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Ode e onore alla cultura

Come l'analfabetismo funzionale ci sta uccidendo tutti

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Viviamo in un mondo buio. Complicato. Per certi versi… comico. Un paese che prende per il “di dietro” l’Ucraina per considerare Al Bano una minaccia nazionale, quando, fino a qualche settimana fa, per noi lo era Mahmood. Un paese che considera cartoni animati come “Adrian”, un valido programma da mandare in prima serata, nonostante la presenza di una multinazionale chiamata “Mafia International”.

A Napoli. Che dà lo stesso effetto di urlare “Forza Pisa” a Livorno e sperare di non ricevere insulti sulla professione della propria madre.
Siamo un paese che secondo i calcoli dell’OCSE ha subito una delle più pesanti regressioni culturali mai certificate in Europa in epoca moderna: quasi il 47% degli italiani, infatti, risulta essere affetto da analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di applicare nozioni base di lettura, comprensione di testi, scrittura e calcolo nella vita quotidiana. Niente male per un paese che si vanta di possedere la metà del patrimonio artistico mondiale!

Ma in questa selva oscura di ignoranza, qualche paladino si alza per dissipare le nebbie della stupidità, con metodi più o meno ortodossi, a costo di risultare “arroganti” o “pomposi”. Ho ragionato molto su chi potesse sedere su quest'”Olimpo moderno della cultura” e primi tra tutti ho scelto, Piero e Alberto Angela, senza dubbio. Il padre, divulgatore scientifico, scrittore e giornalista (patrimonio mondiale dell’umanità dal popolo di Internet), è riuscito in imprese grandiose come ricevere 8 lauree honoris causa, 4 cittadinanze onorarie e ben 7 Telegatti.

Il figlio, paleontologo, paleoantropologo e “uomo intelligente più bello d’Italia” (visto che la razza di “uomo intelligente” si sta estinguendo, è giusto fare una distinzione) ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello mondiale, tra cui il nome di un asteroide, di un’orchidea e di una stella marina. Ma la più grande e memorabile tra tutte le imprese compiute, è stata la capacità di monopolizzare lo share di una serata in cui a pochi canali di distanza si sarebbe svolta una partita con la Juventus, in Champions League. Sono imprese che a confronto farebbero tremare Giasone e tutti gli Argonauti.

Alla destra del Padre (Angela), abbiamo il signor Burioni, medico accademico e anche lui con laurea honoris causa, conquistata grazie alla sua abilità nel “blastare” gli antivaccinisti online. Più feroce di una Luciana Littizzetto sotto anfetamine, Burioni è fermo sostenitore che la scienza non sia una democrazia, che i vaccini non siano un’opinione e che la mamma degli scemi non abbia mai il ciclo. Ma a differenza di molti impediti che girano sulla rete, lui è un virologo, accademico e autore di numerosi saggi contro la disinformazione in materia di vaccini.

A parte l’evidente disagio dei poveretti che provano quotidianamente a esporre le loro “opinioni” in medicina, sempre più approfondite delle loro conoscenze in ortografia e grammatica, viene da chiedersi se sia giusto rispondere per le rime a chi crede davvero che con cipolla e zafferano si curino tumori, come se un cancro al fegato abbia la stessa base di un’insalata primavera, anche a costo di sembrare arroganti o presuntosi. Personalmente, propongo una cura sperimentale di sedano e semi di lino per problemi di cervicale mai brevettata prima; basta solo tagliare il sedano, aggiungere un po’ d’olio e sale, qualche altra spezia e voilà, il pinzimonio è servito. “Cotto e mangiato”.

Ma non dimentichiamoci che l’Olimpo dei geni non è solo relegato al “genio” italiano. Ed è proprio per questo che vorrei ufficializzare un nuovo ingresso: la signorina Katie Bouman, da poco trentenne, colei che è riuscita a fornirci la prima foto di un buco nero. A dire il vero, questo è come ce l’hanno venduta, come per i detersivi “che più bianco non si può”, perché l’immagine che abbiamo visto non è una fotografia in senso letterale: non si può fotografare un buco nero come si fa per postare una foto su Instagram, con cellulare, filtro e frase ad effetto copiata da Internet.

Quella che ci hanno mostrato, in sostanza, è una mappa delle emissioni di onde radio da parte di un disco di gas che sta precipitando dentro l’orizzonte degli eventi di un buco nero. Per disegnarla, però, un colore è necessario assegnarlo e hanno usato la scala dei colori dal rosso al giallo, ma avrebbero potuto usare i toni del verde prato, del viola prugna o blu capelli di Loredana Bertè. È una trasposizione in falsi colori, come fotografare il calore di un caffettiera.

È vero, non è stata scattata con un metodo “tradizionale”, ma non per questo bisogna semplificare o sminuire il valore di quest’immagine.
Se non oggi possiamo ammirare questo importante progresso della scienza è stato solo grazie all’insieme di migliaia di terabyte di dati, messi insieme attraverso la tecnica dell’interferometria a lunghissima base: otto radiotelescopi hanno puntato in quella zona dell’universo, ognuno in un momento diverso (visto che si trovano sparsi in tutta la Terra) e ognuno in condizioni climatiche, di umidità e con strumenti alla base differenti.

Una quantità di fattori pazzesca da gestire tutti insieme, e pensare che io non mi so organizzare nemmeno per un caffè con due amici nel weekend. Combinare tutti i dati in maniera coerente è stato un lavoro enorme e sfiancante, che solo grazie al team di cui Katie faceva parte è stato possibile veder messo in pratica e con un risultato al di là di ogni aspettativa.

Ma non dimentichiamo che, nonostante questo risultato, è stato possibile osservare commenti memorabili come i Jalisse e rilevanti come il Grande Fratello, che ci fanno capire quanto l’umanità non meriti persone del genere. Tra i più quotati, il classico “ma è sfocata” oppure “il mio cell la fa meglio”, senza dimenticare una valanga di insulti sessisti che preferisco non riportare.

Dovremmo solo essere grati che queste persone ci proteggano dall’alto del loro sapere e non ci lascino nella pozza d’ignoranza in cui ci siamo trovati e in cui staremo ancora per (purtroppo) molto tempo, se non facciamo qualcosa. E subito.

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