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Circonvenzione a Luisa Bonello, Bonvicini nega tutto: “Si offrì lei di farmi un prestito”

L'ex comandante della postale ha precisato: "Mi versò la somma in assegni perché fossero tracciabili. Era tutto alla luce del sole"

Savona. “Provo rabbia per aver avuto dedicate 18 locandine e non so quanti articoli. Io respingo categoricamente ogni addebito”. Alberto Bonvicini, ex comandante della polizia postale di Savona, questa mattina, era un fiume in piena durante la sua deposizione nell’ambito del processo per la morte di Luisa Bonello.

Procedimento nel quale non solo è accusato di omicidio colposo, ma anche di circonvenzione d’incapace, sempre nei confronti della dottoressa in relazione ad un prestito da 70 mila euro, oltre che di truffa e falso (in concorso col suo medico curante Roberto Debenedetti) in riferimento ad alcune assenze dal lavoro che non sarebbero state giustificate. Contestazioni, mosse dal pm Giovanni Battista Ferro, che avevano dato vita ad un vero e proprio filone d’indagine bis che ruotava intorno all’ispettore Bonvincini.

Aspetti sui quali si è concentrata gran parte della lunga deposizione di Bonvincini (difeso dagli avvocati Cesarina Barghini e Francesca Iovine) che ha negato di aver raggirato la dottoressa Bonello con la quale era nata “una forte amicizia”. “Luisa Bonello era capacissima di curare i suoi affari, interessi e proprietà. Gestiva tutto in prima persona, aveva 600 pazienti, andava in moto e sparava come un cecchino al poligono. Parlavamo di tutto e la confidenza tra noi è cresciuta col passare del tempo. Lei ascoltava anche le mie telefonate ed aveva saputo di situazioni di mancati pagamenti, per questo si era offerta di prestarmi dei soldi. Me lo fece tramite assegni perché era l’unico modo per prenderlo tacciabile e quindi evitare che fosse irregolare. Io avevo chiesto consiglio al mio avvocato ed in banca proprio perché non c’era nulla da nascondere: era tutto alla luce del sole”.

L’ex comandante della postale ha precisato anche che aveva concordato una restituzione: “Lei mi diceva di stare tranquillo, ma io avevo preferito così. Dopo che è successo quello che è successo, nel giro di venti giorni, ho integralmente restituito tutta la cifra del prestito. Non capisco la motivazione per cui io avrei dovuto nascondere questa cosa”. Ricostruzione contestata dal pm Ferro che, riferendosi ad un verbale di interrogatorio, ha fatto notare come Bonvincini avesse detto: “Le ho chiesto di aiutarmi economicamente”, ma l’imputato ha replicato precisando: “Avevo chiesto nel senso che lei prima si era proposta di farmelo e poi, dopo qualche tempo, io le avevo chiesto se era ancora possibile”.

“Lei – ha proseguito il pubblico ministero rivolgendosi a Bonvincini – nell’interrogatorio di garanzia ha detto ‘Ho sbagliato e sono pentito’. A cosa si riferiva?”. “Mi ero pentito di averle chiesto i soldi e infatti non li avevo usati. Mi ero reso conto che Luisa poteva essere pressante quando si fissava sulle cose e ho pensato che potesse farlo anche sui soldi” ha replicato l’ex comandante della postale che si è tolto anche un sassolino relativo al fatto che, dopo l’arresto, era venuto fuori che girasse con un’auto di lusso: “Quello della Lamborghini è stato un gossip creato ad arte. Io ho sempre avuto auto pagate a rate e quella l’avevo presa per tre mesi subentrando in un leasing”.

Quanto alle presunte irregolarità sulle assenze dal lavoro per malattia o sulla marcatura degli straordinari Bonvincini ha negato ci fossero: “Ho sempre fatto le ore che dovevo e i miei periodi di malattia erano certificati da una commissione medica”. Quanto ai fogli rilasciati dal suo medico curante (difeso dall’avvocato Rosanna Rebagliati) secondo l’imputato non erano falsi: “E’ capitato solo che dovesse rilasciare delle copie perché mi erano state chieste in Questura dove non si trovavano più. In quell’occasione uno aveva la data sbagliata e quindi venne rifatto due volte”.

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