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Serie A, grande VARaonda nelle ultime giornate; Karate, andiamo alla scoperta del nuovo sport a cinque cerchi foto

Continuano i dubbi e le discussioni intorno al VAR, protagonista di alcuni episodi controversi nelle ultime settimane, mentre lo sport giapponese dal 2020 diventerà una disciplina olimpica

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“Ma perché per questo fallo di mano non hanno fischiato fallo e invece per quello uguale di domenica scorsa no?”. “Era rigore”. “Perché l’arbitro non va a rivedere al VAR questa azione?”. “Con la nostra squadra l’arbitro sbaglia sempre, con gli altri tutto a favore”. “Gli arbitri sono in malafede”.

Tutti i weekend la stessa storia. Quante volte abbiamo sentito queste frasi al bar o chiacchierando con gli amici sulla giornata di calcio appena trascorsa. O peggio letto sui social network, dove la libertà di parola permette a chiunque di reputarsi come autorità suprema in grado di decretare qual era la decisone corretta che il direttore di gara avrebbe dovuto prendere. Senza possibilità di replica. E giù insulti e polemiche, facendoci capire perché l’Italia è il paese più ignorante d’Europa, “battuta” solo dalla Romania.

Nelle ultime settimane tanti gli episodi contestati e dibattuti, su tutti il braccio in area di De Ligt, sabato nel derby della Mole. Rigore non dato al Torino, le reazioni potete immaginarle: rivolte popolari, sentenze e ipotesi di complotto, considerando che la Juve è stata al centro di questa settimana difficile per la classe arbitrale e il VAR (ricordiamo acronimo di Video Assistant Referee).

Non sto qui a tediarvi elencandovi gli episodi dubbi e su cui la stampa e i media ci hanno “marciato” per settimane, distogliendo l’attenzione dallo spettacolo vero del calcio. Voglio solo darvi un consiglio. Un gesto che può chiarire tante perplessità e permettere di capire anche perché gli arbitri prendano una decisione piuttosto che un’altra, soprattutto quando c’è di mezzo l’utilizzo della nuova tecnologia a disposizione. Mi sto riferendo alla lettura del regolamento del giuoco del calcio, il quale include anche le linee di guida per gli ufficiali di gara e il protocollo VAR. Io lo sto facendo e credetemi che leggere le regole del gioco del pallone aiuta a capire veramente tante situazioni di gioco spesso contestate e polemizzate da noi tifosi. Tifosi però non a conoscenza in modo adeguato delle norme che disciplinano uno sport complesso come lo è il calcio.

Gli arbitri prendono delle decisioni spesso controverse, le quali tuttavia sono la mera attuazione del regolamento in vigore. Un regolamento che forse andrebbe corretto poiché sono tante le situazioni di gioco che hanno margine di miglioramento: sia nelle regole in sé che nella gestione di utilizzo del VAR. Tutti aspetti in cui è ancora presente un margine di soggettività e interpretazione della scelta del direttore di gara, invece di una completa oggettività e chiarezza unanime che elimina eventuali difformità di giudizio.

Tuttavia si devono accettare le attuali norme in vigore, ma soprattutto conoscerle bene. Ed è per questo che qui riporto una parte del regolamento relativo prima all’utilizzo del VAR e poi ai falli di mano. Leggiamo e studiamo il regolamento invece di lamentarci, poi forse dopo potremmo permetterci di discutere e dire la nostra posizione sulle decisioni della terna arbitrale. Solo dopo, forse.

Chiacchiere da VAR: quante polemiche!

Ecco cosa dice il regolamento ufficiale del Giuoco del calcio:

Il VAR può assistere l’arbitro soltanto in caso di “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto” in relazione a:

  • rete segnata/non segnata;
  • calcio di rigore/non calcio di rigore;
  • espulsione diretta (non seconda ammonizione);
  • scambio d’identità (quando l’arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato).

L’arbitro deve sempre prendere una decisione. La decisione di consentire al gioco di proseguire dopo una presunta infrazione può sempre essere riesaminata. L’arbitro può ricevere assistenza dal VAR che viene utilizzato solo dopo che l’arbitro ha preso una decisione, o se un episodio grave non viene visto dagli ufficiali di gara.

La decisione iniziale assunta dall’arbitro non sarà modificata a meno che la revisione video non mostri palesemente che la decisione era un “chiaro ed evidente errore”.

Solo l’arbitro può iniziare una “revisione”; il VAR (e gli altri ufficiali di gara) possono solo raccomandare una “revisione” all’arbitro. La decisione finale viene sempre presa dall’arbitro.

Chiacchiere da VAR: quante polemiche!

E sui falli di mano:

È un’infrazione se un calciatore:

  • tocca intenzionalmente il pallone con la mano o il braccio;
  • ottiene il possesso/controllo del pallone dopo che questo ha toccato le sue mani/braccia e poi crea un’opportunità di segnare una rete o segna la rete.

È di solito un’infrazione se un calciatore tocca il pallone con le mani/braccia quando: 1) queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo; 2) queste sono al di sopra dell’altezza delle sue spalle.

Le suddette infrazioni si concretizzano anche se il pallone tocca le mani/braccia del calciatore provenendo direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) di un altro calciatore che è vicino.

A eccezione delle suddette infrazioni, di solito non è un’infrazione se il pallone tocca le mani/braccia del calciatore:

  • se proviene direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) del calciatore stesso o di un altro calciatore che è vicino;
  • se mani/braccia sono vicine al corpo e non si trovano in posizione innaturale tale da aumentare lo spazio occupato dal corpo;
  • quando un calciatore cade a terra e mani/braccia sono tra corpo e terreno per sostenere il corpo, ma non estese lateralmente o verticalmente lontane dal corpo.

Qui vi lascio il link al regolamento ufficiale della FIGC: www.aia-figc.it/download/regolamenti/reg_2019.pdf

Fatene buon uso e buona lettura.

Chiacchiere da VAR: quante polemiche!

Passione karate. Calcio, basket, ciclismo, pallavolo, tennis, nuoto, beach soccer, ginnastica artistica e tanto altro ancora. Ecco tutti gli sport finora raccontati dalla nostra rubrica, che spesso cerca di incuriosirvi provando anche a raccontare le discipline emergenti.

Lo sport di cui vi parleremo oggi è chiamato così per convenzione, ma è in realtà preferibile definirlo disciplina. Il karate nacque proprio per quello, per insegnare ai giapponesi (la nazione del Sol Levante fu la culla) il modo di comportarsi, ma anche ovviamente per insegnargli a difendersi.

Le mosse infatti vanno sempre e solo usate per proteggersi da un attacco, ma mai un karateka (così vengono definiti gli atleti che praticano il karate) dovrà utilizzarle per iniziare una lite. Questo concetto viene spiegato anche ai bambini già dalla prima lezione in palestra, proprio perché è considerato fondamentale.

Dando per scontato che tutti voi conosciate le basi di questo sport potremmo subito iniziare parlando dei nostri atleti migliori e della situazione delle palestre nella nostra provincia. Sapendo però che non è così, cercheremo brevemente di spiegarvi i segreti del karate.

Intanto dovete sapere che, dopo un iniziale periodo di rodaggio, un atleta può scegliere quale delle tre parti fondamentali di questo sport allenare maggiormente. Questa disciplina si divide infatti in kumite, kata e kihon. Il primo termine definisce un combattimento tra due persone, mentre i secondi due vengono accorpati utilizzando solo la prima parola.

Il kata infatti integra il kihon, perché entrambe le espressioni indicano uno schema nel quale viene proposto un insieme di mosse (calci, pugni, salti ecc…).

Sicuramente avrete sentito parlare della famosa cintura nera, cioè di quell’oggetto che indica il livello raggiunto da un karateka. Essa è conquistabile dopo un lungo percorso, che prevede il passaggio di diversi esami.

La preparazione di un atleta è dunque segnalata da una cintura colorata, che parte dalla bianca (livello base) fino ad arrivare appunto a quella più importante (la nera appunto).

Chiacchiere da VAR: quante polemiche!

Un’altra curiosità è rappresentata dall’abbigliamento che i karateka devono indossare per scendere sul tatami (tappeto sul quale si svolgono le mosse e i combattimenti). Essi devono infatti mettersi il “karategi”, composto da dei pantaloni e una giacca bianchi, larghi e leggeri.

Potremmo continuare raccontandovi come si svolge un esame per il passaggio di cintura o quanti kata esistono, ma questo probabilmente vi annoierebbe.

Dopotutto è giusto conoscere alcune regole dello sport del quale si parla, ma sicuramente in molti vi starete chiedendo se qualche italiano riesce a dire la sua a livello internazionale.

Dovete sapere che il nostro movimento vanta diversi atleti affermati, che spesso riescono a dire la propria anche ad Europei e Mondiali. L’obiettivo dei karateka italiani è adesso quello di raggiungere l’Olimpiade, che per la prima volta tra le sue discipline avrà anche il karate.

La federazione che si occupa delle arti marziali in Italia è la Fijlkam (Federeazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Proprio essa a gennaio ha organizzato un raduno, al quale hanno preso parte i migliori karateka italiani, supportati da alcuni ottimi atleti ormai ritiratosi.

Attualmente la nostra nazione potrebbe vantare alle Olimpiadi la partecipazione di quattro atleti (se riuscissero a mantenere le posizioni ricoperte attualmente in classifica): stiamo parlando di Mattia Busato, Angelo Crescenzo e il capitano Luigi Busà per il kumite e di Viviana Bottaro per il kata.

Chiacchiere da VAR: quante polemiche!

Proprio quest’ultima è arrivata terza nella Premier League svoltasi a Tokyo, rendendo Genova (la ragazza è nativa del capoluogo ligure) e la Liguria infinitamente orgogliosi. Da segnalare anche l’argento ottenuto proprio da Crescenzo (campione del mondo) nella medesima competizione.

Prima di concludere è giusto farvi sapere che anche la nostra provincia vanta degli ottimi risultati. Spesso la “Sen Kai Karate” di Albissola Marina, ma anche la “Karate Club” e la “Shindokai” di Savona riescono ad ottenere ottimi risultati, addirittura risucendo  a qualificare i propri atleti per i nazionali che ogni anno si svolgono a Roma.

Auguriamo quindi un grande in bocca al lupo a tutti gli atleti in lotta per un posto all’Olimpiade, sperando di riuscire a dire la nostra anche nella competizione più importante per antonomasia.

 

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