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Serie A, Milano e Genova destini incrociati. Tennis: bentornati Murray e Sinner foto

Milan, Genoa e Sampdoria stanno vivendo profonde crisi, mentre per il tennis è stata una grande settimana

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Profondo rosso. Genoa, Milan, Sampdoria e Inter. Vi presentiamo le quattro squadre che probabilmente danno vita ai derby più emozionanti della Serie A, ma che attualmente sono alle prese con profonde crisi di risultati.

Serie A, Milano e Genova destini incrociati; Tennis, bentornato Murray, benvenuto Sinner

Tutte tranne l’Inter, che con il suo condottiero Conte è tornata a contendersi lo scudetto con la sempre presente Juventus. I cugini rossoneri però non se la passano altrettanto bene e, attualmente, ricoprono la dodicesima posizione in classifica.

Tre vittorie e quattro sconfitte con avversari di medio basso calibro, ecco i risultati ereditati da Pioli dalla disastrosa gestione di Marco Giampaolo, mister rivelatosi non all’altezza per un grande palcoscenico come quello di San Siro.

Un Milan così mogio e confuso non lo si vedeva dai tempi di Brocchi e, i tifosi così come la società, hanno preteso un cambio di passo. Fuori dunque l’ex tecnico della Samp e dentro l’ex Fiorentina, pronto a far ricredere qualsiasi scettico.

I tifosi del diavolo però, ormai stufi delle promesse non mantenute da parte della dirigenza, hanno deciso di rivoltarsi contro la scelta di Pioli, allenatore non ritenuto all’altezza per una società con la storia del Milan. Sui social nei giorni successivi all’ufficialità di questa notizia è rimbalzato l’hashtag “Pioliout” e la rabbia di diversi sostenitori si è fatta sentire anche fuori casa Milan.

Con il passare dei giorni però la protesta si è calmata, permettendo a Pioli di preparare al meglio la sfida disputata domenica sera contro il Lecce di Fabio Liverani. Durante la prima mezz’ora sprazzi di buon calcio e Milan in vantaggio, ma nel secondo tempo ecco di nuovo gli antichi fantasmi: i salentini riescono a raggiungere il pareggio grazie al rigore provocato dal tocco di mano in area di Conti.

I rossoneri però sembrano cambiati e, anche grazie a uno scatenato Calhanoglu, riescono a riportarsi in vantaggio (rete di Piatek su assist del turco). Al 92′, quando il match sembrava ormai concluso ecco la beffa per i padroni di casa, raggiunti nel recupero da un eurogol di Calderoni (2-2 il risultato finale).

La rivoluzione tanto sperata da tifosi e società c’è stata quindi, ma solo a metà. Come detto in precedenza, finalmente il Milan ha giocato a calcio, ma il risultato ancora una volta non è stato all’altezza. A questo punto sarebbe necessario che i dirigenti si interrogassero sulla qualità degli interpreti che, a parte in alcuni casi, non sembra adatta per raggiungere l’obiettivo prefissato (quarto posto, cioè la Champions League).

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Lo stesso problema non sembrava avere il Genoa. I rossoblù infatti, dopo una campagna acquisti scoppiettante, erano dati come squadra già salva. Alcuni addirittura sostenevano che il Grifone potesse tornare a volare alto, giocandosi un piazzamento europeo.

Dopo le prime due scoppiettanti giornate il pronostico era stato rispettato ma, da quel momento in poi, qualcosa si è rotto.  Un solo punto nelle sei partite successive è costato infatti la panchina ad Andreazzoli, che sarà sostituito da Thiago Motta.

Un ritorno a casa per l’italo-brasiliano, che prima di volare in Francia (al PSG) aveva disputato alcune stagioni con la maglia del Genoa. Preziosi, nonostante la poca esperienza da allenatore, lo ha ritenuto il migliore tra i candidati, decidendo di affidargli la panchina di una formazione in evidente difficoltà (nonostante le ottime qualità che vanta la rosa).

La salvezza è un obiettivo ampiamente alla portata per una squadra come quella rossoblù, ma i tifosi ormai da tempo non sembrano più avere fiducia nell’operato del proprio presidente. Contestazioni e polemiche lo confermano ogni domenica.

L’inventore del 2-7-2 riuscirà a risollevare le sorti del Grifone?

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Nel frattempo sotto l’altra sponda della lanterna è arrivato Ranieri, che ha sostituito Di Francesco, che aveva ottenuto il magro bottino di una sola vittoria in sette match.

Sir Claudio (così lo chiamano in Inghilterra) ha già dimostrato tutto il suo valore all’esordio contro la Roma, dato che i blucerchiati sono riusciti a imporre un prezioso 0-0. I calciatori sembrano ritrovati e, grazie alla scelta di cambiare la guida tecnica, anche l’ambiente si è ricompattato attorno alla squadra.

Voi che ne pensate? Riusciranno queste formazioni a uscire dalle rispettive crisi? Vi lasciamo lo spazio per i commenti.

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La rinascita di Andy. Andrew Barron Murray ha vinto domenica il torneo ATP di Antwerp (Belgio), battendo in finale lo svizzero Wawrinka per 3-6, 6-4 e 6-4 in due ore e 28 minuti di gioco. 282 giorni fa aveva annunciato il ritiro in un’intervista commovente, interrotta più volte da un triste pianto.

Lacrime che ora si sono trasformate in lacrime di gioia, versate non appena terminata la partita seduto nel proprio angolo, incredulo del proprio successo. Perché la differenza tra una persona comune e un uomo sta proprio nella capacità di non abbattersi, di non mollare mai e di continuare a lottare nonostante l’obiettivo che si pone sembri irraggiungibile, un’impresa irrealizzabile. Nello sport il campione si riconosce nei momenti di difficoltà e Andy Murray si è dimostrato un fenomeno. Ci ha insegnato come nulla sia impossibile: un modello sportivo da prendere a esempio, una favola di sport che da imitare nella vita di tutti i giorni. Perché lo sport è anche e soprattutto questo.

A gennaio Murray è stato costretto a ritirarsi, sotto consiglio dei medici, dopo un anno e mezzo di calvario dovuto a problemi all’anca destra, operata ma non guarita: un dolore troppo forte per giocare. Discorso d’addio e tributo video dei propri colleghi e amici tennisti che hanno omaggiato un tennista da 45 titoli Atp, tra cui due Wimbledon, un’Australian Open e due medaglie d’oro consecutive alle Olimpiadi.

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Nell’intervista sopracitata però Murray aveva fatto tralasciare qualche speranza per un possibile ritorno. O che quantomeno ci avrebbe provato. Non voleva accettare questa sconfitta. La sua volontà non era quella. E allora si è nuovamente operato, ha lavorato duro ed è tornato, prima in doppio con Serena Williams a Wimbledon, suo fratello Jamie e con Feliciano Lopez (con cui ha vinto il Queen’s), e poi anche nel singolare ad agosto. Perde più volte al primo turno, decide addirittura di giocare nel Challenger di Maiorca, dove viene sconfitto dal nostro Matteo Viola (attualmente numero 230 del ranking). Ma afferma che l’anca va meglio, non sente più dolore.

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Affronta altri tornei senza superare mai i quarti di finale. Mette in difficoltà Fognini a Shangai, esce sconfitto, ma sembra rinato. Nel torneo atp 250 di Anversa inizia il torneo da numero 244, ma batte in sequenza Coppejans, Cuevas, Copil, Humbert e il numero 18 del mondo Stan Wawrinka, ritrovando il successo (il 46esimo) due anni e mezzo dopo l’ultima volta. Ora Murray è 127esimo nel ranking Atp. Ma soprattutto ha ritrovato il sorriso. Lo scozzese è tornato, è rinato. E ora sul vocabolario, tra i sinonimi di resilienza ci sarà anche il suo nome: Andrew Barron Murray, in arte “Andy”.

Una settimana di tennis ricca di sorprese, e di rinascite. Sì perché il ventiduenne Andrey Rublev (numero 22) è tornato a vincere un torneo (l’Atp di Mosca) a distanza di più di due anni (Umago a luglio 2017). Discorso analogo per Jelena Ostapenko, vittoriosa in Lussemburgo, che dopo la vittoria del Roland Garros nel 2017 (arrivata fino al numero 5 del ranking Wta) era gradualmente calata fino a ridosso della centesima posizione.

Grandi emozione anche per il tennis azzurro, che sta vivendo uno splendido 2019. In particolare per i grandi risultati di Fognini e Berrettini. Entrambi ancora in lizza per partecipare alle Atp Finals di novembre, queste settimane sono fondamentali per guadagnare i punti necessari a rimanere nei primi 8 della classifica della Race (valida per partecipare alle Finals) per Berrettini (attualmente ottavo) e a conquistare posizioni per il ligure (undicesimo e distante dal suo connazionale).

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Continua il percorso di crescita di Jannick Sinner, il tennista azzurro classe 2001 che ha ottenuto la sua prima semifinale in un torneo Atp, perdendo contro Stan Wawrinka. Il diciottenne altoatesino ha così guadagnato la posizione 101 del ranking e se dovesse entrare nella top 100, sarebbe il più giovane di tale classifica. Tanti i record che questo ragazzo potrebbe battere a breve. Sinner migliora di partita in partita e ha ormai attirato grandi aspettative su di sé. Ma è molto giovane e il futuro appare luminoso. Lasciamolo tranquillo, sperando di poter riparlare di lui più avanti.

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