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Videogiochi e sport? Parliamo di eSport con chi da anni ci lavora

Intervista a Stefano Moretto, presidente di un'associazione che si occupa del mondo eSport

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Che il mondo dei videogames sia in continua crescita ormai lo sa pure chi non si occupa del settore, ma per quanto riguarda gli eSport?

Gli eSport, per chi non lo sapesse, sono gli sport elettronici. Nati all’incirca negli anni ’80, ma venuti alla ribalta solo negli ultimi tempi. Sono vere e proprie discipline di cui si organizzano competizioni internazionali, raccontate da telecronisti e sempre più seguiti dai giovanissimi. Ultimamente in Italia sono stati oggetto di polemiche, sia per quanto riguarda gli ipotetici effetti sulla salute dovuti allo stare molte ore davanti allo schermo, sia per la loro possibile introduzione nei giochi olimpici a partire da Parigi 2024.

Abbiamo intervistato un esperto del settore, Stefano Moretto, presidente della VFL eSport ASD, che da anni si occupa di organizzare e promuovere tornei di eSport.

– Come hai mosso i primi passi nel settore?

Il progetto è nato a Padova alla fine del 2012, organizzando eventi collegati al mondo del gaming per unire dal vivo gli appassionati, cercando di trasformare i giocatori da casualgamer a Progamer.

– Vedi ancora dei pregiudizi in Italia nei confronti degli eSport?

In Italia invece che considerare l’eSport per i grandi successi che sta riscontrando, purtroppo si guarda troppo spesso soltanto gli aspetti negativi, focalizzandosi sui possibili effetti nocivi provocati dallo stare troppo tempo attaccati ai videogames, tralasciando le attività fisiche, lo studio e quelle sociali.

– Cosa consigli a un giovane che vuole avvicinarsi a questa disciplina?

Il mio consiglio personale per chi vuole approcciarsi a questo mondo è quello sicuramente di capire se ci sia del talento. Questo lo si può fare solo partecipando alle competizioni online e live, allenandosi e cercando di sfidare giocatori sempre più forti, senza però superare le due ore giornaliere di gioco.

Un altro consiglio per chi vuole intraprendere questa strada è di iniziare da giovane, indicativamente verso i 14 anni e di farlo affidandosi a una della tante società ASD presenti in Italia affiliate a GEC (giochi elettronici competitivi). Di intraprendere quindi un percorso sano, sempre seguiti da persone preparate.

– Ci sono opportunità di guadagno negli eSport?

Naturalmente bisogna distinguere il giocatore che lo fa per passione dal semiprofessionismo. Guadagnare giocando al momento è per pochi, pensiamo a quanti Roberto Baggio ci sono in Italia sul totale di ragazzi che giocano a calcio.

– Cosa prevedi per gli eSport in Italia?

Il futuro degli eSport è sicuramente in crescita. Al momento non siamo coperti su tutto il territorio, ma prevedo ci saranno sempre più sale LAN e strutture dedicate che permettano a tutti i ragazzi di allenarsi e competere decentemente.

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