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“Non esistono gradi e percentuali di celiachia”: lo sfogo di Valentina Leporati foto

A seguito di un cartello affisso su una panetteria, Valentina Leporati spiega in un video come affrontare la disinformazione sull’argomento celiachia

“Mi è giunta voce di un cartello fuori da un panificio che dice ‘Pane e focaccia senza glutine con farina di lenticchie e farina di riso, indicate per intolleranze al lattosio e al glutine o cilachie inferiori al 30%’. Dopo la prima arrabbiatura ho riflettuto su questa cosa e vorrei riportarvi la mia riflessione che potrebbe essere utile a molti perché se siamo messi ancora così, a sentire persone che parlano di gradi e percentuali di celiachia, siamo messi male.

A volte i primi nemici dei celiaci sono i celiaci stessi perché per semplificare dicono di essere molto celiaci e di stare male oppure dicono di essere poco celiaci. Ecco, per quanto per noi sia semplice capire queste affermazioni, perché si parla di sintomi, si parla di quanto si sta male per la contaminazione e per gli effetti che abbiamo, quindi se sono più o meno evidenti, per un ristoratore è fuorviante. Il cartello del panificio di cui parlavo è esattamente la conseguenza di questo messaggio che gli viene dato.

Dobbiamo imparare a essere precisi e seri quando parliamo della nostra condizione, dicendo ‘Io sono celiaco’ e basta, non ci sono gradi e non ci sono percentuali perché se non ho danni sul momento io avrò danni enormi all’interno del mio corpo.
Quindi vi chiedo di prestare attenzione quando siete davanti a un ristoratore che non conoscete, quando prendete una prenotazione al telefono o vi trovate fuori a mangiare.

Io, quando mi trovo a mangiare in un posto che non conosco faccio spesso una domanda-test al ristoratore chiedendo se le patate vengono sbollentate prima di essere messe in forno e se l’acqua era pulita o quella del bollitore. Per un cuoco è talmente automatico sbollentare le patate per accelerare il processo di cottura in forno, che poi non ci pensavano nemmeno più che erano passate da un bollitore contaminato. Questa domanda mi ha salvata molte volte.

Dobbiamo imparare a fidarci del nostro giudizio e delle nostre conoscenze e, se crediamo di non averne abbastanza, dobbiamo studiare tantissimo perché dobbiamo informare nel modo giusto le persone. Dobbiamo imparare a riconoscere i movimenti che ci sono all’interno di un ristorante, a riconoscere le piccole accortezze rivolte a un celiaco, ad esempio, il cestino del pane vicino o lontano.

Dobbiamo imparare a dire se vediamo qualcosa che non va, in maniera sempre gentile e garbata, perché stiamo informando e il celiaco che verrà dopo di noi sarà sicuramente trattato meglio.

Quindi, in sostanza, se ci sono ancora oggi discorsi su gradi e percentuali di celiachia, il lavoro grosso lo dobbiamo fare noi ogni volta che usciamo, spiegando bene e in modo preciso la propria condizione”.

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