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Disposta una nuova perizia per chiarire i dubbi sulla morte di Luisa Bonello foto

Il giudice ha accolto la richiesta della difesa che ha sollevato perplessità sulla tesi del suicidio, in aula sentiti Bonvicini e Acquarone che non hanno dubbi: "E' un omicidio"

Savona. Verrà fatta una nuova perizia per fare chiarezza sulla morte della dottoressa Luisa Bonello. Dopo che i consulenti di pm e difesa erano arrivati a conclusioni opposte (secondo i primi è senza dubbio un caso di suicidio, mentre per i secondi sarebbe un omicidio), il giudice Matteo Pistone ha infatti disposto (ritenendolo “assolutamente indispensabile”) un nuovo accertamento tecnico come richiesto dagli avvocati Paolo Nolasco e Fausto Mazzitelli.

Per questo il prossimo 23 maggio conferirà l’incarico al perito balistico Stefano Conti e al noto medico legale Roberto Testi (tra i casi che ha seguito anche la morte della Contessa Vacca Agusta, e gli omicidi di Novi Ligure, di Cogne e di via Poma), entrambi di Torino, che avranno il compito di chiarire la causa e la dinamica della morte per dipanare tutti dubbi emersi e stabilire se l’ipotesi del suicidio sia concreta o se si possono aprire scenari come l’omicidio.

I primi ad essere convinti che il 19 settembre del 2014, nella camera da letto della sua casa al civico 17 di via Genova, nel quartiere Valloria di Savona, Luisa Bonello non si sia tolta la vita sparandosi un colpo di pistola in bocca sono proprio i due imputati del processo relativo al caso della morte della dottoressa, ovvero Alberto Bonvicini, ex comandante della polizia postale, e Mauro Acquarone, medico ed ex marito della vittima, che hanno espresso le loro tesi nel corso delle rispettive deposizioni in aula.

“Ritengo che non si sia sucidata e, qualora fosse, e lo ritenessi una mia responsabilità, io moralmente non vivrei più” ha esordito Acquarone che, in riferimento all’ipotesi che l’ex moglie sia stata uccisa ha aggiunto: “Quel messaggio ‘Mauro Perdonami’ (l’ultimo che la dottoressa gli ha mandato prima della morte, ndr) non mi va giù. In 30 anni mi ha sempre chiamato ‘Topi’, perché quella sera mi ha chiamato così?”.

Dubbi sulla paternità dell’ultimo messaggio inviato da Luisa Bonello sono stati sollevati anche da Bonvincini che ha precisato: “La sera della tragedia mi mandò un messaggio in cui mi chiedeva il numero di un avvocato, con toni tranquilli, e mezzora dopo me ne scrisse un altro con toni che non avrebbe mai usato”. Il riferimento è all’ultimo contatto tra lui e la dottoressa Bonello che, prima di morire, scrisse all’ex comandante della polizia postale: “Quando riceverai questo messaggio io non ci sarò più. Volevo solo un po’ di amore da te, ma sei un amorale ed egoista. Purtroppo ti ho voluto bene lo stesso”. Parole rispetto alle quali Bonvicini non sembra avere dubbi: “E’ palesemente creato da chi ha commesso l’omicidio o ha fatto in modo che fosse suicidata. Luisa non avrebbe mai scritto un messaggio così a me. Chi ha mandato quel messaggio è lo stesso che ha assistito alla sua morte”.

Bonvincini ha anche spiegato perché è convinto che la testi dell’omicidio sia fondata: “La dottoressa Bonello si era messa in una situazione pesante per due motivi: il primo quando alla Ubik, durante la conferenza sulla pedofilia, aveva fatto nomi di un certo livello. Si era cacciata in una situazione pericolosa e qualche prete poteva aver fatto scattare l’ora x. In ambito investigativo girava voce che finché lei sbraitava alle conferenze andasse bene, ma che da quando aveva fatto alcune confidenze a me era scattata la sua condanna a morte. In secondo battuta lei era convinta che ci fosse qualcuno, non solo nel ramo ecclesiastico, che ce l’avesse con lei. Mi disse che stava per denunciare i vertici dei massoni bancari. Per questo voleva che le procurassi un avvocato importante”.

L’ex marito della dottoressa ha anche ricordato un inquietante episodio accaduto prima della morte dell’ex moglie: “Hanno dato fuoco a quella che doveva essere la sua vettura. Per errore hanno bruciato quella della vicina che era uguale alla sua ed era parcheggiata dove solitamente la lasciava lei. Le indagini hanno accertato che era un rogo doloso e lei dopo questo fatto aveva paura” ha detto Acquarone.

Quando il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro, che ha chiaramente fatto intendere di non avere nessun dubbio sulla ricostruzione della Procura rispetto alla tragedia, ha chiesto perché non abbia fatto nulla per togliere le armi a Luisa Bonello, l’ex marito ha precisato: “Lei aveva paura e mi disse che con la pistola viveva e dormiva tranquilla. Per questo motivo me sono stato anche se io sono personalmente contrario all’uso delle armi. Avevo manifestato che non ero d’accordo sul fatto che lei le avesse, ma mi ripeteva che aveva paura. Mi disse anche che voleva chiedere una variazione del porto d’armi per passarlo da sportivo a difesa. Oltre a richiedere che il telefono le fosse messo sotto controllo perché riceveva telefonate strane”.

Incalzato dalle domande del pm, l’ex marito ha anche ricordato un episodio del 10 maggio del 2014 quando la dottoressa Bonello aveva tentato il suicidio: “Ero fuori Savona con quella che sarebbe diventata mia moglie. Mi telefona un amico dicendomi che Luisa l’aveva chiamato dicendogli che voleva farla finita. Gli ho subito chiesto di andare a casa sua, insieme ad un’amica che aveva le chiavi, per vedere cosa stava succedendo e mi disse che avevano trovato Luisa con una pistola in mano. A quel punto ho contatto il primario di psichiatria, che l’aveva in cura, per sapere cosa fare e come comportarci. Lo specialista ha poi contattato l’amico per spiegare come farsi dare le armi e tutto si chiuse lì”.

Un episodio al quale Acquarone non avrebbe dato troppo peso: “Aveva detto che non voleva assolutamente farla finita e che era stato un momento di abbattimento. Era molto religiosa e quindi contraria al suicidio” ha aggiunto l’imputato.

L’ex marito ha anche voluto ridimensionare la depressione di cui, secondo l’accusa, pacificamente soffriva Luisa Bonello: “Lei reagiva in modo acceso a certi eventi. Le sue forme depressive erano sempre reattive ad una causa nel precisa. Sicuramente l’acutizzarsi del problema era riconducibile agli ultimi anni della sua vita quando ha cominciato la battaglia di lotta alla pedofilia nella chiesa. Lei ha avuto pazienti che hanno subito violenza da sacerdoti, si tratta di persone psicologicamente rovinate. È stato un impatto emotivo forte e, quando ha capito di sbattere contro un muro di gomma, davanti all’omertà era delusa. Questo l’ha portata a soffrire”.

“Luisa era carismatica, volitiva, intelligente e con grande memoria. L’ho vista disegnata come una persona instabile, ma non lo era assolutamente” ha aggiunto Acquarone.

Pensiero condiviso anche dall’ex comandante della postale che ha detto: “Mi è sempre sembrata competente. Sapeva quello che voleva e lo otteneva. A volte mancava di equilibrio, ma l’ho sempre visto come estro: quando decideva che una cosa andava fatta in un certo modo lei non mollava quella strada”.

Infine, anche Bonvicini ha precisato di non aver mai pensato che la dottoressa potesse farla finita: “Sapevo che prendeva qualche farmaco anche per la depressione e mi aveva parlato di un tentativo di suicidio, ma pensavo fosse per protagonismo per attirare l’attenzione. Per me era una donna lucida: pochi giorni prima di morire aveva rianimato un persona per strada”.

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