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Lettere al direttore

Problema “plastica” anche in provincia di Savona, l’analisi dei Verdi

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Il 5 giugno scorso ricorreva, istituita dall’ONU, la “Giornata Mondiale dell’Ambiente” dedicata nel 2018 al problema dell’inquinamento da “plastica”: materiale derivato dal petrolio che ogni anno fa registrare una produzione mondiale di circa 380 milioni di ton. Secondo l’OCSE(Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel mondo solo il 15% della plastica viene riciclata, il 25% incenerita (rilasciando diossina e gas serra) e il 60% finisce nell’ambiente con tutte le conseguenze che vediamo sulla terra e nei mari.

In Europa si ricicla solo il 30% della plastica e tutti hanno discusso del problema, ma poco si conosce circa le azioni future necessarie per ridurne i danni. Il PET (PolietileneTereftalato) delle bottiglie e l’HDPE (Hight Density Polietilene) dei flaconi per detersivi ecc., sono tra le plastiche più riciclate. Mentre il Polipropilene (per tubi e cavi elettrici) e il Polistirolo, sono tra i meno recuperati e riusati. Lo scarso riciclo della plastica si deve al fatto che è più conveniente fabbricare plastica nuova (dato il basso costo del petrolio) invece di utilizzare plastica riciclata (difficoltà nel separare i diversi polimeri, ecc).

La Regione Liguria negli stessi giorni pubblicava gli ultimi dati ufficiali su raccolta e smaltimento dei RSU (Rifiuti Solidi Urbani), compresa la plastica, dai quali risulta, in generale, un limitato progresso nel sistema di raccolta differenziata (dal 43,19% nel 2016 al 48,57% nel 2017), ancora lontano dagli obiettivi prefissati.

La Città di Savona, su raccolta e recupero della “plastica riciclabile”, evidenzia un peggioramento percentuale (dal 29,37% nel 2016 al 27,60% nel 2017). Risultati simili si registrano in altri Comuni della provincia. Noli: dal 50,82% nel 2016 al 43,50% nel 2017; Pietra Ligure: dal 60,85% al 53,95%; Finale Ligure: dal 31,42% al 29,69%; Albenga dal 52,59% al 40,17%; Spotorno dal 34,01% al 32,85%. Risultati migliori sono stati invece ottenuti nei Comuni dove si è applicato un sistema di “porta a porta spinto”.

Al di la delle buone intenzioni, cosa si può fare ancora per arginare il “problema plastica” oltre a ridurre l’uso abnorme di contenitori molto spesso superflui? Da qualche tempo le Amministrazioni più sensibili hanno agevolato l’introduzione, nei pressi dei supermercati, di macchine capaci di ricevere dai cittadini bottiglie PET e flaconi usati di detersivi, ottenendo subito in cambio monete o voucher spendibili in loco. Un rapporto delle Nazioni Unite propone incentivi per la progettazione di oggetti di plastica facilmente riciclabili e investimenti per ricerche su sistemi meno costosi di separazione dei polimeri. La realizzazione di “marchi” per prodotti in plastica riciclata al fine di incentivare la domanda da parte dei cittadini. Infine l’ introduzione di tasse più alte sulla produzione dei polimeri.

Certo con la plastica si ottengono tanti oggetti utili, ma dobbiamo impedire il loro uso irrazionale ed evitare che sostanze tossiche si introducano nella catena alimentare. Ecco quindi le 4 azioni virtuose (che valgono non solo per la plastica): “ridurre”, “riusare”, “riciclare”, ”recuperare”.

Il portavoce dei Verdi della provincia di Savona,
Gabriello Castellazzi

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