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Malattie killer “nascoste” dal Covid: non abbassiamo la guardia da HIV e tubercolosi

L'attenzione sul Coronavirus rischia di sottovalutare altre problematiche sanitarie che possono sfociare in pandemie

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Da molti mesi il nostro pianeta si trova sotto l’attacco di un nemico invisibile che sta continuamente mietendo vittime senza, apparentemente, nessuna possibilità di arrestarsi. Sono diverse le nazioni che versano in situazioni critiche, con una posizione che oscilla tra il collasso delle strutture ospedaliere e lo stallo totale dell’economia. Nonostante la situazione desolante nella quale numerosi Stati si trovano, una cosa sembra non spaventarci più, ovvero le malattie che appaiono debellate o, in ogni caso, curabili.

Durante la seconda ondata di coronavirus che stiamo vivendo, i numeri a riguardo stanno schizzando alle stelle, raggiungendo picchi concernenti aspetti negativi, in ogni parametro. Numero di contagiati, numero di decessi, numero di tamponi effettuati, numero di nuovi ospedalizzati, numero di persone in terapia intensiva, numero di individui in isolamento domiciliare. La “statistica” che maggiormente impressiona, però, è che, nonostante la preparazione degli ospedali verso la nuova ondata, quest’ultimi stanno comunque rischiando di collassare, tanti sono i nuovi pazienti. Le ambulanze continuano imperterrite i loro via vai, formando addirittura code all’interno dei pronto soccorso, tanti sono i positivi che necessitano di cure.

Medici e infermieri hanno ripreso a pieno regime i turni provati e caratterizzati da condizioni di lavoro al limite del sostenibile, che talvolta creano quasi malessere. Anche il tracciamento dei nuovi contagi o delle persone state a contatto con sicuri positivi sta andando in tilt dato il numero delle richieste d’assistenza. Com’è noto, la situazione è sempre più critica. Però, spostandosi più generalmente dall’Italia ai paesi del mondo intero, un sentimento salta fuori: abbiamo più paura di morire di covid che di una qualunque altra malattia, ad esempio la tubercolosi o l’HIV.

Proprio questo terrore verso il covid, che porta la popolazione ad abbassare la guardia nei confronti delle altre malattie, rischia di produrre più vittime del dovuto. Secondo alcuni studi, la catalizzazione di ogni sorta di risorsa impiegata nella lotta al covid scoprirà il fianco, nei paesi più deboli, allo spopolamento di altre malattie infettive. È sempre più difficile tracciare i casi di  nuovi infetti di tubercolosi o HIV perché manca la possibilità. Gli ospedali sono sovraffollati anche nei paesi più poveri. Il rischio, ovviamente, è alto. Però, proprio perché per il covid non è ancora stata trovata una cura funzionante, ne abbiamo più paura, tutti. Più paura di malattie che storicamente hanno decretato la morte di molte persone.

Parallelamente agli Stati che versano in situazioni critiche, troviamo esempi come Cina e Nuova Zelanda. La nuova Zelanda, covid free da quasi un mese, con un solo piccolo focolaio prontamente tracciato e isolato, pare davvero avere concluso questa guerra, senza neanche troppi problemi. Il governo neozelandese ha applicato un lockdown aspro e duro che, tuttavia, ha dato i suoi frutti, grazie anche alle abilità dell’unità di tracciamento. Per quanto riguarda la Cina, invece, non si può parlare di covid free. Nonostante ciò, la popolazione ha ripreso il normale svolgimento della propria vita, anche a discapito della seconda ondata di contagi che non ha avuto lo stesso impatto osservato in paesi europei come Italia, Francia, Germania e Spagna.

Senza dubbio, gli effetti del covid hanno terrorizzato la maggioranza delle persone. Quanto vale la pena, però, non curare malattie infettive già identificate come tubercolosi o HIV che possono, in proiezione, mietere più vittime del solo covid, generando, quindi, una doppia o tripla pandemia?

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