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Mentre gli altri sport si organizzano, in Europa il calcio si prepara a ripartire: la situazione attuale

Lo stallo creatosi nel nostro Paese inizia ad essere snervante, per i tifosi ma anche e soprattutto per le società

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Scontro. Così possiamo riassumere l’ultima settimana. Risulterò ormai monotematico, ma le cronache sportive, al di fuori dei rumor di calciomercato, non parlano d’altro.

Gravina spinge, il ministro Spadafora frena. Ecco il leitmotiv (o la soap opera, come preferite) che sta facendo perdere la pazienza agli italiani, già abbastanza esasperati per la crisi sanitaria ed economica portata dal virus.

Questa volta non vi parlerò della mia posizione in merito alla ripartenza e non analizzerò nemmeno lo stato fisico-psicologico dei giocatori, che comunque non credo sia ottimale dopo due mesi di lockdown.

La nostra chiacchierata odierna si baserà sul confronto tra l’imbarazzante situazione di stallo del calcio italiano equiparata a quella europea, dove i vari governi, in accordo con le federazioni, stanno prendendo importanti decisioni.

Negli ultimi giorni c’è stata finalmente un’apertura da parte del governo, con anche il ministro dello sport Vincenzo Spadafora che ha dichiarato che si potrà probabilmente ripartire quando la Figc accetterà il protocollo proposto dal comitato tecnico scientifico.

Tutto continua a dipendere però dall’andamento dei contagi. C’è da aggiungere anche che le regole proposte sembrano essere molto stringenti.

Tutto questo sta accadendo mentre alcuni giocatori si stanno allenando ed altri espatriati stanno tornando alla base per svolgere la preparazione atletica con i rispettivi club. L’unica certezza che costoro hanno è però quella di non sapere ciò che il governo ha in mente per loro.

Una situazione purtroppo vissuta da diverse categorie e filiere produttive, che stanno chiedendo da settimane al premier Conte maggiore chiarezza e soprattutto di poter ripartire per non dover chiudere definitivamente.

Su questo fronte a livello nazionale sembra esserci stata un’apertura. Dal 18 maggio infatti sembra che le regioni potranno decidere se riaprire o meno le attività rimaste bloccate, questo però solo se lo consentirà la situazione sanitaria.

Nello sport più seguito al mondo però non può essere così. Come avrete intuito (e magari già saprete) per provare a designare un nuovo calendario è prima necessario trovare un accordo con appunto il comunicato tecnico scientifico.

L’ipotesi di mettere in quarantena una squadra per 15 giorni nel caso venisse trovato un positivo spaventa però la federcalcio, ostica anche all’idea di limitare i contatti dei giocatori con l’esterno. Anche i giocatori sono uomini, per questo impedirgli di vedere i loro affetti più cari per azzerare il rischio di contagio sembra un’ipotesi davvero troppo invasiva.

Quando sapremo finalmente qualcosa? Quando verranno prese delle decisioni? Se lo chiedono i tifosi e la stessa domanda si pongono i club. Questo interrogativo assilla soprattutto i magazzinieri, i giardinieri e le persone che lavoravano in qualche società calcistica percependo però uno stipendio modesto.

È infatti soprattutto per loro che bisognerebbe ricominciare a giocatore, a meno che non gli venga garantito un sussidio fino alla ripresa del calcio giocato.

La domanda adesso è: perché per praticamente tutti gli altri sport sono già state prese delle decisioni? Federica Pellegrini è ad esempio tornata ad allenarsi, mentre la federazioni di pallanuoto ha deciso di chiudere la stagione in corso dando a tutti i tifosi appuntamento per il 2020.

La stagione ciclistica è invece stata delineata dagli organi competenti, mentre anche la Fip (federazione italiana pallacanestro) ha deciso di non assegnare lo scudetto, bloccando promozioni e retrocessioni.

Questo è il quadro sportivo italiano e se volete sapere quale sia quello europeo non dovete fare altro che proseguire con la lettura.

Calcio, in Europa decise le prime ripartenze, mentre anche altri sport si riorganizzano: Serie A, batti un colpo?

La Bundesliga da questo weekend riparte. Sembra incredibile, ma è così. La lega tedesca sarà la prima ad aprire i battenti dopo il lockdown imposto dalla pandemia.

Lewandowski, Haaland e Havertz torneranno quindi ad essere i protagonisti del weekend in Germania, dove la chiusura totale sembra ormai essere solo un lontano ricordo.

Sulla stessa linea di pensiero anche il Portogallo, con la federcalcio che ha comunicato che dal 4 giugno Benfica e Porto potranno tornare a contendersi il titolo.

Anche Turchia e Finlandia si sono dimostrate di quest’avviso, annunciando la ripresa dei massimi campionati (12 giugno la Superlig turca, 1 luglio il campionato finlandese).

In Francia invece le società “danneggiate” dalla decisione di sospendere la Ligue 1 stanno esortando la federazione e le autorità competenti a ripensarci, ma per ora Macron ed il suo esecutivo restano inamovibili.

I più attenti si saranno accorti che mancano all’appello Liga e Premier League. In Spagna ed Inghilterra la situazione sanitaria sta lentamente tornando alla normalità, ma quella calcistica è tuttora un rebus. La prudenza non è mai troppa, quindi soprattutto oltremanica molti giocatori si sono espressi contro la ripresa del campionato.

Calcio, in Europa decise le prime ripartenze, mentre anche altri sport si riorganizzano: Serie A, batti un colpo?

Discorso diverso per la Spagna, dove il presidente della federcalcio Tebas ha già annunciato che c’è la volontà di riprendere a giocare dal 12 giugno.

Servono quindi chiarezza e linee guida, soprattutto nel rispetto della sicurezza dei giocatori e degli staff tecnici. Il primo fattore manca dalle parole del ministro Spadafora, mentre il secondo è presente ma in maniera forse davvero troppo stringente.

La speranza è che la telenovela non duri all’infinito e che, entro la prossima settimana, vengano prese delle decisioni. Tutti si aspettano delle scelte, non importa se dolorose o gradite.

Voi che ne pensate? Preferireste adottare la linea francese o quella tedesca? Esprimetevi nei commenti!

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