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Processo “Bonello”, ascoltati in aula i primi testimoni del pm foto

A giudizio ci sono Alberto Bonvicini, Mauro Acquarone e Roberto Debenedetti

Savona. E’ entrato nel vivo oggi, con l’audizione dei primi testimoni dell’accusa, il processo per il “caso” Bonello che vede a giudizio Alberto Bonvincini (difeso dagli avvocati Cesarina Barghini e Francesca Iovine), allora comandante della polizia postale di Savona, per omicidio colposo, circonvenzione d’incapace, truffa e falso, insieme a Mauro Acquarone (avvocati Paolo Nolasco e Fausto Mazzitelli), ex marito della vittima e medico, accusato anche lui di omicidio colposo e il dottor Roberto Debenedetti (avvocato Rosanna Rebagliati), medico curante di Bonvicini, che secondo la Procura gli avrebbe rilasciato dei certificati falsi (per la precisione undici per “gastroenterite acuta” e diciannove per “crisi ipertensive”) utilizzati dal dirigente della polizia postale per giustificare l’assenza dal lavoro mentre, sempre secondo la tesi dell’accusa, anziché essere in malattia, era impegnato in attività personali.

Sul banco dei testimoni hanno sfilato alcuni degli investigatori della squadra mobile della polizia che si sono occupati delle indagini, un poliziotto della scientifica, il medico legale Marco Canepa che aveva effettuato l’autopsia sulla vittima ed un sopralluogo nella scena del crimine, ma anche una vicina di casa della dottoressa. Durante le varie audizioni, anche attraverso le domande dei legali degli imputati, sarebbero stati insinuati alcuni dubbi sul fatto che l’ipotesi del suicidio della dottoressa Bonello possa non essere corretta o l’unica prospettabile. In particolare le difese hanno fatto rilevare la presenza di alcune tracce, che potrebbero essere ematiche, che si trovano sulla porta della camera della vittima (dal lato esterno), ma che non sono state repertate durante i rilievi. Aspetti che saranno certamente approfonditi nelle prossime udienze.

Il processo prende le mosse dalle indagini effettuate dopo la morte della dottoressa Luisa Bonello, trovata senza vita il 19 settembre del 2014 nella sua casa al civico 17 di via Genova a Savona. Secondo la Procura non ci sono dubbi sul fatto che la donna si sia suicidata, ma il pm ritiene che non sia stato fatto abbastanza per impedire che la dottoressa continuasse a tenere in casa diverse armi, tra cui la pistola con la quale quel 19 settembre si era sparata.

Di qui la contestazione del reato di omicidio colposo per Bonvicini, al quale viene contestato di “non aver impedito la morte di Luisa Bonello” perché pur essendo a conoscenza del suo “stato di grave dipendenza da sostanze psicoattive e del possesso e del costante utilizzo da parte della donna di armi comuni da sparo” non ha provveduto in qualità di pubblico ufficiale al ritiro dei fucili e delle pistole che la dottoressa deteneva senza i necessari requisiti. Stessa accusa che viene contestata, in concorso, anche all’ex marito di Luisa Bonello, Mauro Acquarone, che era anche il suo medico curante: conoscendo la situazione della vittima (che soffriva di depressione ed aveva già tentato il suicidio) sarebbe dovuto intervenire perché non avesse più la possibilità di tenere le armi.

Oltre al filone sul suicidio, l’indagine scaturita dalla morte di Luisa Bonello aveva portato all’apertura di un’inchiesta “bis” che ruotava intorno all’ispettore della polizia postale Alberto Bonvicini che infatti è stato poi rinviato a giudizio per circonvenzione d’incapace, truffa ed, in concorso con il suo medico medico curante, Roberto Debenedetti, per falso.

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