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“The following”: una serie da seguire fino alla fine (della prima stagione)

Una storia piena di tensione, paura e imprevedibilità

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“The Following” è una serie spettacolare, che doveva fermarsi ad una stagione. Racconta una lotta senza precedenti, dove il vero pericolo non è il serial killer che anima le scene, ma i suoi seguaci, decine di pazzi innamorati di lui che iniziano a commettere crimini nel suo nome.

La storia è piena di tensione, paura e imprevedibilità. I personaggi sono costruiti in modo esemplare, la trama è scorrevole e lo spettacolo non si ferma nemmeno per un secondo, creando una costante tensione e una caccia all’uomo che sembra non finire, dato che Carroll è praticamente un genio.

Ma ora veniamo alla trama. Ryan Hardy, ex agente dell’FBI, viene richiamato all’azione per catturare il temibile serial killer Joe Carroll. Evaso dal carcere, il pericoloso killer amante dei romanzi di Poe tenterà di uccidere la sua ultima vittima, l’unica ad essersi salvata anni fa. Punterà alla moglie, ora legata emotivamente a Ryan e al figlio che vuole portare con sé.

Emma Hill, Jacob Wells e Paul Torres sono i suoi migliori seguaci, che rapiscono il figlio per tenerlo al sicuro in una magione, dove gli insegnano a essere come il padre. Il loro rapporto è da solo uno spettacolo: finta coppia gay diventata reale e coppia etero in crisi, fino ad un bizzarro rapporto a tre.

Peccato per le successive stagioni. La seconda si può ancora accettare: gli ultimi seguaci sono tutti in una setta nascosta, che Carroll arriva a controllare e usare. In confronto alla prima serie, dove i cattivi erano i tuoi vicini di casa, la serie non tiene.

La terza è ancora peggio, poiché il cattivo non è più Carroll ma un altro, un allievo del maestro di Carroll, che può essere chi vuole ma non è bello e intrigante quanto lo stesso Carroll e quindi non regge il confronto.

Una bella serie, da godersi fino in fondo, ma dove bisogna fermarsi alla fine della prima stagione.

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