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Santa Muerte: quando la morte diventa un culto

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice: un viaggio tra i fatti oscuri dell'attualità

Generico aprile 2021
«La morte è democratica, perché in fin dei conti biondi, scuri, ricchi e poveri, tutti finiamo per diventare scheletri». José Guadalupe Posada, incisore messicano

In una società in cui nove persone su dieci sentono l’esigenza di credere in qualcosa per trovare un senso alla propria esistenza, per avere forza nei momenti difficili, per sentirsi meno soli, al giorno d’oggi sono presenti migliaia di movimenti religiosi di diverso tipo. Lo scopo è sempre lo stesso: infondere protezione e speranza.

Ed è lo stesso beneficio che, anche se dal nome non si direbbe, offre ai suoi devoti la Nostra Signora Della Santa Morte (in lingua originale Nuestra Señora de la Santa Muerte), una santa non canonica che dal Messico, dove ha spopolato, si sta estendendo al mondo intero attraverso le comunità di migranti. I fedeli, secondo alcune stime, si conterebbero nell’ordine dei cinque milioni. Questo culto è arrivato in Argentina, in tutto il Centro America, negli Stati Uniti, in Giappone, Spagna, Danimarca e anche in Italia .

Esso ha origini antiche: i missionari spagnoli, ai tempi della grande conquista, l’avrebbero “offerta” alle popolazioni locali, che in epoca pre-colombiana credevano in una divinità simile, di nome  Mictecacihuatl.

Sparita poi per un lungo periodo, la Santa Morte sarebbe riapparsa negli anni ’90-2000. Sono nati così dei piccoli santuari, di cui alcuni clandestini ed altri sotto gli occhi di tutti.

La sua figura è l’immagine medievale della morte scarnificata. È uno scheletro coperto da un saio francescano che stringe una falce in una mano e nell’altra regge la sfera terrestre, su cui domina la sua potente ed incontrastabile legge. Ma può essere rappresentata anche con una bilancia, accompagnata da un gufo, alata, con una clessidra, con arco e frecce; ne esistono anche versioni in motocicletta, nella posa della Pietà di Michelangelo, addirittura incinta.

In qualsiasi mercato messicano vengono vendute statue, amuleti, poster della Santa, che può essere vestita di diversi colori: rossa per l’amore, nera per la protezione totale dai pericoli, verde per i problemi legali, dorata per chiedere favori economici.  Esiste anche una versione che racchiude tutti i colori, quindi “tuttofare”.

Girando per le strade del Messico la si può vedere tatuata sulla pelle di diversi devoti, che la sfoggiano con orgoglio, sui cruscotti delle macchine, come dipinto murale, indossata come gioiello e su diversi altari.

I fedeli si riferiscono a lei con numerosissimi soprannomi e vezzeggiativi, tra cui la Flaquita (“magrolina”) e la Niña Blanca (“bimba bianca”). Le offrono dolci, frutta, candele, sigarette, sigari, bottiglie di alcolici, che letteralmente si accumulano davanti alle sue immagini. Dicono di lei che sia molto miracolosa. Addirittura, tra i seguaci, c’è chi percorre in ginocchio diversi isolati con la sua statuetta tra le mani, per arrivare sanguinando nel santuario a toccare la sua immagine.

La grande diffusione di questo culto trova le motivazioni probabilmente nel fatto che non fa discriminazioni. Al contrario, accetta tutti, anche coloro che la Chiesa Cattolica non riesce a trattenere o, peggio, rifiuta: transessuali, travestiti, prostitute, ex detenuti, alcolisti, drogati, e tutti quelli che si sentono esclusi dalla società e dalla religione “ufficiale”. Ma anche le persone che svolgono attività “pericolose” come i poliziotti, i taxisti, i commercianti e, “ben accetti” anche questi,  i delinquenti e boss del narco-traffico, che si sentono accolti da questa icona e chiedono protezione, salute, affari e, in certi casi, semplicemente una fine dignitosa e non violenta.

Al contrario di quanto si possa pensare, pare che questa Santa non venga invocata per chiedere morte e negatività, ma unicamente protezione. Una santificazione “pulita” della morte, in poche parole.

Come è facile immaginare, la Chiesa Cattolica non vede di buon occhio questo culto che, anzi, condanna: definisce un controsenso teologico adorare la morte, se Cristo la sconfisse. Ed i fedeli, che spesso vivono questo credo non in maniera contrapposta a quello cristiano, ma anzi, integrandolo ad esso, sostengono invece che la morte è potentissima, visto che appunto, nemmeno Cristo le potè sfuggire.

Neanche la stampa vede generalmente di buon occhio questo culto: i giornali, per la maggior parte dei casi, la descrivono unicamente come legata al crimine e al narcotraffico. Per questo motivo (e per non inimicarsi la Chiesa Cattolica) il governo messicano, negli ultimi anni, ha dato ordine all’esercito di distruggerne numerosi altari, con il pretesto dell’illegalità della loro costruzione.

Ma i fedeli non la pensano assolutamente così. Sui muri di Tepito, quartiere malfamato di Città del Messico in cui il culto della Santa Muerte è diffusissimo ed attira molti turisti, appaiono diversi manifesti, che recitano, ad esempio:

«Oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai nelle mie. Vivi la tua vita, ti aspetto. Saluti, La Morte».

Si può dare torto a questo, considerando che la morte ci attende inesorabile fin dal nostro primo giorno di vita? Mentre noi ce lo domandiamo, in America è gia Santa.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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