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Venti di guerra in Asia

In Asia si sta rischiando l'ennesima guerra tra due potenze nucleari (no, non sono Cina, Russia o Corea del Nord)

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– INDIA E PAKISTAN
India e Pakistan hanno avuto un passato (ed un presente) burrascoso: hanno combattuto sostanzialmente tre guerre, hanno sviluppato l’arma atomica uno in risposta all’altra, e la loro problematica relazione è stata utilizzata anche da paesi come la Cina che, avvicinandosi geopoliticamente al Pakistan, ha voluto “giocare” in funzione anti-indiana. La loro rivalità comincia fin dalla loro nascita con la faticosa indipendenza dalla Gran Bretagna ottenuta nel 1947. Il principale motivo della storica contesa sono i confini della regione del Kashmir (a maggioranza musulmana ma all’epoca governata da un induista) e le sue peculiarità socio-culturali.

Avendo presente tale contesto, gli avvenimenti degli scorsi giorni assumono una ancora maggiore gravità. La nuova escalation di tensione è cominciata con dei jet militari indiani che hanno sconfinato in territorio pakistano per effettuare dei raid aerei su alcuni obiettivi legati al gruppo estremista islamico Jaish-e-Mohammed sviluppatosi a cavallo dei due Paesi e recentemente macchiatosi di un sanguinoso attentato in India. Islamabad, la capitale pakistana, ha subito denunciato la violazione della propria sovranità affermando l’inefficacia dei raid indiani che avrebbero colpito un’area disabitata (mentre Nuova Delhi dice di aver ucciso almeno 300 miliziani).

Il giorno successivo, il Pakistan ha per ritorsione sconfinato con i suoi jet militari nello spazio aereo indiano provocando la reazione dell’aviazione indiana che ha fatto decollare i suoi aerei. Due dei jet indiani sono però stati abbattuti dall’esercito pakistano, che ha anche catturato uno dei due piloti.

Da quel momento aeroporti e ferrovie nella zona del Kashmir indiano e pakistano sono stati chiusi, e si sono registrati anche alcuni scambi di colpi di artiglieria al conteso confine tra i due Paesi.

La tensione sembrava essersi allentata dopo che Islamabad aveva riconsegnato il pilota indiano catturato (con tanto di diretta televisiva e come “segno” di buona volontà nella risoluzione della crisi). Tuttavia nelle scorse ore è ripreso lo scambio di colpi di artiglieria al confine e si contano almeno 5 morti, tra cui 3 civili. Da ricordare, inoltre, che tra alcune settimane l’India andrà al voto nel momento di maggiore tensione tra i due paesi dal 1971.

– NORD COREA
È successo di nuovo. Al Metropol Hotel di Hanoi in Vietnam, Kim Jong-un e Donald Trump hanno tenuto il loro secondo vertice dopo quello di Singapore. Le curiosità dell’evento sono tantissime: dal fatto che Kim abbia fatto più di 60 ore di viaggio sul suo treno blindato perché non si sente sicuro sull'”Air Force Un”, al fatto che sembra parlare un ottimo inglese; dalle numerosissime foto di reciproca giovialità tra i due leader, ai divertenti momenti passati con i fotografi ufficiali; fino alla prima risposta di Kim alla domanda di un giornalista estero sul tema della denuclearizzazione: “Se non la volessi fare, non sarei qua”.

La realtà delle cose è stata però è ben più complessa. Il realistico miglior esito della due-giorni al Metropol sarebbe stato un allentamento delle sanzioni alla Corea del Nord in cambio della fatidica firma di Kim Jong-un al trattato di pace che avrebbe posto fine alla guerra del 1950-53 tra Sud Corea e Nord Corea (si, i due Paesi sono ancora ufficialmente in guerra). Tuttavia il summit non è finito bene come si sperava e si è infatti concluso in anticipo con l’annullamento del pranzo di lavoro previsto e senza arrivare alla firma su una dichiarazione di intenti comune.

Sul tavolo pare ci fosse da un lato (quello coreano) lo smantellamento del sito nucleare di Yongbyon, e dall’altro la richiesta di un forte allentamento delle sanzioni ONU su Pyongyang. Donald Trump ha detto che i rapporti con Kim continueranno ad essere buoni ma che, questa volta, la chiusura del sito di Yongbyon non era abbastanza per l’allentamento delle sanzioni. Resta l’ottimismo per nuovi futuri colloqui.

Secondo molti il peso del fallimento del vertice ricadrebbe principalmente su Donald Trump, che lo ha fortemente voluto e che non potrà usarlo “politicamente”. Per Kim non si possono conoscere le dinamiche interne al regime, ma l’aver portato per la seconda volta il Paese più potente del mondo al tavolo delle trattative ed avervici trattato alla pari potrebbe, insieme alla millantata “relazione personale” con Trump, rafforzarne la leadership, sanzioni permettendo.

Da notare che nelle ore successive alla chiusura del vertice, i Cheollima Civil Defense (CCD) – un gruppo di dissidenti anonimi nord-coreani che pare si occupino della protezione dei disertori nord-coreani – avrebbe proclamato una sorta di governo provvisorio in esilio alternativo a quello di Pyongyang. Pare che in passato i CCD abbiano avuto contatti con Olanda, Cina e Stati Uniti. Resta difficile immaginare i possibili sviluppi e le reali dimensioni della vicenda.

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