormai dismessa l’attività agonistica, andò da un orafo a Milano e vendette le sue medaglie d’oro. Ricevette 5 milioni delle vecchie lire, grazie alle quali mise su casa. Più avanti fece carriera, diventando dirigente d’azienda e giornalista pubblicista.

Re – anch’egli ligure ma imperiese, nato a Milano, si allena a Rieti e al contempo studia medicina a Torino – ha invece sottolineato la minuziosa ricerca odierna della prestazione rispetto agli anni Sessanta, con uno staff di preparatori e nutrizionisti al seguito. A tal proposito si è messo in risalto un sodalizio in particolare, quello con Maria Chiara Milardi, sua attuale allenatrice. La Milardi segue anche, tra gli altri, il lunghista Andrew Howe e altri sprinter quattrocentisti quali Matteo Galvan e Maria Benedicta Chigbolu.

Il quarto anno dell’Olimpiade è alle porte e con esso i Giochi di Tokyo 2020. La rassegna a cinque cerchi rinnova in Re due grandi obiettivi: il primo è anzitutto tentare la qualificazione alla finale. Un tempo – si è evidenziato – i 44″9, fatti i registrare dallo statunitense Michael Larrabee ai Giochi di Tokyo del 1964, valevano la medeglia del metallo più pregiato. Oggi, coi materiali degli indumenti, scarpe e piste moderne, quel crono – seppur sbalorditivo – non dà la certezza della presenza tra i primi otto atleti del mondo.

Il secondo traguardo sarà invece battere il record italiano nella staffetta 4×400 maschile. Un primato che persiste da oltre 33 anni, dai 3’01″37″ stabiliti dal quartetto Bongiorni, Petrella, Ribaud e Zuliani ai Campionati europei di Stoccarda dal 1986. Europei venturi del 2020, a Parigi, che saranno altro punto cruciale della prossima stagione di Re. Anche se lo sguardo resta certamente rivolto al Giappone.

Gradita incursione è stata invece quella dei volontari dell’associazione Cresci, un gruppo di giovani savonesi travestiti da supereroi per regalare un sorriso ai bambini malati. Hanno consegnato una maglietta e prossimamente si recheranno assieme allo stesso Davide Re all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova.

Generica

A conclusione, rientrando in ambito territoriale, si è infine discusso di come la riapertura, ormai decennale, dell’impianto della Fontanassa abbia contribuito in modo significativo al rilancio del movimento atletica savonese. Dalla platea qualcuno ha inoltre suggerito la riproposizione dei Giochi studenteschi e della gioventù. Scaramuzza ha raccolto l’invito, la palla passerà a chi di dovere.

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