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Alba di follia a Vado: concessi i domiciliari a Nicastro, resta in carcere il “rivale” fotogallery

Entrambi gli arrestati negano le accuse: Nicastro ha spiegato al giudice di aver afferrato la mannaia temendo che potesse prenderla Constantin

Vado Ligure. Due interrogatori fiume, durati quasi due ore ciascuno. Andrea Nicastro, 29 anni, e Emanuel Nicolae Constantin, romeno di 33, arrestati domenica dopo un’alba di follia a Vado, non hanno scelto di chiudersi nel silenzio, ma hanno preferito rispondere alle domande del gip Filippo Maffeo (all’interrogatorio ha assistito anche il pm Cristiana Buttiglione) che ha convalidato gli arresti di entrambi, ma ha concesso i domiciliari all’italiano confermando invece la misura cautelare in carcere per lo straniero.

Doppio arresto a Vado

Le audizioni sono iniziate intorno alle 13 quando, avendo cura che i due non entrassero mai in contatto, gli agenti della polizia penitenziaria hanno accompagnato davanti al giudice prima Constantin, che deve rispondere dell’accusa di violenza sessuale, e poi Nicastro, che è accusato invece di tentato omicidio.

Il cittadino romeno, che sul volto e sulla mano mostrava ancora i segni dell’aggressione a colpi di mannaia subita dal ventinovenne italiano, è rimasto nella stanza del giudice Maffeo quasi un’ora e mezza. Dopo l’interrogatorio il suo legale, l’avvocato Sara Casale, ha preferito non rilasciare nessuna dichiarazione, limitandosi a confermare che il suo assistito aveva fornito la sua versione dei fatti chiarendo la sua posizione. Secondo quanto trapelato, come aveva già fatto dopo l’arresto, avrebbe negato con decisione di aver violentato la compagna di Nicastro.

Poi è toccato al ventinovenne italiano, ingegnere alla Bombardier di Vado, presentarsi davanti al gip dove è rimasto per oltre due ore. Secondo le indiscrezioni anche Nicastro, che è difeso di fiducia dall’avvocato Sarno di Milano, ha fornito una sua versione dei fatti. In particolare il giovane avrebbe confermato di essere uscito e, al suo rientro, di aver trovato Constantin che con il piede cercava di bloccare la porta. Poi lo avrebbe visto intento a rivestirsi mentre la sua compagna, seminuda, urlava nel letto. A quel punto Nicastro avrebbe iniziato una colluttazione con il rivale ed in quel frangente i due sarebbero arrivati in cucina. In quel momento, temendo che la mannaia potesse afferrarla il romeno, il ventinovenne lo avrebbe preceduto e poi colpito. Una versione che sembrerebbe voler sconfessare l’intenzione omicida, ma che dovrà essere confermata dalla perizia sulle ferite di Constantin che è stato dimesso con prognosi di 8 giorni. Per ora quindi l’accusa di tentato omicidio resta, ma la difesa punterà probabilmente a dimostrare che la volontà non era quella di uccidere.

Certamente la vicenda è ancora tutta da chiarire con precisione tanto che, in queste ore, gli accertamenti degli inquirenti per ricostruire nella maniera più dettagliata possibile quanto successo all’alba di domenica nell’appartamento di via Diaz proseguono senza sosta.

I carabinieri hanno già messo dei punti fermi come il fatto che i due conviventi avessero consumato prima della cocaina e poi, in compagnia di Constantin, anche dell’alcol. I militari hanno poi accertato che i tre, una volta usciti dal pub dove avevano trascorso la nottata, sono andati a casa insieme per mangiare qualcosa. A quel punto la situazione è degenerata nel giro di mezzora. Secondo gli investigatori Nicastro è uscito per comprare alcune birre e nel frattempo l’amico romeno ha violentato la sua compagna. Quando il ventinovenne è rincasato lo ha sorpreso intento a rivestirsi maldestramente, mentre la sua convivente era con il seno scoperto e i pantaloni strappati sul letto. Una scena che avrebbe scatenato l’ira di Nicastro che prima avrebbe colpito a calci e pugni la donna e l’amico per poi armarsi di mannaia e sferrare un colpo contro il “rivale”.

Per sfuggire alla furia omicida di Nicastro il romeno è scappato in strada per poi raggiungere casa sua, sulla via Aurelia, dove i carabinieri lo hanno ritrovato ferito e sanguinante. Nicastro e la compagna invece, nel frattempo, erano stati bloccati sotto casa, in mezzo alla strada, da un panettiere e da una guardia giurata che hanno dato l’allarme.

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