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Coronavirus, professionista si ammala a un matrimonio: “Mai tracciati dalla Asl”

"Racconto la mia storia perché le persone possano capire le conseguenze delle loro azioni"

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Liguria. In Liguria, così come in tutto il Paese, i contagi da Coronavirus stanno tornando a salire in maniera vertiginosa, con meno effetti sulle terapie intensive degli ospedali, e con meno decessi, è vero, ma non per questo la situazione non deve essere presa assolutamente sul serio. Aumento dei casi di Covid, difficoltà di tracciamento, lacune da parte del sistema sanitario e responsabilità dei singoli individui: pubblico e privato si intrecciano quando si parla di pandemia e contenimento di essa.

Pubblichiamo la lettera di un giovane professionista genovese che, pur volendo rimanere anonimo, ci racconta come sia semplice lo sviluppo di un focolaio – un matrimonio, anzi due, un addio al celibato e molti asintomatici bastano per scatenare il mix – come sia apparentemente difficile rispettare le regole, anche per chi ha gli strumenti culturali per farlo, come sia ampio il livello di sommerso (l’azienda sanitaria locale non è mai entrata in gioco nell’ambito di questo cluster) e di quali siano gli effetti sulla vita delle persone. Ecco la lettera:

Nonostante si parli spesso di focolaio del centro storico questa situazione si sta allargando a macchia d’olio all’interno della cosiddetta “Genova bene”, che ha continuato in modo assolutamente irresponsabile ad organizzare matrimoni anche con centinaia di invitati, spesso accompagnati anche da addii al celibato e nubilato. La mia testimonianza è relativa a un cluster che si sta allargando rapidamente e ha origine da un matrimonio (e da precedente un addio al celibato) avvenuto il 26 settembre in una località sulle alture savonesi. Il breve contatto con alcune persone che al matrimonio mi ha portato a contrarre il virus. Questo mi obbliga a casa da una settimana, e mi obbligherà a casa ancora alcune settimane.

Sono un libero professionista, ho perso il mio incarico a causa dell’impatto della pandemia sull’economia, e in questo momento di isolamento non potrò occuparmi di trovare altri incarichi, quindi il mio fatturato sarà di zero euro. Se fossi stato un dipendente, la cosa avrebbe obbligato il mio medico a mettermi in malattia senza poter lavorare, questo significa che tutti i dipendenti risultati positivi durante il matrimonio sono a casa e non stanno contribuendo a incrementare gli utili delle loro società che forse sono anch’esse in seria difficoltà a causa del Covid.

Credo che sia importante raccontarvi, e che voi raccontiate, questa storia perché le persone comprendano la gravità delle conseguenze dell’agire senza comprendere appieno l’importanza della propria responsabilità civile. Nei primi giorni di settembre, secondo la mia conoscenza dei fatti, si è svolto un addio al celibato con lo sposo e i suoi amici. Indipendentemente dal programma, che non conosco, nei giorni successivi un partecipante, immagino sintomatico, si è sottoposto a tampone, risultando positivo (questo caso non si è recato al matrimonio).

Questo ha portato gli invitati ad osservare, i 15 giorni previsti dal protocollo Asl e, probabilmente, a tampone risultato negativo, ma il Covid non poteva che essersi infiltrato anche fra la loro rete di contatti, probabilmente invitati anche loro alla cerimonia. Il protocollo prevedrebbe anche di poter uscire alla presenza di un tampone negativo ma, come è noto, i tempi di reazione della Asl sono fortemente compromessi dalla attuale situazione. Dopotutto non è stata certo la Asl a suggerire di organizzare un addio al celibato in una regione fortemente colpita dalla pandemia e in un periodo drammatico in cui i casi stanno tornando a salire.

Personalmente non riuscirei a uscire di casa e a vivere la mia vita serenamente se sapessi di poter essere anche remotamente positivo, pericoloso per i miei cari e per i cari di qualcun altro. Sicuramente non andrei a un matrimonio con molti invitati se non avessi certezze assolute (o il più possibile assolute) sul mio stato di salute. Inoltre, a quanto sono venuto a sapere due settimane prima di questo matrimonio è stato celebrato un altro matrimonio fra nomi molto illustri della città, con alcune centinaia di invitati, molti dei quali in comune con il matrimonio in questione. A quanto so anche da questo matrimonio sono scaturiti dei casi positivi, sempre secondo le mie fonti.

Su questi casi positivi non è sicuramente nemmeno partito il protocollo Asl dei 15 giorni di quarantena dato che invitati a questo matrimonio erano presenti a quello del 26. Quest’evento è forse più grave di quello legato all’addio al celibato ed evidenzia la mancanza di tentativi di contenere i danni. Ma la voglia di celebrare era tale che circa 150 invitati si sono visti in un meraviglioso contesto savonese, per un aperitivo, una cena e qualche timido festeggiamento dopocena. Il tutto con forti dubbi legati alla possibile positività di alcuni presenti e senza informare invitati che sapendolo forse non si sarebbero presentati. Un giorno da sogno in una cornice da sogno è presto diventato un incubo, dato che dal matrimonio sono poi emerse decine di positività accertate e molte attività che non vengono correlate all’evento ma che lo sono, come la mia.

Ad ogni positività equivalgono diverse vite che devono arrestarsi, come la mia e quella della mia compagna che ne veniva da una convalescenza legata ad un’operazione chirurgica fatta alcune settimane fa Una situazione come questa, che sta causando danni economici a molti, potrebbe rappresentare uno stress emotivo molto forte per molti, oltre al probabile prossimo blackout della sanità. La cosa più grave è che questo comportamento è portato avanti da strati sociali considerati “elevati”, che stanno deliberatamente distruggendo e bloccando questa città e questo paese, per le loro velleità e che dimostrano che, forse, non hanno bisogno di lavorare quanto il resto d’Italia”.

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