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Vado Ligure, la Croce Rossa lancia il “Progetto Clelia” contro il femminicidio

Il “Progetto Clelia” si ispira a Clelia Corradini, operaia che mercoledì 23 agosto 1944 fu assassinata dai nazifascisti

Vado Ligure. Domenica 25 novembre alle 15.30 presso la sala del poliambulatorio Fisios di via Sabazia a Vado Ligure si terrà la presentazione del “Progetto Clelia” primosso dalla croce rossa vadese in collaborazione con il Comune e con la partecipazione di Fisios.

“Il progetto – spiegano dalla Cri – si propone di sensibilizzare la popolazione su un tema purtroppo attuale come il femminicidio. Durante il pomeriggio si alterneranno momenti musicali a racconti in prima persona. Seguirà la posa e l’inaugurazione di un tabellone presso il monumento dedicato a Clelia Corradini”.

Il “Progetto Clelia” si ispira a Clelia Corradini, operaia che mercoledì 23 agosto 1944 fu assassinata dai nazifascisti: “Vedova con tre figli ed i vecchi genitori a carico, fu arrestata assieme ad altri pacifici cittadini vadesi. Fu vittima di lunghe torture e sevizie di ogni sorta. Accusata di essere una patriota dei gruppi di difesa della donna e di avere un figlio, Sergio, combattente nelle file dei partigiani, i suoi carnefici tentarono con i mezzi più brutali di strapparle delle delazioni; ma non vi riuscirono. Clelia si mantenne calma ed irremovibile sopportando impavida le peggiori torture fisiche e morali”.

“Vista l’inutilità i minacce e torture, i suoi aguzzini la condussero in un prato per fucilarla. Per ben quattro volte le spianarono contro i moschetti per intimorirla e farla parlare; ma inutilmente. La fiera volontà dell’eroina era più forte della morte: essa superò vittoriosamente anche questa terribile, inumana prova. L’ufficiale che comandava il plotone di esecuzione ordinò il fuoco ma Clelia davanti al plotone di esecuzione, ebbe ancora il coraggio di gridare: ‘Ma non ce l’avete una madre?’. Ciò spinse i soldati a deporre le armi. Allora l’ufficiale stesso rivolse le armi contro la donna. Prima di cadere Clelia griò: ‘Sergio vendicami!’. L’esortazione al figlio combattente per la libertà è stato l’estremo gesto di sfida e di condanna contro l’odiato oppressore nazifascista, di questa madre esemplare. Con il suo nobilissimo sacrificio, Essa assurge a simbolo della fierezza e del patriottismo delle donne del Savonese. Ma il suo sacrificio non è stato vano”.

Spiegano ancora i volontari Cri: “Con questo progetto vogliamo sensibilizzare la popolazione su un tema troppo importante come il femminicidio. Vogliamo iniziare ad insegnare il rispetto della donna a partire dai bambini fino ad arrivare agli anziani. Vogliamo far smettere di pensare che esistano lavori da donna e lavori da uomo, sport da donna e sport da uomo. Vogliamo cercare di cancellare le differenze stupide”.

“Uomo e donna sono diversi, lo sappiamo bene, ma secondo noi possono comunque fare le stesse cose, magari in maniera diversa. Sinceramente ci fa un po’ strano scrivere queste cose, per noi le uniche differenze che ci distinguono sono quelle fisiche. I capelli, gli occhi, l’altezza: queste sono le differenze oggettive. Con questo non vogliamo dire che siamo tutti uguali, al contrario siamo tutti meravigliosamente unici, siamo noi e proprio questo deve essere ciò che ci spinge ad amare l’altro”.

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