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Savona è più green, ora è 37a in Italia: rifiuti, qualità dell’aria e trasporto ancora nodi critici

Le maggiori criticità in Liguria: inquinamento aria, raccolta differenziata e dispersione idrica. Sul trasporto pubblico: più passeggeri ma meno mezzi

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Savona è al 37° posto, Imperia al 54°, segnando la migliore performance rispetto al 2022: La Spezia si conferma nella top ten e passa al 6° posto, mentre Genova scende al 58°posto. Questa la classifica ligure del rapporto di Legambiente Ecosistema Urbano 2023, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 ore che analizza la qualità e le performance ambientali di 105 comuni capoluogo.

I dati della 30esima edizione mostrano un’Italia che cresce ancora troppo lentamente dove le emergenze urbane, nonostante lievi miglioramenti, restano più o meno le stesse: smog, trasporti, spreco idrico, raccolta differenziata che restano le questioni più critiche da affrontare.

Quest’anno in testa alla classifica ci sono Trento che guida la graduatoria per performance ambientali seguita da Mantova e Pordenone. Il capoluogo ligure, invece, continua la lenta discesa della classifica attestandosi in 58esima posizione (era 53esima nel 2022) mentre migliorano gli altri capoluoghi di provincia: Savona dal 50esimo posto del 2022 arriva al 37esimo, Imperia dal 70esimo del 2022 risale al 54esimo, la migliore performance ancora una volta è quella della Spezia che dalla nona posizione del 2022 raggiunge la sesta.

Andando ad analizzare meglio gli indicatori ambientali del dossier, emerge la necessità di migliorare la qualità dell’aria nella nostra regione dal momento che è ben oltre i limiti dei valori annuali fissati dall’Oms di 10 microgrammi al metro cubo per il biossido di azoto e 15 microgrammi al metro cubo per le PM10.

“La qualità dell’aria peggiora nei quattro capoluoghi di provincia – spiega Federico Borromeo, direttore di Legambiente Liguria – per quanto riguarda il superamento dei parametri dell’ozono la causa va ricercata nell’aumento delle temperature dovute ai cambiamenti climatici, mentre per gli altri indicatori, come le polveri sottili e il biossido di azoto, le cause sono dovute ai fumi delle navi e al traffico costante che ammorba l’aria delle nostre città; a farne le spese sono le persone più fragili”.

“Da questi dati è evidente che occorre un’accelerazione nell’applicazione delle misure previste dal piano regionale dei rifiuti in particolare per l’adozione della tariffazione puntuale, per le politiche volte alla riduzione e per la realizzazione dei biodigestori”, aggiunge Borromeo.

Risultati ambigui si registrano in tema di mobilità. Il tasso di motorizzazione è il secondo più basso d’Italia (47,7 auto ogni 100 abitanti) ma non tiene conto di moto e scooter, mentre l’offerta di trasporto pubblico è tra le prime in Italia (resta però invariata con 47,6 chilometri-vettura ad abitante).

D’altra parte sono ancora troppo poche le isole pedonali: 11,0 metri quadrati ogni 100 abitanti (pari alla dimensione di un foglio A4 per persona, come nel 2022) mentre la media nazionale è a 48,43 metri quadrati ogni 100 abitanti. Migliorano leggermente le infrastrutture ciclabili regionali pur restando molto al di sotto della media nazionale (10,65 metri/100 abitanti).

Per quanto riguarda il consumo domestico di acqua, la Liguria riduce i consumi migliorando rispetto alla media italiana (159 litri per abitante giorno) ad esclusione di Savona con 163 litri per abitante al giorno. Genova si attesta a 136 litri per abitante al giorno. Rimane comunque alto il dato sulla dispersione idrica di acqua potabile dove la media nazionale, pari al 36%, viene nettamente superata dal 53,0% di La Spezia e dal 49% di Imperia. Genova e Savona disperdono rispettivamente il 27% e il 15%. “A fronte di queste dispersioni pensiamo sia giusto investire sull’efficientamento della rete di distribuzione, sul recupero delle acque reflue per il riuso (lavaggio strade, irrigazioni…) prima di affrontare progetti impattanti quali grossi impianti di desalinizzazione di cui invece si continua a parlare”, continua Borromeo.

Da segnalare la cattiva gestione del verde pubblico con performance al di sotto della media nazionale e dove si evidenzia la difficoltà sul reperimento di dati aggiornati.

Per Legambiente in questi 30 anni a rallentare la crescita sostenibile delle città sono stati interventi troppo a compartimenti stagni che non hanno permesso quella accelerata che serviva alle aree urbane, in cui oggi si concentra una sfida cruciale. E così accanto ai lenti e progressivi miglioramenti come l’aumento della percentuale di raccolta differenziata (dal 4,4% in media del ’94 al 62,7% nel 2022 ma solo in alcuni capoluoghi) e delle piste ciclabili (passate da una media di 0,16m equivalenti/100 abitanti nel ’98 a una media di 10,59m equivalenti/100 abitanti nel 2022); non ci sono miglioramento, ad esempio, per il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani che si conferma, come trent’anni fa, a livelli tra i più alti d’Europa: 66,6 auto ogni 100 abitanti; è cresciuta la produzione complessiva di rifiuti (passando da una media pro capite di 455 kg/anno del ’94 a 516 kg/anno nel 2022), e il trasporto pubblico è ancora lontano dalle medie europee ed è passato da 97 viaggi pro capite all’anno nel ’95 ai 65 viaggi pro capite all’anno nel 2022).

Il metodo: La disamina dell’insieme delle aree urbane – disponibile grazie al sistema di valutazione di Ecosistema Urbano esamina oltre 30mila dati raccolti attraverso questionari inviati da Legambiente ai 105 Comuni capoluogo e informazioni di altre fonti statistiche accreditate. I parametri che determinano la classifica delle performance ambientali dei Comuni di Ecosistema Urbano 2023 di Legambiente sono 19 e prevedono l’assegnazione di un punteggio massimo teorico di 100 punti, costruito caso per caso sulla base di obiettivi di sostenibilità. I punteggi assegnati per ciascun indicatore identificano il tasso di sostenibilità della città reale rispetto a una città ideale (non troppo utopica visto che esiste almeno un capoluogo che raggiunge il massimo dei punti assegnabili per ognuno degli indici considerati). La media del punteggio dei capoluoghi sale e si attesta a 56,41%. Quota 100 non è raggiunta da nessuna città e, a differenza della passata edizione, dove nessuna città riuscì a superare quota 80, quest’anno ci riescono in tre: Trento, Mantova, Pordenone. La soglia dei 75 punti su 100 quest’anno è oltrepassata, oltre che dalle prime 3, anche dalla quarta, Treviso, e dalla quinta, Reggio Emilia. Sono invece 11 le città che superano il punteggio di 70 su 100 (tra queste La Spezia).

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