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“Pretty little liars”: la recensione

"Un grande lavoro, uno spettacolo del cinema, un pilastro delle serie tv"

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Serie televisiva americana, ideata da Marlene King, andata in onda dal 2010 al 2017, conta sette stagioni da minimo venti episodi l’una, della durata di tre quarti d’ora a episodio. Ispirata alla serie di libri omonima di Sara Shepard, è anche base di due spin-off, Ravenswood e Pretty Little Liars: The Perfectionists.

PLL, così viene chiamata la serie, si basa su due componenti: il thriller e il teen drama. La storia racconta la vita di un gruppo di amiche, quattro splendide ragazze che, un anno dopo la scomparsa della loro amica Allison, iniziano a essere minacciate da una certa A, che conosce ogni loro segreto.

Fin dal primo episodio, la loro vita si divide in due parti. Da un lato il liceo, con gli amori, i drammi da teenager, le verifiche e i problemi familiari; dall’altro la lotta contro il misterioso antagonista A. La genialità della serie si ritrova nel perfetto equilibrio tra questi due mondi, oltre alla loro mescolanza. Non ci sono episodi interamente basati sul liceo, per esempio, ma ogni puntata racconta le due vite metà e metà, dando importanza a tutte e due. Inoltre, il mistero di A porta a sospettare di personaggi che fanno parte del liceo, della loro vita da adolescenti.

Altro punto a favore, la caratterizzazione dei personaggi. Non sono mai classici, banali, inutili o noiosi, ma hanno sempre qualcosa di strano, sconvolgente, magico e soprattutto unico. Le quattro protagoniste in special modo sono spettacolari nei loro difetti e nelle loro virtù, talmente uniche da essere ineguagliabili: la serie non può fare a meno di nessuna di loro.

I segreti sono la base della serie, e questi rappresentano un altro punto a favore. Sono tantissimi, infiniti, ogni personaggio ne ha almeno due e ogni singola volta vengono svelati, rivelandosi peggiori di quanto chiunque si aspetterebbe.

Le loro love story, inoltre, sono apparentemente classiche, come il prof con la ragazzina, il bad boy, l’omosessualità repressa, ma velocemente anche queste banalità classiche dei teen drama diventano necessarie alla serie, innovative nel loro essere, totalmente diverse da come si immaginavano.

La suspense è costantemente alta, le ragazze fanno sentire ogni telespettatore parte della storia, parte del gruppo e sempre in pericolo, bisognoso di sapere chi è A. Ma non è tutto rose e fiori. I personaggi sono troppi, tanto che spesso alcuni si dimenticano perché ricompaiono dopo venti episodi. Senza contare che il sospetto “Forse lui/lei è A” finisce per colpire tutti; lo spettatore si ritrova a incriminare ogni personaggio della serie. Naturalmente è un bene non far capire chi è il cattivo, ma alla fine ogni puntata porta un nuovo sospetto e la mente collassa.

Il grande nemico A si scopre, non è un’unica persona, ma tante, e cambia nel corso della storia: fino alla seconda stagione è uno, poi diventano sei. Qualcuno è A per poco tempo, altri per stagioni intere. A diventa una tunica, la metti se ti va e poi la togli quando non ti serve più.

La trama è sicuramente l’elemento peggiore della serie. Partita in modo splendido, questa prosegue per sette stagioni, tra infiniti A, mille segreti, collegamenti infiniti, fino al punto in cui non è più possibile seguire la trama. Questa si perde, tra il mistico (è quasi una divinità), le inebrianti love story, i fatti della singola puntata. Come sta andando avanti la trama? Se lo chiedono mille telespettatori, ormai persi nella struttura estremamente complicata della serie.

Eppure, un grande successo. Perché? Perché non esiste nessuna serie al mondo capace di affascinare così gli utenti. Arrivati alla terza stagione, la trama diventa quasi un contorno, non ha più valore, può anche non esserci, basta vedere ancora una volta in azione le protagoniste, adolescenti geniali e sempre piene di risorse. Mille segreti a testa, ricadono negli stessi errori, nascondono mille cose, sempre da sole nei boschi, ma non importa quanto dovresti odiarle, le ami tutte, non si può decidere chi è la migliore.

Un grande lavoro, uno spettacolo del cinema, un pilastro delle serie tv che tutti dovrebbero vedere.

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