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Suicide Squad – la recensione

La trama è semplice, la Suicide Squad dovrà combattere un super-cattivo che vuole distruggere/conquistare il mondo

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Film del 2016 diretto da David Ayer, “Suicide Squad” è un film americano della durata di due ore circa, facente parte della DC Extended Universe come terza pellicola della saga, vincitrice del premio Nobel al miglior trucco.

Così come Avengers e Justice League rappresentano squadre di eroi, Suicide Squad (o squadra suicida) rappresenta un gruppo di combattenti che si uniscono per uno scopo comune. La novità è che non sono degli eroi a unirsi, bensì dei cattivi, criminali, aventi super-poteri o abilità particolari, nemici giurati di grandi eroi come Batman e Superman.

Sono proprio questi esseri malvagi a unirsi in una squadra, sotto l’obbligo e la minaccia di morte di Amanda Waller, agente governativo famoso nell’universo DC.

Idea ammirabile, i cattivi uniti in una squadra che divengono protagonisti di un film corale.

La trama è semplice, la Suicide Squad dovrà combattere un super-cattivo che vuole distruggere/conquistare il mondo. Trama classica, però avente la novità di vedere cattivi contro cattivi.

Amanda Waller costruisce la squad portando davanti un fatto e un’ipotesi raccapricciante. Superman è morto (nel film precedente) e lui proteggeva la Terra. Ma se un giorno arrivasse un Superman cattivo, chi lo fermerebbe? Serve una squadra che possa, nel caso, affrontare una simile minaccia, ma chi può comporla? Perché non usare i criminali chiusi in cella? Basta impiantargli un chip bomba nella testa per assicurarsi che eseguano gli ordini e si possiede una squadra suicida pronta a combattere minacce alla Terra senza il rischio di perdere grandi eroi. Come concetto è perfetto. Ma la squadra non lo è.

I componenti della squadra sono Deadshot, Harley Quinn, Capitan Boomerang, El Diablo, Killer Croc, l’Incantatrice e Slipknot. Il capo squadra è il colonnello Rick Flag. L’ultimo membro è Katana.

Soltanto la strega, El Diablo e Killer Croc sono effettivamente funzionali alla squadra. Sono gli unici tre ad avere super-poteri (magie per lei, creare il fuoco per lui), eccetto l’ultimo che però possiede una super forza e quindi teoricamente potrebbe affrontare un Superman malvagio in un corpo a corpo.

Il colonnello Flag non ha poteri, è un semplice umano che però guida la squadra, un buono, quindi ha il suo perché. Peccato che al gruppo si unisce Katana, un “eroe” maestro di arti marziali con una spada incantata che assorbe le anime di chi uccide. Katana è praticamente l’unico eroe della trama, potrebbe guidare lei la squadra; per motivi non spiegati, ne fa soltanto parte, lasciando il comando al colonnello, che come unico potere, oltre a saper sparare in quanto soldato, può dare il comando via tablet e uccidere i membri della squadra.

Gli altri membri della Squad non si sa perché siano lì. Non ha senso la loro presenza. Capitan Boomerang sa usare i boomerang come armi, Deadshot è il miglior cecchino del mondo, Slipknot è un maestro nell’uso dei rampini e negli omicidi tramite corde, insomma sono criminali di tutto rispetto che, contro Batman, contro Arrow, contro Wonder Woman potrebbero lottare e farsi valere. Ma i super poteri? Praticamente non li hanno. Non sbagliare un colpo, saper usare ogni arma da fuoco, essere un genio della chimica, tutte abilità utili ma non soprannaturali (al massimo un po’ oltre la capacità umana media) e quindi inutili contro Superman. Cosa potrebbero mai fare contro l’Uomo d’acciaio versione malvagia? Nulla.

Harley Quinn? Lei è il punto di domanda del film. Nessun super-potere, abilità in arti marziali e capacità di usare una mazza da baseball, completamente pazza. Utile alla squadra? Se contro Deathstroke o Batman certamente sì, ma contro Superman? E soprattutto pazza, incontrollabile, differente dagli altri, la più pericolosa di tutti. Non ha senso la sua presenza. È bella, fa ridere, come cattiva nulla da dire, ma nella Suicide non serve a nulla.

La trama vede la squadra lottare contro, non un nemico nuovo, ma un componente della stessa, la strega, che ha evocato suo fratello e ora intende conquistare il mondo. La lotta finale porta i due antagonisti alla morte, ma la squadra perde Diablo e Slipknot.

L’esercito dell’incantatrice è privo di valore, la ricerca della strega è lunga e noiosa, la squadra si dimostra coraggiosa fino a diventare praticamente una Justice League di cattivi redenti con una morale e un cuore degli affetti (Deadshot soprattutto, per la figlia che vuole proteggere).

Il joker ha una parte nella storia, in quanto tenta di salvare Harley più volte fino a riuscirci, rischiando prima di farla morire assieme a lui. La loro storia d’amore non è assolutamente come tradizione, anzi è passionale e romantica, totalmente opposta ai fumetti.

Gli scontri sono notevoli e ben fatti, Slipknot muore tentando di fuggire ma Diablo no, lui muore combattendo, passando da pacifista convinto a membro attivo della squadra fino a sfidare il fratello della strega con tutti i suoi poteri. Uno scontro realistico, in cui anche i “buoni” cadono.

Il film ha ottime premesse e non va denigrato. Purtroppo, molti errori, troppi errori, lo portano a perdere valore, coerenza e bellezza.

Se la squad avesse combattuto contro un nemico più “umano”, come per esempio Deathstroke, probabilmente sarebbe stato più logico.

Ma il grande errore del film è proprio la bontà. Gli eroi sono i cattivi, ma questi non restano cattivi, anzi diventano i buoni. Cattivi, prima costretti a fare del bene e poi buoni samaritani per scelta loro.

Suicide Squad è un film corale che ammazza i cattivi togliendo loro la caratteristica di malvagi. Possono lottare per il bene se ricattati, obbligati, ma non per loro scelta. Possono voler uccidere la strega, ma poi, senza più i chip, non ha senso tornare in cella, così come salvare i ricattatori.

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