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Reversal – la recensione

Trama interessante, ma sviluppo non convincente

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Reversal è un film americano disponibile su Netflix il cui titolo completo è: “Reversal, la fuga è solo l’inizio”. La regia è di José Manuel Cravioto, e il suo genere è horror. Durata 80 minuti circa. Anno di uscita: 2015.

Protagonisti della storia sono due maschi e due femmine. Solo uno dei nomi viene detto, e fin troppo spesso, Ronnie. Un punto a sfavore della storia.

La trama è molto interessante. Una ragazza, prigioniera in una cantina, dopo molti abusi, riesce a liberarsi dalla sua prigionia. Un mattone di fortuna, un colpo in testa al suo carceriere, un uso veloce delle chiavi e il lucchetto si apre. Altrettanto velocemente incatena l’uomo.

Giunti a questo punto, il film merita mille lodi. Un’azione perfetta, aggressiva al punto giusto. La ragazza non solo si libera, ma incatena il suo carceriere, cosa che solitamente non succede mai nei film. Invece di fuggire di sopra correndo, si assicura che egli non possa seguirla. Un grande gesto, un ottimo pensiero e una resa perfetta.

In seguito, corre di fuori e sembra perdere il controllo, urla, sbraita, tira calci al furgone, torna in casa, cerca le chiavi e trova delle foto, con cui comprende di non essere l’unica ragazza catturata. Totalmente opposto a prima, sembra essere illogica e spaventata, quando teoricamente non ha più nessun nemico.

A quel punto il piano: costringere l’uomo a portarla dalle altre ragazze per liberarle. E come farlo? Con uno strumento che ella stessa crea, una specie di guinzaglio fatto con fil di ferro e tubo arrugginito. La protagonista recupera coscienza, si trasforma in un ingegnere, crea l’arma ed elabora un piano degno di mille applausi, un intento da vera eroina. L’uomo non può fare altro che seguirla.

Da questo punto il film prosegue su tre trame parallele.

La prima, meno importante, riguarda una serie di flashback con lei e il suo fidanzato Ronnie, in cui si divertono e ridono. Una cosa come dieci minuti totalmente inutili, insignificanti ai fini della trama, visti tramite occhio della telecamera e incapaci di spiegarti qualcosa.

La seconda sono le scene di azione. La protagonista si dimostra da subito un’assassina, che senza remore o tremori uccide chi ha davanti. A causa sua almeno tre malviventi del giro di rapimenti perdono la vita. Azioni belle, violente, giuste, omicidi perfetti ai danni di stupratori o rapitori e quindi giustificabili se non elogiabili, nessuna remora nello sparare e uccidere. Cosa strana da parte di una ragazza, ma sicuramente molto più spettacolare della classica vittima, che non sa uccidere il suo carceriere.

La terza è la trama in generale, un insieme di cose senza senso. La prima ragazza scappa e muore su un palo di legno, la seconda pare sotto sindrome di Stoccolma e va uccisa in quando tenta di uccidere la protagonista, la terza si allea con l’eroina, la quarta viene trovata morta. Lei cerca di aiutarle, tutte quante, di portarle con sé. Le altre, tante altre, sono dell’est Europa, ma a loro viene semplicemente lasciata la porta aperta, senza motivo. Con l’unica alleata, riescono praticamente a distruggere il giro, peccato solo che questa prima di fidarsi la consideri una pazza, e questo per buona parte del film.

Chiamare la polizia e mandare in questi posti qualcuno più preparato? L’idea non sfiora nemmeno lontanamente la logica della ragazza.

Rendere il suo carceriere paralitico affinché non possa fare nulla se non parlare? Nemmeno questo viene fatto. Difatti, l’uomo, spesso crea dei problemi.

L’incontro con Ronnie e la scoperta che lui fa parte del giro è allucinante, in quanto per ucciderlo ci mette un’infinità rispetto agli altri. Strano, dato che non crede a nemmeno una sillaba di quello che le dice.

Infine, la protagonista porta a casa il carceriere, lo lascia davanti alla porta mentre lui la prega di non farlo, la moglie lo trova, la figlia va a chiudere ma lei blocca la porta. Il finale è totalmente aperto, non si sa se lo ucciderà o no, se farà del male alla famiglia o no, nulla si comprende.

Uno strano film questo Reversal, in quanto viene dato lustro all’unica cosa che solitamente non ne ha, la protagonista. Per la prima volta una ragazza incarcerata e abusata non solo si libera ma si dimostra logica, intelligente, forte, pronta a uccidere; tutto questo però soltanto nelle scene d’azione. Per il resto, il film è riempito di fatti irreali, illogici, immotivati, azioni che non vanno fatte e altre giuste che non vengono eseguite, più quei flashback inutili.

Un film che doveva durare quindici minuti: lei si libera, imprigiona lui, prende le chiavi e va alla polizia con le prove che altre ragazze sono catturate. La polizia interroga lui e le libera. Questa doveva essere la trama. Espandibile l’interrogatorio, la fuga, il ritrovamento, ogni cosa. Ma questa trama, in cui la ragazza diventa eroina e rischia la vita, la libertà e la salvezza, è poco realistico, specie se ella viene mostrata come ingegnere e assassina a inizio film.

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