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La seconda vita del piroscafo “Ravenna” affondato al largo di Capo Mele foto

Ieri l'ASD InfoRmare ne ha parlato agli studenti della scuola primaria di Laigueglia

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Ieri a Laigueglia si è parlato di viaggi. Il 4 aprile 1917, 100 anni fa, il piroscafo Ravenna, partito da Buenos Aires alla volta di Genova, terminò il suo viaggio, silurato dal U52, affondando 2,5 miglia al largo di Capo Mele. Fu una grande tragedia, nella quale morirono 6 persone, che sarebbe potuta diventare ancora più grande senza il coraggio di laiguegliesi ed alassini che accorsero rapidamente sul luogo del disastro per trarre in salvo i naufraghi.

Da quel giorno cominciò per il Ravenna un altro “viaggio”. “Quando una nave affonda – racconta la biologa marina Monica Previati, socia dell’associazione InfoRmare – diventa subito un ambiente ‘nuovo’, una sorta di scogliera che viene colonizzata da decine di specie diverse. Alghe, spirografi, filograna, briozoi, ostriche, spugne, gorgonie, corallo nero e numerose altre specie, a poco a poco, nel corso degli anni, hanno ricoperto completamente il relitto del Ravenna trasformandolo in un’oasi di biodiversità che emerge dal fondale fangoso dei 90 metri e che dà rifugio a decine di specie di pesci.”

“Sul relitto infatti – prosegue Susanna Manuele di InfoRmare – si può osservare anche la presenza di lenze e reti, alcune vecchie e anch’esse colonizzate, altre recenti ed ancora ‘pulite’, segno dell’intensa attività di pesca.”

Ed è proprio di questa seconda parte della vita del Ravenna che ha parlato ieri l’ASD InfoRmare agli studenti della scuola primaria di Laigueglia. “Grazie alla volontà dell’amministrazione comunale di Laigueglia, del sindaco Franco Maglione e dell’assessore Fabio Macheda, abbiamo potuto portare i bambini a fare un viaggio virtuale – prosegue Fabio Rossetto di InfoRmare – partendo dalla riva fino ad arrivare al Ravenna, descrivendo i vari habitat che dalla spiaggia al posidonieto al coralligeno arrivano al relitto, utilizzando le nostre immagini e uno splendido video del Ravenna girato da Rino Sgorbani, che ringraziamo per averci dato la possibilità di proiettarlo.”

“Da anni in molti paesi europei ed extraeuropei – conclude Gianmichele Falletto, presidente di InfoRmare ed istruttore subacqueo – vengono affondate navi in disarmo per creare barriere antistrascico, oasi di ripopolamento ittico, punti di immersioni affascinanti. Ad esempio a Malta, dove negli ultimi 20 anni sono stati affondati otto relitti, il 25% del Pil viene dall’industria turistica legata alle attività marittime e alla subacquea, grazie alla quale Malta è al terzo posto in Europa”.

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