Nera-mente

Niccolò Paganini: la leggenda di un talento diabolico

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice: un viaggio tra i fatti oscuri dell'attualità

Generico luglio 2021

Fra i più importanti e memorabili esponenti della musica italiana, non si può non aver mai sentito parlare di Niccolò Paganini. Compositore, chitarrista, violista ma soprattutto violinista, considerato uno dei maggiori di sempre.

Nacque a Genova nel 1782, in un’abitazione modesta, figlio di Teresa Bocciardo e Antonio Paganini, lui commerciante, imballatore e suonatore di mandolini. Quest’ultimo non era particolarmente amato dal figlio, a causa del suo carattere ostile ed intransigente, tanto da attribuirgli la colpa di avergli rovinato la salute. Tuttavia bisognerebbe riconoscere al padre il merito di aver visto il grande talento di suo figlio, tanto che fu lui ad incoraggiarlo ad intraprendere gli studi musicali.

Niccolò Paganini era giovanissimo quando iniziò ad esibirsi nelle chiese di Genova durante le funzioni religiose, oltre che al Teatro Sant’Agostino. Genova divenne città di grande rilevanza per merito di questo grandissimo violinista, dall’impareggiabile talento, anche se ritenuto abbastanza inquietante. In seguito ad alcune voci, si iniziò a sospettare, infatti, ad interventi sovrannaturali in merito alla bravura dell’artista.

Tutto iniziò quando Nicolò Paganini, a soli sei anni, venne colpito da un violento attacco di morbillo, al punto da considerarlo morto. Furono predisposti tutti i preparativi per le esequie, quando un movimento della piccola salma, avvolta da un velo, fu notato dai presenti e ne attestò una sorte migliore e meno tragica.

All’epoca si ritenne un evento miracoloso, ma questo episodio, con il trascorrere del tempo, alimentò una serie di leggende legate all’artista e alla sua particolare maestria nell’uso del violino. Si iniziò a parlare di un patto con il diavolo, e questa storia a Paganini non dispiacque affatto, tanto da incoraggiarne quasi la diffusione.

A supportare queste macabre teorie, vi era anche il suo aspetto particolarmente cupo: pallido in viso a causa della sifilide, con gli occhi rientranti nelle orbite, vestito di scuro, l’artista era solito presentarsi ai suoi concerti su una carrozza nera trainata da quattro scuri destrieri. Aspetto non proprio grazioso, ma affascinante al punto da fargli collezionare numerose amanti. 
Artista molto quotato, con una particolarissima dote e tecnica tanto straordinaria, al punto di impossibilitare altri violinisti ad eseguire le sue opere, sebbene preparati allo stesso modo.

Tecniche raffinatissime, le sue, portate ad un punto talmente estremo da provocare la rottura delle corde del violino durante un concerto, e la conclusione dello stesso sull’unica delle quattro corde rimasta integra.
Un’altra leggenda macabra si annida, appunto, fra le corde del violino di Paganini, il suo Stradivari.
Si diceva infatti che queste fossero state fatte con le interiora di una delle amanti del musicista, che in preda alla follia si sia sarebbe fatta uccidere in nome della musica, così che la sua anima sarebbe stata un tramite fra i due mondi.
Un altro fatto divenuto leggenda riguarda la frase “Paganini non ripete!”.
Una frase talmente nota da essere diventata un detto popolare. Ma sono pochi, forse, a conoscere l’origine di tale affermazione, resa proprio dal virtuoso violinista.
Era il febbraio dell’anno 1818, Niccolò Paganini, al Teatro Carlo Felice di Torino, stava intrattenendo il pubblico con uno dei suoi straordinari concerti.

Tra gli spettatori vi era anche Carlo Felice che, in seguito alla performance musicale del compositore, chiese la ripetizione di un brano.
Paganini, abituato ad improvvisare la sua musica, spesso lesionandosi i polpastrelli, decise di rispondere con questo messaggio al futuro re di Savoia: “Paganini non ripete!”
Al musicista genovese, in seguito a questo incidente diplomatico, venne tolto il permesso di eseguire il terzo concerto, previsto dalla sua tournée.
 Offeso dal regale gesto, decise di annullare i concerti programmati a Vercelli e ad Alessandria. All’amico avvocato Germi scrisse poi:
“La mia costellazione in questo cielo è contraria. Per non aver potuto replicare a richiesta le variazioni della seconda Accademia, il Sig. Governatore ha creduto bene sospendermi la terza…” (25 febbraio 1818). “In questo regno, il mio violino spero di non farlo più sentire”. (11 marzo 1818) Non sarà così però, poiché nel 1836 ritornò a Torino, grazie a Carlo Alberto.

Poi la malattia, un lungo calvario iniziato nel 1834: a Paganini venne diagnosticata una tubercolosi che si fece via via sempre più debilitante (basti pensare che dagli sforzi della tosse non riuscì più a parlare e diventò completamente afono). Morì nel 1840 a Nizza, in casa del presidente del Senato. Si dice che lo stesso Paganini rifiutò, in punto di morte, i sacramenti.

Il vescovo di Nizza, a causa delle voci sulla sua vita “irreligiosa”, sfrenata e dissoluta, comprendente il sopracitato “patto con il diavolo”, ne vietò comunque la sepoltura in terra consacrata, e dunque il suo corpo venne imbalsamato e conservato nella cantina di quell’abitazione. Successivamente, dopo vari spostamenti, nel 1853 Paganini fu sepolto nel cimitero di Gaione e poi in quello della Villetta di Parma.

Niccolò Paganini ad oggi resta un genio incontrastato: famoso in tutto il mondo, grande direttore d’orchestra, grandissimo compositore, esecutore e improvvisatore immenso. Idolatrato dai suoi stessi colleghi: da Beethoven a Liszt, da Chopin a Schubert, da Schumann a Berlioz. Ha precorso i tempi e lasciato di sé un’immagine diabolica e maledetta.

Ha consumato la sua esistenza tra eccessi di ogni genere: dedito all’alcool e alle droghe, divoratore di donne. Proprio come una vera rockstar. Sempre e comunque un genio. Forse è per questo che non verrà mai dimenticato.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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