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L’oro di Savona e dintorni: la ceramica foto

La storia e l’evoluzione del materiale che ha fatto conoscere la riviera savonese al mondo intero: il tutto esposto nel Museo della Ceramica di Savona

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Quando si parla di ceramica il riferimento ad Albisola sorge spontaneo. Il suo grande ruolo a livello internazionale nella produzione e lavorazione di ceramiche da sei secoli a questa parte ha decretato automaticamente nel pensiero comune l’associazione tra il comune del savonese con il materiale derivante dalla lavorazione, l’essicazione e la cottura dell’argilla (insieme ad altri elementi): testimonianza ne è il museo Manlio Trucco di Albisola Superiore. Ma anche Savona era ed è tuttora legata alla produzione della ceramica, tanto da essere considerata con Albisola uno dei centri fondamentali del Mediterraneo; ciò è dimostrato dalla presenza del Museo della Ceramica, l’esposizione di quattro piani nel palazzo di Monte Pietà, situato nel centro storico della città della Torretta.

Il nostro percorso alla scoperta delle bellezze artistico culturali di Savona continua quindi con la presentazione del fantastico Museo della Ceramica: uno spazio che ripercorre l’evoluzione della ceramica attraverso la mostra di più di mille esemplari realizzati con questo materiale. La ceramica ha caratterizzato la storia, la cultura e l’arte (influenzando anche la pittura e l’arte figurativa) di questa zona della nostra Provincia; un’influenza tangibile nella vita di tutti i giorni, determinata dalla grande varietà di oggetti in ceramica che si utilizzano quotidianamente nelle nostre case.

La visita al Museo è stato un viaggio entusiasmante tra piatti e disegni, stagnoni (vasi a corpo ovoidale) e figure, colori di qualsiasi tonalità, forme più o meno definite rappresentanti entità sia concrete che astratte. Un percorso dominato da un unico fattore comune: la ceramica.

L’esposizione museale rispecchia un’evoluzione cronologica della storia della ceramica. Nelle prime sale tuttavia si nota subito uno sbalzo temporale: si comincia con l’apprezzare esemplari risalenti al XVII e XVIII secolo continuando poi però il percorso con pezzi del quattrocento e del cinquecento; anche l’ultima parte del museo torna indietro nel tempo con pezzi risalenti al cinquecento e poi all’otto-novecento. Questi flashback, a mio avviso, possono destabilizzare il visitatore che può rimanere confuso dalla non linearità cronologica di esposizione riscontrata nel museo.

Secondo piano

La visita comincia al secondo piano con la preziosa sottocoppa realizzata da Agostino Ratti nel 1700, in cui è raffigurato “il ratto di europa”, dipinto del celebre pittore Tiziano. La seconda sala è dedicata allo stile istoriato-barocco del XVII secolo, il secolo d’oro della ceramica: inconfondibili sono le decorazioni di vasi e piatti con i tipici colori bianco, azzurro e blù derivati dal cobalto, una colorazione spettacolare che fa rendere al massimo la ceramica; sulla superficie sono dipinte divinità, guerrieri ed episodi mitologici. Sempre del seicento sono le influenze orientali che producono uno stile naturalistico in cui la vegetazione e gli animali la fanno da padrone, mischiati ai tipici elementi occidentali. La quarta sala presenta gli affascinanti affreschi religiosi del quattrocento originari del Monte Pietà, edificio la cui funzione consisteva nell’elargire prestiti senza scopo di lucro in modo da estirpare il fenomeno dell’usura; inoltre vi sono stemmi, araldi a testimoniare il passaggio di mercenari stranieri.

L’esposizione continua con le mattonelle in maiolica, definite in dialetto loggioni, tipiche del XV e XVI secolo: venivano usate come piastrelle, grazie alla particolare decorazione smaltata con disegni, linee e colori che ricordano le azulejos ispano-islamiche. Altre influenze arrivano dal centro Italia, con lo stile istoriato rinascimentale che viene applicato su stagnoni e idrie, raffiguranti scene dell’Antico Testamento e della mitologia (come la metamorfosi di Ovidio). La storia della ceramica ligure è un continuo adattamento ai gusti e alle tendenze del periodo: così avviene nel settecento con la porcellana e la terraglia bianca che sostituiscono la maiolica, con l’utilizzo di nuove varietà di colori; l’artigianato savonese e albisolese reagiscono ispirandosi al lusso francese di Luigi XIV, allo stile cinese orientalizzante, alla scuola inglese e allo stile classico del barocco, rifacendosi anche allo stile neoclassico e dando vita così a una produzione molto particolare, come le opere del famoso artista savonese Giacomo Boselli. Caratteristica sempre di questo periodo è l’introduzione della terracotta: la terraglia nera di color bruno manganese; con questo materiale venivano creati prodotti semplici e di uso popolare, non per questo meno affascinanti, visto la particolare tonalità di colore, anche giallastra.

Nelle ultime due sale del secondo piano, è possibile ammirare la prestigiosa collezione di più di duecento opere donate dal principe Arimberto Boncompagni Ludovisi: pezzi in ceramica risalenti al seicento e settecento che esprimono al meglio la bellezza dei prodotti realizzati con questo materiale.

Terzo piano
Al piano successivo la visita continua con l’ampia esposizione di vasi, idrie, fiaschette derivanti dalla farmacia dell’ospedale San Paolo di Savona: nel tipico colore bianco, azzurro, blù, questi contenitori, in stile orientalizzante a tappezzeria, si distinguono l’uno dall’altro per l’uso medico specifico, ma tutti presentano un’immagine di San Paolo. La sala 11 espone i pezzi del primo novecento; periodo caratterizzato, oltre che dalla produzione di ceramiche ispirate alla tradizione, dall’art deco e dalla corrente del futurismo: entrambi apportano una totale modernizzazione di gusti e spirito, la prima con una decorazione fitomorfa (decorazione vegetale e floreale), sintetica e geometrica data da esempi in terracotta verniciata, la seconda con il razionalismo e opere di avanguardia in terracotta smaltata e ingobbiata (tecnica di copertura e decorazione). L’ultima sala del piano è dominata dalla grande scultura dell’albero di kaki che lascia letteralmente a bocca aperta: è simbolo della produzione del secondo novecento che ricerca l’informale, nonostante il continuo ritorno al passato e all’arte figurativa.

Quarto piano
Sono rappresentate numerose opere dell’arte contemporanea, frutto dell’ibridazione tra arte e design: lontane un abisso ormai dalle prime lavorazioni della ceramica in Liguria del XV secolo, non sono più destinate all’utilizzo ma realizzate dalla creatività degli autori per un mero fine artistico. Opere eseguite dai molti artisti internazionali che lavoravano ad Albisola e Savona in quel periodo, con l’utilizzo di nuove ceramiche per un’estetica dell’inesattezza. Nella sala 14 vi sono imponenti esempi di scultura del XX secolo del famoso artista ligure Arturo Martini.

Primo piano
L’esposizione termina in questo piano; la sala 15 ospita numerose ceramiche della Madonna Nostra Signora di Misericordia del Santuario di Savona, mentre l’ultima sala contiene ceramiche d’arredo in stile neoclassico dell’ottocento, un grazioso presepe con statuette policrome in terracotta e oggetti di uso quotidiano in terracotta di color giallo risalenti al XIX secolo. La splendida visita termina con la visione di un filmato riassuntivo di quanto visitato; la particolarità del video risiede nella stanza in cui viene proiettato: una stanza multimediale, quadrisfera, che rende suggestiva l’esperienza grazie a un sistema di specchi che amplificano l’effetto visivo dei colori e delle immagini dei prodotti in ceramica mostrati.

Il museo della ceramica fa parte del MUSA, il circuito di musei civici di Savona formato da: Museo della Ceramica e la Pinacoteca civica compresi nel Museo d’arte di palazzo Gavotti, il Museo Archeologico e il Museo Sandra Pertini e Renata Cuneo nel palazzo della Loggia sul Priamar. La gestione è affidata alla fondazione A. De Mari che collabora con l’Amministrazione Comunale di Savona, Albisola Marina e Albisola Superiore, la Fondazione Museo della Ceramica di Savona Onlus, la Cassa di risparmio di Savona e la Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Savona; a livello finanziario è sostenuto interamente dalla Fondazione A. De Mari. A inizio 2018 è stato indetto un bando per le gestione del Museo: sono stati proposti dei progetti da parte di tutti i partecipanti e ora sono in corso di valutazione; l’idea che traspare è quella di affidare il compito a coloro che hanno presentato il miglior progetto: una gestione sperimentale di due anni con opzione di rinnovo per il terzo. Tuttora non è ancora stato deciso niente, ma speriamo che chiunque venga scelto per l’amministrazione del Museo, possa fare il meglio per questo patrimonio artistico e culturale.

La visita al Museo è stata davvero una bella esperienza; sono rimasto colpito dalla bellezza degli oggetti e da come nel tempo l’uso e le decorazioni della ceramica siano cambiati radicalmente. Una ricchezza di tale valore merita assolutamente di essere vista e conosciuta. Insomma, una visita consigliata a tutti coloro che vogliono rifarsi gli occhi.

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