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Al Campus di Savona c’è lo “Smart Energy Building”, l’edificio alimentato dall’attività fisica delle persone fotogallery

All’interno c'è una palestra con macchinari che trasformano l'attività fisica degli utenti in energia elettrica

Savona. Una palazzina completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, riscaldata dal calore del sottosuolo ed alimentata non solo dai “classici” pannelli fotovoltaici ma anche dall’attività fisica degli occupanti. E’ lo Smart Energy Building costruito presso il Campus di Savona: la scorsa settimana è finalmente terminato il cantiere, e da questa settimana inizieranno le operazioni di collaudo in vista dell’inaugurazione prevista probabilmente in primavera.

Nata come esperienza dimostrativa di interazione tra Smart Buildings e Smart Microgrids, la nuova palazzina rappresenta un esperimento riuscito che combina inventiva e alta tecnologia, ed è completamente alimentato con fonti rinnovabili. L’impianto di riscaldamento, ad esempio, è realizzato con una “pompa di calore geotermica”: 8 sonde scendono a più di 100 metri di profondità, per una lunghezza complessiva di 1 km, scambiando calore col terreno per un totale di 45 kW. L’energia elettrica invece è fornita principalmente da un impianto fotovoltaico sul tetto, in grado con il sole di erogare fino a 23 kW; ed in caso di brutto tempo la palazzina è comunque connessa alla “Smart Grid” dell’università, che gli garantisce l’alimentazione necessaria senza alcun allaccio alla rete tradizionale.

Un altro sistema di alimentazione viene addirittura dall’attività fisica degli studenti. All’interno della struttura, infatti, è stato allestito un laboratorio di scienze motorie, denominato U-GYM, completamente automatizzato e digitale, i cui macchinari sono in grado di produrre elettricità convogliandola nella “smart grid”. In pratica ogni sessione didattica degli studenti in palestra, ogni corsa sul tapis-roulant o esercizio con l’ellittica si tradurrà in una “iniezione di energia” nella rete elettrica del Campus.

Tutto questo si sposa poi con una serie di accorgimenti per ridurre i consumi: da questo punto di vista la palazzina è davvero “2.0”, con materiali innovativi per l’isolamento termico e acustico, facciate ventilate, impianto di illuminazione a led ad alta efficienza con sensori di luminosità e di presenza, un sistema di recupero dell’acqua piovana e soprattutto un innovativo sistema di gestione energetica ed automazione. La palazzina, infatti, ha una sua “intelligenza”, che dialoga costantemente con quella della rete elettrica del Campus riuscendo a deviare in tempo reale l’energia prodotta nelle aree in cui è richiesta, riducendo invece i consumi o tagliando il riscaldamento dove non è necessario.

Un esperimento che, in sostanza, anticipa quelle che dovranno essere le abitazioni del terzo millennio: autosufficienti, intelligenti ed ecocompatibili. La casa del futuro è diventata realtà e per vederla non è necessario “viaggiare nel tempo”: basta andare al Campus di Savona, la realtà che da anni viene indicata dagli amministratori locali come il centro nevralgico per l’innovazione della città, il “faro” tecnologico che dovrà guidare la creazione della Smart City. Sogni, certo, ma da oggi un pochino più concreti.

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