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Siria, un po’ di chiarezza per comprendere l’offensiva turca

Anche Savona ha fatto sentire la propria voce con manifestanti e striscioni

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Ci state capendo poco di quello che in queste ore sta succedendo in Siria? È comprensibile, si tratta probabilmente del più caotico scenario di guerra ad oggi osservabile. Per capire i prossimi eventi, però, vi viene in soccorso questo articolo che fa, o vorrebbe fare, il punto della situazione.

Nel marzo del 2019 il Califfato Islamico (ISIS) come entità statale veniva sconfitto dalle SDF (Syrian Democratic Forces). L’SDF è una coalizione arabo-curda che godeva dell’ampio sostegno della Coalizione Internazionale a guida statunitense, della quale fa parte anche l’Italia. Da quel momento la situazione siriana si è leggermente semplificata in termini geografici: il sud è controllato dal presidente siriano Bashar al-Assad sostenuto da iraniani e russi; il nord-ovest è occupato dalle forze ribelli ampiamente intese (dal Free Syrian Army, ad ex-jihadisti di altri gruppi minori); e il nord-est al confine con la Turchia dai curdi.

I curdi sono un popolo storicamente vittima di tradimenti e discriminazioni che si caratterizza per un progressismo raro nella regione: ampio ruolo della donna, partecipazione democratica, uguaglianza e struttura sostanzialmente laica. Il loro obiettivo è da sempre stato quello della creazione di una nazione indipendente, da ottenere sia con azioni militari di guerriglia (per le frange armate del movimento) sia attraverso la partecipazione democratica negli stati a minoranza curda come la Turchia.

Venendo agli avvenimenti recenti, circa una settimana fa Donald Trump ha detto di voler ritirare le truppe statunitensi dal nord-est della Siria, smettendo quindi di sostenere i curdi. Lo ha fatto sia perché reputa la guerra all’ISIS conclusa, sia per adempiere a una promessa elettorale fatta nel 2016. Come altre volte si è però trattato di una decisione impulsiva che, anche se parzialmente ritrattata, ha permesso ad Ankara di mettere in piedi il suo piano anti-curdo: invadere la Siria nord-orientale controllata dai curdi e creare una zona cuscinetto tra la Turchia e i territori curdi.

Ed è quello che sta succedendo con la Turchia, che ha attaccato e sta avanzando nel loro territorio curdo-siriano con l’operazione “Fonte di Pace”. Il mondo e gli Stati Uniti hanno criticato fortemente l’operazione e sono partite le varie minacce internazionali: dalla distruzione dell’economia turca se Ankara esagererà, all’invio di milioni di migranti in Europa.

Il fatto è che i curdi probabilmente non sarebbero riusciti a resistere a lungo all’equipaggiato, numeroso e moderno esercito turco. Ed è per questo che, visto il vuoto improvvisamente lasciato da Washington, ha scelto “l’estremo rimedio”: l’alleanza con il governo siriano di Bashar al-Assad. Si tratta di una alleanza momentaneamente tattica che prende il nome di Joint Syrian Force: i curdi sperano di respingere gli assalti turchi; Assad, probabilmente, di recuperare influenza nel territorio curdo-siriano.

A questo punto, la situazione per Ankara diventa più pericolosa: non combatte più solo contro i curdi, ma anche contro l’esercito regolare siriano che, sulla carta, è appoggiato anche da Russia e Iran. In queste ore pare che il primo scontro su vasta scala tra le due fazioni avverrà per la città di Manbij.

La situazione però ha “colpito” in certo senso anche Savona, dove il 13 ottobre c’è stata una manifestazione pro-curda in Piazza Mameli con circa 250 manifestanti e striscioni.

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