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Ceriale, il consiglio comunale si riunisce “incompleto” e le minoranze scrivono al prefetto: “Conseguenze che ricadono sui cittadini”

"L'amministrazione ha permesso che il consiglio si riunisse benché non fosse al completo e così facendo ha violato le normative"

Ceriale. E’ destinata a finire sul tavolo del prefetto di Savona Antonio Cananà la “questione di legittimità” costituita dalla riunione del consiglio comunale di Ceriale in forma “incompleta” tenutasi lo scorso 29 novembre e che ha causato una profonda spaccatura tra la maggioranza del sindaco Luigi Romano ed i consiglieri di minoranza Valeria Cammarata e Fabrizio Dani (lista “D’Acunto Sindaco”) e Arturo Moreno (lista “Ceriale al centro”).

A scatenare la bagarre sono state le dimissioni del capogruppo Nicolangelo D’Acunto, trasmesse all’amministrazione comunale lo scorso 21 ottobre. Al suo posto sarebbe dovuto subentrare Diego Distilo, terzo degli eletti con 129 preferenze personali. Ricoprendo già il ruolo di presidente del consiglio comunale di Albenga, in ballo c’era anche la possibile nomina di Antonello Mazzone, che alle amministrative dello scorso anno aveva ottenuto 117 voti di preferenza.

Nonostante il Testo Unico degli Enti Locali e lo stesso statuto comunale indichino in dieci giorni il termine massimo per la surroga di un consigliere dimissionario, alla data dell’ultimo consiglio comunale tale passaggio di consegne (con Distilo o Mazzone o l’eventuale candidato successivo) non era ancora avvenuto. Ripercorriamo le tappe della vicenda.

Il 21 novembre (cioè trenta giorni dopo le dimissioni del consigliere D’Acunto e ben venti giorni oltre il termine utile dei dieci giorni) il segretario comunale di Ceriale ha inviato al sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, una comunicazione per accertare eventuali questioni di incompatibilità con la nomina a consigliere di Distilo; per sapere, cioè, se questi fosse ancora in carica in qualità di presidente del consiglio comunale di Albenga o meno e quindi sussistessero motivi (come doppi incarichi) per i quali questi non potesse ricoprire il ruolo di consigliere nel parlamentino cerialese.

Il 22 novembre, poi, gli uffici hanno inoltrato a tutti i consiglieri cerialesi la convocazione del consiglio comunale per il giorno 27 novembre (riunione successivamente rinviata al 29 novembre per un lutto che ha colpito il sindaco). Tale convocazione è pervenuta anche a Distilo, che nel frattempo non aveva ancora comunicato al Comune di Ceriale la propria intenzione di entrare o meno in consiglio. Anzi, il geometra ingauno ha chiesto alcuni giorni di tempo per poter valutare la proposta.

Alla data del 29 novembre, dunque, il consiglio comunale di Ceriale si è riunito in maniera incompleta, con un posto vacante non ancora assegnato. Ciò ha scatenato le proteste dei consiglieri dei due gruppi di minoranza, che hanno abbandonato l’aula ritenendo inaccettabile che “a distanza di quasi 40 giorni dalle dimissioni di D’Acunto non si sia ancora proceduto con la sua surroga”. Prima di lasciare i loro posti i consiglieri, di cui Fabrizio Dani si è fatto portavoce, hanno sottolineato: “Per consolidata giurisprudenza è fuori dubbio che la deliberazione per la surroga rappresenti un atto prioritario e indispensabile per il funzionamento dell’organo collegiale”.

C’è poi un’altra questione: poiché il consiglio non si è riunito in maniera completa, i consiglieri ipotizzano che tutti gli atti ratificati in occasione dell’adunata dello scorso 29 novembre possano essere caratterizzati da un vizio di illegittimità e che quindi non producano gli effetti giuridici desiderati. Tra gli atti approvati figurano pratiche di primaria importanza come una variazione di bilancio, l’aggiornamento del regolamento di polizia mortuaria in materia di cremazioni e alcune misure di contrasto all’evasione.

“La mancata surroga – ricorda Dani – comporta l’irregolare composizione del consiglio comunale ed espone le eventuali deliberazioni adottate al vizio di legittimità. Infatti secondo la normativa che disciplina il funzionamento degli organi collegiali, la ‘completezza’ dell’organo (in questo caso il consiglio comunale) costituisce l’elemento fondamentale per il corretto funzionamento dello stesso”.

L’eventuale legittimità o illegittimità degli atti, ovviamente, ha conseguenze prima di tutto sui destinatari degli atti stessi e cioè i cittadini.

“Quando abbiamo abbandonato l’aula – spiega ancora Dani – il sindaco ha affermato che con questo gesto stavamo creando un danno alla cittadinanza. Riteniamo che il vero danno sia stato causato dall’amministrazione, che ha permesso che il consiglio si riunisse benché non fosse al completo e così facendo ha violato le normative. Abbiamo provato a chiedere il rinvio delle pratiche ad una successiva riunione, una volta che fosse completato il procedimento di surroga, ma ciò non è stato concesso. Ci ha lasciati perplessi il fatto che il segretario abbia sottolineato che i dieci giorni previsti da Tuel e statuto non siano un termine ‘perentorio’ ma soltanto ‘acceleratorio’. La normativa parla chiaro”.

“In seguito il primo cittadino ha anche affermato che la riunione del consiglio è stata ‘minata’ da beghe interne alle minoranze. Questo è del tutto falso: tra noi non c’è alcuna spaccatura, tant’è che abbiamo deciso tutti insieme di lasciare l’aula. Noi abbiamo percorso la strada corretta, facendo presente alla maggioranza il fatto che il consiglio si stava riunendo in maniera non regolare”.

Ora Fabrizio Dani ed i suoi colleghi hanno deciso di rivolgersi al rappresentante del governo: “Chiediamo al prefetto di esercitare la sua potestà di controllo e garanzia del corretto esercizio delle attività istituzionali”.

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